
Il riciclo della plastica è in crisi, L’Abbate chiede interventi urgenti al Governo Meloni

Misure urgenti per arginare la crisi del comparto del riciclo della plastica e scongiurare ulteriori criticità nella raccolta di questa frazione dei rifiuti. È quanto chiede al Governo l’onorevole Patty L’Abbate con un’interrogazione a risposta scritta rivolta al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
Negli ultimi mesi sono emerse difficoltà significative nella filiera del riciclo, con effetti concreti soprattutto nel Sud e in Puglia, dove in diversi comuni il conferimento della plastica rischia di bloccarsi. Il rallentamento del ritiro da parte degli impianti di selezione e stoccaggio, legato al mancato assorbimento dei materiali da parte dei consorzi, ha portato alcuni operatori a sospendere temporaneamente i conferimenti per evitare il sovraccarico dei depositi. Una situazione che genera disagi per famiglie, imprese e amministrazioni locali e che potrebbe ripresentarsi in qualsiasi momento.
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la gestione operativa dei rifiuti, ma si inserisce in un quadro più ampio di criticità economiche e di mercato. Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, la filiera italiana del riciclo della plastica sta subendo una crescente pressione competitiva dovuta all’ingresso di plastica riciclata proveniente dall’estero, venduta a prezzi significativamente inferiori rispetto a quella prodotta sul territorio nazionale.
I dati aiutano a comprendere la portata del fenomeno. A livello globale, solo il 9% della plastica viene effettivamente riciclato, mentre oltre la metà finisce in discarica. Nell’Unione Europea il tasso di riciclo degli imballaggi in plastica si attesta intorno al 42%, con un obiettivo fissato al 55% entro il 2030. L’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi, con una quota che sfiora il 49% e circa 1,5 milioni di tonnellate di plastica riciclate ogni anno, a fronte di oltre 1,7 milioni di tonnellate raccolte. Nonostante questi risultati, il sistema appare oggi sotto stress.
La materia prima seconda importata può infatti arrivare sul mercato a costi anche dimezzati rispetto a quella nazionale. Questo squilibrio spinge molte imprese manifatturiere a privilegiare l’acquisto di materiali più economici, penalizzando gli operatori italiani che devono sostenere costi energetici elevati e rispettare standard ambientali più rigorosi. Ne deriva una distorsione competitiva che rischia di compromettere la sostenibilità economica dell’intero comparto.
Secondo l’onorevole L’Abbate, docente di economia circolare, la situazione potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo sul piano industriale e occupazionale, ma anche sul raggiungimento degli obiettivi ambientali. Il riciclo della plastica, infatti, consente di ridurre fino al 70% le emissioni di CO₂ rispetto alla produzione di plastica vergine, rappresentando un pilastro fondamentale della transizione ecologica.
Per questo motivo, nell’interrogazione si chiede al Governo di intervenire con urgenza. In particolare, la deputata sollecita iniziative, anche in sede europea, per rafforzare i sistemi di controllo, tracciabilità e verifica degli standard ambientali dei materiali plastici riciclati provenienti da Paesi terzi. Allo stesso tempo, propone l’introduzione di strumenti di sostegno e incentivazione per favorire l’utilizzo di plastica riciclata proveniente da filiere nazionali, rafforzando così il mercato interno delle materie prime seconde.
Intervenire oggi, sottolinea L’Abbate, significa evitare un effetto domino capace di mettere in crisi l’intera filiera dell’economia circolare. La plastica rappresenta infatti una frazione strategica e il suo blocco rischia di influenzare negativamente anche le altre componenti della raccolta differenziata. Senza misure tempestive, il rischio è quello di compromettere non solo un settore industriale chiave, ma anche la capacità del Paese di rispettare gli impegni ambientali europei.





