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Quale rotta per Eni, Enel e Terna? Per dare un futuro all'industria italiana servono nomine all'altezza

Emerge con chiarezza l’esigenza di accompagnarle con un mandato politico esplicito e coerente con gli obiettivi di transizione ecologica e digitale
 |  Green economy

Il futuro del nostro Paese dipende anche dalle scelte che verranno compiute dai grandi soggetti economici, in particolare dalle grandi imprese partecipate o detenute dallo Stato. Queste aziende svolgono un ruolo chiave in vari settori economici, tra cui l’energia e la digitalizzazione, e le decisioni che prenderanno nei prossimi anni saranno decisive per accelerare o rallentare la transizione in questi ambiti strategici.

Nei prossimi mesi il governo sarà chiamato a nominare i vertici di molte di queste imprese. Basti pensare a Eni, Enel e Terna: soggetti da cui dipende in larga misura la capacità dell’Italia di avanzare verso la transizione energetica, ma anche di rafforzare la propria sicurezza e autonomia strategica.

In altri Paesi europei, al momento della nomina degli amministratori, il governo esplicita il mandato loro affidato, indicando con chiarezza gli obiettivi generali della politica industriale ed energetica: dall’uscita progressiva dai combustibili fossili alla decarbonizzazione, fino alla trasformazione del sistema produttivo attraverso l’elettrificazione. Nel nostro Paese, invece, il Ministero dell'Economia e delle Finanze o la Presidenza del Consiglio, al momento della selezione, si limitano a una lettera che richiama il rispetto delle regole contabili e delle norme etiche di buona gestione. Nulla viene detto in modo esplicito sulla direzione strategica da seguire.

È vero che all’interno dei consigli di amministrazione il socio pubblico può far valere i propri orientamenti. Ma l’assenza di un mandato politico trasparente rende difficile per l’opinione pubblica comprendere la rotta di aziende che non solo hanno dimensioni rilevanti in termini di fatturato e occupazione, ma esercitano un’influenza decisiva sull’intero mercato, dai fornitori ai consumatori, dalle imprese alle famiglie.

Il tema è stato al centro di un incontro alla Camera dei Deputati, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e da Ecco, think tank impegnato sui temi del cambiamento climatico e della transizione energetica. Nel confronto, che ha coinvolto rappresentanti di varie istituzioni, dall’Ufficio parlamentare di bilancio al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e manager di grandi imprese, è emersa con chiarezza l’esigenza di accompagnare le nomine con un mandato politico esplicito e coerente con gli obiettivi di transizione ecologica e digitale. Gli strumenti per farlo esistono nel rispetto dei mercati, visto che molte di queste società sono quotate e quindi devono rispondere a una platea di azionisti, spesso internazionali. Non si tratta di imporre obiettivi irrealistici o di mettere a rischio la stabilità delle imprese, ma di fornire un segnale culturale e politico forte sulla direzione di marcia del Paese.

Anche il Parlamento è chiamato a esercitare un ruolo di indirizzo e controllo in questo ambito. Nei prossimi mesi, in vista delle nomine, sarebbe auspicabile un dibattito pubblico ampio e informato su questo tema, capace di assicurare maggiore trasparenza e un impegno chiaro dei futuri vertici a realizzare gli obiettivi di transizione ecologica e digitale. Non si tratta di un tema tecnico per addetti ai lavori, ma fortemente politico: anche da queste scelte dipende, in misura significativa, il futuro dell’Italia.

Enrico Giovannini

Enrico giovannini è professore ordinario di Statistica economica e Sviluppo sostenibile all’Università di Roma “Tor Vergata”. È stato ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del Governo Draghi (febbraio 2021 - ottobre 2022) e del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Letta (aprile 2013 - febbraio 2014). È co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), una rete di oltre 300 soggetti della società civile creata per attuare in Italia l’Agenda 2030 dell’Onu. È stato a capo della direzione statistica e Chief statistician dell’Ocse (2001 - 2009) e presidente dell’Istat (2009 - 2013). Nell’ottobre del 2014 è stato nominato “Cavaliere di Gran croce al Merito della Repubblica” e nel gennaio del 2023 ha ricevuto il dottorato di ricerca ad honorem in “Sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici”. È autore di oltre 130 articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali e di sei libri su temi statistici ed economici.