
Dove li butto i piccoli rifiuti elettronici? Legambiente risponde con Missione Raee: zero scuse
Smartphone, mouse, cavetti, rasoi elettrici, chiavette Usb, telecomandi, cuffie, minipimer, piastre elettriche, tostapane, phon… sono tutti esempi di piccoli Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche che da ormai dieci anni dieci anni sono protagonisti della normativa “1 contro 0”: quella che impone ai punti vendita di elettronica con superficie superiore ai 400 mq il ritiro gratuito dei piccoli Raee senza obbligo di acquisto. A che punto è la sua concreta applicazione? Legambiente l’ha verificato sul territorio nazionale con la ricerca “Missione Raee: zero scuse”, sostenuta dal consorzio Erion Weee.
Tra ottobre e novembre 2025, volontarie e volontari di Legambiente hanno visitato in incognito, nel ruolo di cliente misterioso, 141 punti vendita appartenenti a 14 diverse catene della grande distribuzione elettronica e distribuiti in 8 regioni italiane (Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana e Valle D’Aosta). Nel corso del monitoraggio, è stato possibile conferire senza difficoltà il proprio piccolo Raee nell’86% dei negozi visitati, mentre nel restante 14% (20 punti vendita su 141) il conferimento non è stato consentito.
«Con questa indagine – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo riportare in primo piano il tema del conferimento dei piccoli rifiuti elettronici sotto i 25 centimetri e la pratica dell’1 contro 0. Nelle nostre case abbiamo spesso piccoli Raee di cui disfarci e su cui esiste un servizio di raccolta previsto dalla legge. I dati ricavati con il nostro cliente misterioso se da una parte ci portano notizie incoraggianti, dall’altra ci indicano anche dove bisogna intervenire perché spesso i punti vendita non sono informati».
Nonostante l'obbligo normativo, infatti, in 20 casi non è stato possibile conferire il piccolo RAEE: tra questi, 11 punti vendita hanno dichiarato di svolgere unicamente il servizio “1 contro 1”, che prevede il ritiro del rifiuto solo a fronte dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente; in altri 7 esercizi è stata dichiarata la disponibilità alla raccolta delle sole lampadine, mentre in 2 casi i punti vendita hanno riferito di non essere abilitati al servizio. Complessivamente, la ricerca evidenzia che in circa il 16% dei casi (22 punti vendita su 141) il personale incaricato non era a conoscenza del servizio “1 contro 0”.
«Per questo – conclude Ciafani – è fondamentale promuovere a livello nazionale e territoriale più campagne di informazione e sensibilizzazione per informare i commercianti, chi lavora con loro, e i cittadini di ogni età. Non dimentichiamo che i Raee, se non correttamente conferiti, possono avere impatti ambientali pericolosi soprattutto per l'effetto delle sostanze nocive sull’ambiente e sulla salute. Dall’altro lato conferirli correttamente significa anche permettere di riciclare materie prime fondamentali, tra cui spiccano le materie prime critiche che sono sempre più al centro di tensioni geopolitiche».
La transizione si basa infatti su tecnologie come batterie, turbine eoliche e pannelli solari, che richiedono tutte materie prime critiche come il litio, il nichel, il cobalto, il rame e gli elementi delle terre rare. La maggior parte di questi materiali è attualmente concentrata in uno o in un ristretto gruppo di paesi non-Ue come la Cina, la Turchia e il Cile: per ovviare a questa vulnerabilità, l’Ue ha adottato nel 2024 il regolamento sulle materie prime critiche, allo scopo di assicurare un approvvigionamento sicuro e a lungo termine di 26 minerali identificati come critici per la transizione energetica (all’interno di un più ampio spettro di 34 materie prime critiche per l’intera economia).
Il regolamento sulle materie prime critiche prevede inoltre che almeno il 25% del consumo di materie prime strategiche dell’Ue provenga da fonti riciclate entro il 2030, nonostante il Governo italiano abbia dato ben poco rilievo a quest’aspetto recependo il Critical raw material act dell’Ue. Eppure basti osservare che il 31% del Pil italiano, pari a 675 miliardi di euro, dipende già oggi da tecnologie, componenti e processi produttivi che incorporano materie prime critiche, e che basterebbero investimenti da 2,6 mld di euro per coprire il 66% del fabbisogno nazionale attraverso il riciclo.
Per quanto riguarda infine le modalità di conferimento dei piccoli Raee, dai riscontri raccolti emerge che nel 59,2% dei casi il piccolo Raee è stato conferito in un cassone o contenitore dedicato e visibile, mentre nel 38,3% dei casi il rifiuto è stato ritirato direttamente alla cassa da un addetto del punto vendita. Nel restante 2,5% dei casi, pur essendo presente un contenitore per la raccolta, questo non risultava ben visibile. Nel dettaglio, dei 71 contenitori individuati, 41 sono stati segnalati come ben visibili, 17 collocati in prossimità delle casse e 13 posizionati all’ingresso o all’uscita del negozio. Inoltre, solo in 2 punti vendita erano presenti informazioni chiare sul servizio “1 contro 0” e sulle tipologie di Raee conferibili, mentre in altri casi erano disponibili contenitori distinti per specifiche categorie di rifiuti (Raee e batterie).





