
AC Boilers di Gioia del Colle, il simbolo di uno Stato che rinuncia a governare l’industria

La vertenza dello stabilimento AC Boilers di Gioia del Colle rappresenta una crisi industriale che va ben oltre il singolo caso aziendale. È il simbolo di ciò che accade quando lo Stato rinuncia a governare i processi industriali, lasciando che interi territori – in particolare nel Mezzogiorno – paghino il prezzo più alto di scelte aziendali non accompagnate da una visione pubblica.
AC Boilers è un sito storico, erede dell’esperienza Ansaldo Caldaie, con competenze tecniche di altissimo livello, professionalità specializzate e una lunga tradizione nella produzione di grandi caldaie industriali. La crisi che ha colpito lo stabilimento ha messo a rischio decine di posti di lavoro e ha generato una forte preoccupazione sociale, coinvolgendo famiglie e un intero territorio che vive di industria e lavoro.
Per queste ragioni ho presentato un’interpellanza alla Camera dei Deputati, portando in Aula la voce dei lavoratori e denunciando con forza che non è accettabile assistere passivamente alla chiusura o allo svuotamento di un presidio industriale strategico, senza un progetto di rilancio e senza garanzie occupazionali. Nel mio intervento ho ribadito che la tutela del lavoro deve essere una priorità nazionale e che il Governo non può limitarsi a gestire l’emergenza attraverso ammortizzatori sociali, lasciando però morire l’industria.
In Aula ho indicato una strada chiara: non la chiusura, ma la riconversione industriale. Ho proposto di costruire un progetto che colleghi AC Boilers alle nuove filiere della transizione energetica, coinvolgendo realtà industriali di primo piano come Ansaldo Energia, impegnata anche nello sviluppo di tecnologie legate all’idrogeno green.
Dal confronto diretto con i lavoratori – che ho incontrato successivamente – sono arrivati spunti concreti e idee operative per costruire un percorso di rilancio industriale credibile. Un dialogo franco e costruttivo che ha rafforzato una convinzione precisa: le soluzioni migliori nascono dall’ascolto di chi vive ogni giorno la fabbrica e conosce a fondo il valore delle professionalità presenti nello stabilimento.
È possibile, infatti, costruire un progetto capace di: reimpiegare i lavoratori di AC Boilers, valorizzandone le competenze; sviluppare un nuovo modello di caldaia innovativa, compatibile con i nuovi vettori energetici e con gli obiettivi di decarbonizzazione; inserire lo stabilimento di Gioia del Colle in una filiera industriale moderna, legata alla transizione ecologica e all’industria dell’energia pulita.
La transizione ecologica non è il problema. Il problema è un Governo che non governa la transizione e che, mentre parla di sostenibilità, chiude un occhio di fronte a chi delocalizza, smantella e abbandona soprattutto le aziende del Sud, scaricando sui territori e sui lavoratori i costi sociali delle proprie scelte.
Non è la transizione a far chiudere le aziende. Sono le scelte politiche che permettono di: incassare incentivi pubblici; svuotare siti produttivi; lasciare lavoratori e territori senza prospettive. Uno Stato serio non accompagna le imprese alla chiusura, ma indirizza la riconversione produttiva, vincola gli aiuti pubblici a investimenti, occupazione e permanenza industriale, utilizza la transizione come leva per rafforzare l’industria, non per indebolirla.
Il Mezzogiorno non può continuare a essere l’area sacrificabile del Paese. Difendere AC Boilers significa difendere il diritto del Sud a restare industriale, competitivo e protagonista della transizione energetica.
In questa direzione, ho confermato che il 24 febbraio sarò al fianco dei lavoratori presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per sostenere la vertenza e ribadire che non accetteremo soluzioni che non garantiscano lavoro, continuità produttiva e una reale prospettiva industriale.
La vertenza AC Boilers non è una battaglia contro il futuro, ma una battaglia per governarlo. È la dimostrazione che transizione ecologica, lavoro e industria possono e devono stare insieme, se lo Stato sceglie di fare fino in fondo il proprio dovere.






