
Macron rilancia il debito comune Ue: «Servono 1.200 miliardi l’anno per difesa, AI e transizione verde»

Capitolo 1, investimenti: l’Europa deve mettere sul piatto 1.200 miliardi di euro all’anno per non restare indietro tecnologicamente rispetto a Usa e Cina. Capitolo 2, debito comune: si dia via libera agli Eurobond per finanziare difesa, intelligenza artificiale e transizione verde. Capitolo 3 e 4, ovvero le relazioni con Russia e Stati Uniti: serve un «approccio europeo» e bisogna sapere che le minacce Oltreoceano non sono finite con la questione Groenlandia, perciò l’Ue deve «svegliarsi». È un Macron a tutto campo quello che ha rilasciato una intervista a Le Monde e ad altri 6 giornali europei fra i quali l’italiano Sole 24 Ore. Il presidente francese presenta la «dottrina economica europea» che intende proporre nelle scadenze delle prossime settimane e mesi, in particolare ad Anversa al vertice sull’industria europea e al prevertice con riunione dei capi di Stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, che si terrà giovedì a Bruxelles.
Oggi, dice Macron, abbiamo tre battaglie da affrontare: nella sicurezza e nella difesa; nelle tecnologie della transizione ecologica; nell’intelligenza artificiale: «In tutti questi campi investiamo molto meno rispetto a Cina e Stati Uniti. Se l’Unione europea non fa nulla nei prossimi 3-5 anni, sarà spazzata via da questi settori. E quest’investimento, se vogliamo che preservi il mercato interno, che non lo frammenti ancora un po’ di più, non dobbiamo rigettarlo sulle nazioni. Deve essere un investimento congiunto». Il presidente francese ricorda che Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Ma «se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi di euro all’anno».
L’uscita di Macron non è casuale, né in quanto a tempistica né in quanto a riferimenti al piano Draghi. L’inquilino dell’Eliseo sta attraversando un periodo di forti difficoltà in patria, con il susseguirsi di governi precari, una legge di bilancio approvata dopo molte tensioni solo all’inizio di questo mese e che non è all’altezza di un debito pubblico schizzato alla quota record del 117% del Pil, e ora con le dimissioni a sorpresa (18 mesi prima della scadenza naturale) del governatore della Banca di Francia (una mossa che in molti leggono come un favore fatto prima delle presidenziali all’Eliseo, che ora potrà nominare il prossimo governatore); per non parlare dello smacco subìto sul progetto franco-tedesco di caccia di sesta generazione, snobbato dal cancelliere tedesco Merz, e del fastidio con cui deve aver assistito al consolidarsi di un asse Germania-Italia che di fatto lo ha lasciato fuori dai giochi.
Di fronte a tutto ciò, Macron lavora per ritagliarsi un ruolo più proiettato sulla dimensione comunitaria e come leader in grado di dar seguito all’ambizioso programma Draghi. Programma, per quel che riguarda la tempistica a cui si faceva riferimento, che verrà riportato in primo piano in una serie di incontri che si terranno tra giovedì e venerdì (dopo una serie di giri di tavolo a porte chiuse già domani) tra Bruxelles e Strasburgo e a cui parteciperanno capi di Stato e di governo, lo stesso Mario Draghi ed Enrico Letta: al centro del confronto, il tema di come rilanciare la competitività dell’Europa. Dice Macron in queste interviste rilasciate alla vigilia di questo appuntamento: «Rispetto al momento in cui sono stati pubblicati i rapporti scritti da Mario Draghi ed Enrico Letta, la Cina ha accelerato enormemente. Oggi ha un attivo con il resto del mondo di 1.000 miliardi di euro. L’Europa deve decidere se diventare una potenza. Se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti, saremmo spazzati via». Aggiunge il presidente francese che «l’Europa è nei fatti il fattore di aggiustamento del resto del mondo. La domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico».
Circa il suo progetto di «debito comune europeo» da 1.200 miliardi all’anno per finanziare le nuove sfide economiche mondiali, il presidente francese spiega che bisognerebbe «mobilitare il risparmio privato, accelerare i programmi di cartolarizzazione europea, e creare l’unione dei mercati di capitale». Inoltre, alla luce delle costrizioni di cui sono oggetto i bilanci nazionali, «è il momento giusto, come abbiamo fatto per gli aiuti all’Ucraina lo scorso dicembre, per avviare una capacità comune di indebitamento per queste spese future»: «Non si tratta assolutamente di mutualizzare il debito passato - sottolinea il presidente francese - ma di avere la capacità di andare molto più veloci e più forti. Peraltro, i mercati mondiali richiedono attivi sicuri e liquidi e chiedono un debito europeo. Non siamo in grado di darglielo perché non ce n’è, non ce n’è abbastanza. Siamo quindi davanti a un’opportunità senza precedenti».
Non mancano poi, nelle parole di Macron, dei messaggi a uso e consumo del cancelliere tedesco Merz. Il progetto di aereo da combattimento franco-tedesco, che in questi giorni secondo le indiscrezioni sembra destinato a tramontare, «è un buon progetto, e non ho nessuna comunicazione tedesca sul fatto che non si tratti di un buon progetto». Aggiunge: «Quanto agli industriali che cercano di rinunciare alle sinergie, è una cosa, ma non sta a noi difenderla. Ne riparleremo con il cancelliere Friedrich Merz. Da parte mia, ritengo che le cose debbano procedere. E allo stesso modo sul carro armato da combattimento. Se per caso il partner tedesco rimettesse in discussione l’aereo comune saremmo costretti a rimettere in discussione anche il carro armato».





