Skip to main content

«L’influenza corruttrice dei grandi capitali» dietro la battaglia di Trump alle rinnovabili: l’analisi di Krugman

Il premio Nobel per l’Economia evidenzia che l’energia verde è più favorevole che mai e che «la transizione ci rende più ricchi, non più poveri»: ma gli interessi delle lobby petrolifere ancora pesano e renderanno gli Usa «arretrati, più poveri, più malati e irrilevanti»
 |  Green economy

Donald Trump ha dichiarato guerra a qualsiasi tentativo di limitare il cambiamento climatico, spingendosi a revocare il testo cardine di tutte le politiche ambientali americane degli ultimi 15 anni. L’amministrazione sta anche imponendo una serie di blocchi ai progetti eolici e solari, ritardando o addirittura revocando le autorizzazioni, indipendentemente dal fatto che tali progetti abbiano ricevuto o meno sovvenzioni federali, il più delle volte però andando a sbattere contro il pronunciamento dei tribunali. «Ora - come sottolinea il premio Nobel Paul Krugman nel suo ultimo intervento su Substack - non esiste una vera e propria controversia scientifica sulla realtà del riscaldamento globale e sulle sue cause. Non esiste nemmeno una seria controversia sui costi della lotta al cambiamento climatico: l’economia dell’energia verde è più favorevole che mai». Ma allora cosa sta succedendo in Americana?

Krugman, che già qualche mese fa aveva pubblicato una interessante quanto simpatica analisi «psicologica» delle «menti fossilizzate» sulle fonti fossili di energia, evidenzia un aspetto che appare ormai evidente: «L’amministrazione Trump odia la scienza e le politiche basate sulla scienza in generale; basti pensare alla sua guerra ai vaccini, che finirà per causare un numero enorme di morti. Il suo attacco alle università minaccia i migliori centri di ricerca scientifica del mondo. Il suo trattamento irrazionale degli immigrati fa sì che i migliori e i più brillanti di tutto il mondo non vogliano più venire qui. Ma nel caso dell’energia, la sua politica distruttiva riflette in gran parte l’influenza corruttrice dei grandi capitali». La crociata trumpiana contro l’energia eolica e solare, spiega il premio Nobel per l’economia, non è mossa da razionalità economica, ma da una visione ideologica legata agli interessi delle lobby del petrolio e del gas.

L’analisi di Krugman sottolinea che frenare la transizione energetica non è solo un danno ambientale, ma un errore economico. «L’energia solare ed eolica sono diventate competitive in termini di costi rispetto ai combustibili fossili: in particolare, sono chiaramente più economiche del carbone. Gli enormi progressi compiuti nel campo delle batterie hanno rapidamente ridotto il problema dell'intermittenza (il sole non splende sempre, il vento non soffia sempre). Ora esiste un percorso chiaro per la transizione verso un’economia “elettro-tecnologica” in cui l’elettricità generata da fonti rinnovabili riscalda le nostre case, alimenta le nostre auto e molto altro ancora». L’evidenza è che «questa transizione ci renderebbe più ricchi, non più poveri». Krugman è critico con l’idea che si possano creare nuovi posti di lavoro spingendo sul settore dei combustibili fossili, carbone compreso: «L’amministrazione Trump ha persino introdotto una mascotte, “Coalie”, nel tentativo di rendere carino un combustibile estremamente inquinante. Ma il carbone non è carino. Anche se ignoriamo il ruolo del carbone nel cambiamento climatico, le centrali elettriche a carbone hanno causato centinaia di migliaia di morti in eccesso negli Stati Uniti tra il 1999 e il 2020». Ma la sua critica riguarda anche questioni di carattere prettamente economico, perché il mercato si sta già da tempo muovendo verso le rinnovabili, che sono diventate più convenienti, e ostacolare questo processo creerà solo inefficienza, maggiori costi e un arretramento nella competitività globale.

La domanda è: «Cosa spiega questo straordinario rifiuto del progresso e l’adesione all’ignoranza in materia di energia?». La risposta che Krugman dà è che «il denaro potrebbe non essere l’unica spiegazione, ma è sicuramente una parte importante della vicenda». Una risposta ambivalente (legata al tradizionale legame tra destra, combustibili fossili e ricchezza), così come lo è la conclusione di questo intervento di Krugman: «L’America non è il mondo. Infatti, a questo punto siamo responsabili solo di una piccola parte delle emissioni globali di gas serra. Quindi la dura svolta dell’America contro le energie rinnovabili e l’azione per il clima non sarà decisiva per il futuro del clima fintanto che gli altri paesi continueranno ad andare avanti con l'energia verde, cosa che stanno facendo. Per la maggior parte, tutto ciò che Maga farà sarà contribuire a rendere gli Stati Uniti arretrati, più poveri, più malati e irrilevanti».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.