
Al via il Consiglio europeo su Iran e competitività, nuovi stop alla richiesta italiana di sospendere l’Ets

Si svolge oggi e domani una delle più importanti riunioni del Consiglio europeo degli ultimi tempi. I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles dovranno discutere di quel che sta avvenendo in Medio Oriente e delle relative conseguenze per l’Ue in termini di prezzi dell’energia e di sicurezza energetica. Ma i leader europei dovranno affrontare anche i temi dell’agenda strategica per la competitività dell’Ue, del prossimo quadro finanziario pluriennale, di sicurezza e difesa e di migrazione.
Come ha scritto nei giorni scorsi il presidente António Costa nella lettera d’invito ai membri del Consiglio europeo, «l’escalation militare in Medio Oriente sta generando instabilità a livello mondiale con conseguenze negative che si fanno già sentire in Europa. Insieme siamo chiamati a individuare gli strumenti che dobbiamo mobilitare per garantire una risposta tempestiva, coordinata ed efficace che protegga i nostri cittadini e le nostre imprese, adoperandoci nel contempo per conseguire l’allentamento delle tensioni e la stabilità nella regione».
Per quanto riguarda il tema della competitività e di come aiutare le aziende europee di fronte all’aumento dei costi energetici, è inevitabile che si affronti la questione dello scambio di quote di emissioni, ovvero il cosiddetto Ets (Emissions trading system). La premier italiana Giorgia Meloni ha chiesto già nei giorni scorsi una sospensione di questo meccanismo, provando a tirare dalla sua parte anche la Germania, rinnovando così un asse che si è rivelato fruttuoso per la cancellazione dello stop alla vendita di auto con motori a benzina e diesel dal 2035. Una mossa che non è piaciuta ad altre capitali europee e che è stata comunque stoppata dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Il sistema europeo Ets sarà discusso in questa due giorni e sarà oggetto anche di alcune modifiche, ma l’ipotesi che possa essere accantonato per via del caro energia non è sul tavolo. Lo ha ribadito oggi con un’intervista al Corriere della Sera anche il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen. «L’Ets è uno strumento efficace di politica climatica ed è anche un motore della trasformazione industriale in Europa», ha risposto alla domanda sulla sospensione chiesta dall’Italia. E il perché è presto detto: «Dalla sua introduzione nel 2005, ha contribuito a ridurre il consumo di gas in Europa di 100 miliardi di metri cubi, il che significa anche proteggere i consumatori dalle impennate dei prezzi del gas. L’Ets fornisce certezza negli investimenti a lungo termine alle imprese, anche nel settore energetico. Pur dovendo adattarlo alle nuove realtà e tenere conto delle preoccupazioni espresse da alcuni settori, è molto importante mantenerlo come motore della decarbonizzazione e dell’innovazione. Se vogliamo davvero porre fine alla nostra esposizione ai mercati globali volatili, la decarbonizzazione e una maggiore produzione interna di energia pulita rappresentano la strada migliore».
Parole, quelle del commissario Ue all’Energia, che tra l’altro coincidono per molti versi con le tesi portate avanti da un’organizzazione come la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il cui presidente Edo Ronchi dice con dovizia di particolari: «La sospensione chiesta dall’Italia, visto che è proprio l’Ets che ha contribuito al taglio più consistente, di oltre il 50%, delle emissioni dei grandi impianti industriali europei, spingerebbe verso un aumento delle emissioni di gas serra e, quindi, all’aggravamento della crisi climatica. Il costo di una tonnellata di CO2 col sistema Ets è intorno ai 70 euro; ogni metro cubo di gas bruciato emette circa 2,2 Kg di Co2: il costo della CO2 per metro cubo di gas bruciato, è di circa 15 centesimi. Quando il prezzo del gas è basso, l’incidenza di questa carbon tax – dell’Ets – è significativa, ma, se il prezzo del gas aumenta di molto, come sta accadendo, l’incidenza della carbon tax sul prezzo perde di rilievo».
Sottolinea dunque Edo Ronchi che se il prezzo del gas continua a restare molto alto, la sospensione dell’Ets sarebbe poco efficace per calmierare i prezzi. Ma poi, aggiunge, sarebbe l’unico strumento disponibile per calmierare i prezzi dell’energia? Per niente, è la risposta. «La Direttiva Ets consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25 % dei proventi dell’Ets per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale: possibilità che l’Italia non sta utilizzando visto che ha destinato a queste compensazioni in media il 5.6% dei proventi dal 2020. La Spagna ha introdotto un sistema, rivisto nel 2023, per compensare le imprese energivore per i maggiori prezzi dell’elettricità derivanti dai costi indiretti dell’Ets, con una dotazione di 8,5 miliardi, prevedendo una compensazione fino al 75% dei costi indiretti. La Germania ha adottato misure per una riduzione delle tariffe di trasmissione per circa 6.5 miliardi di euro, una riduzione dell’imposta sull’elettricità per i settori manifatturiero e agricolo e l’eliminazione dalle bollette degli oneri legati allo sviluppo delle energie rinnovabili: misure finanziate dai proventi delle aste Ets, da una tassa sul carbonio nazionale e da risorse pubbliche».
La conclusione del presidente della Fondazione sviluppo sostenibile è netta: «Invece di sospendere l’Ets si potrebbero utilizzare i proventi di questa carbon tax in modo più efficace, riducendo il peso degli oneri presenti nelle bollette elettriche di famiglie e imprese, sostenendo i settori energivori e mantenendo gli impegni climatici».





