
Riciclo, è a Torino il primo impianto in grado di selezionare 6 frazioni di carta e cartone

È stato inaugurato oggi a Collegno il nuovo impianto Risma – Recupero integrato selezione materia, struttura dedicata alla selezione e valorizzazione della carta proveniente dalla raccolta differenziata della Città di Torino e di una parte della Città metropolitana. Realizzato da Amiat Gruppo Iren, l’impianto è il primo in Italia capace di separare e trattare, in un unico processo, sei diverse frazioni di carta e cartone, inclusi i materiali poliaccoppiati per bevande.
La struttura sorge in un edificio preesistente, riconvertito dopo due anni di lavori tecnici e infrastrutturali da impianto per il trattamento della plastica a polo dedicato alla carta e al cartone. Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di 13,5 milioni di euro, di cui 2,55 milioni finanziati nell’ambito del Pnrr.
Risma ha una capacità autorizzata di 66.500 tonnellate all’anno e una portata di trattamento fino a 10 tonnellate all’ora. Attualmente gestisce i flussi di materiali provenienti dalla raccolta differenziata della città di Torino, curata da Amiat, e di una parte della Città metropolitana attraverso i gestori Seta, Cidiu e Acsel, impiegando complessivamente 40 persone tra personale interno e ditte esterne.
«L'avvio di Risma costituisce un ulteriore passo avanti che rafforza il ruolo guida di Iren nell'economia circolare e nella transizione ecologica», ha dichiarato Gianluca Bufo, l’ad di Iren. «Investire in tecnologie all’avanguardia significa trasformare le sfide ambientali in leve strategiche di sviluppo, creando valore aggiunto per i territori e riducendo il consumo di risorse naturali. Impianti come Risma permettono di rendere più efficiente e robusta l’intera filiera del riciclo, incrementando la qualità dei materiali recuperati e garantendo al territorio, così come al Gruppo, infrastrutture adeguate a sostenere nel tempo i comuni obiettivi di sostenibilità».
All’interno dell’impianto vengono selezionate sei diverse frazioni: il soft mix, composto da carta con una percentuale molto ridotta di cartone; la carta bianca da ufficio; i prodotti grafici come giornali e riviste; i contenitori poliaccoppiati per bevande composti da carta, plastica e alluminio; il cartone di qualità kraft; il cartone ondulato. L’obiettivo è trasformare questi materiali in altrettante materie prime seconde conformi agli standard richiesti dal mercato del riciclo.
Il processo parte da una prima separazione meccanica, che divide il materiale in base alle dimensioni distinguendo il cartone di grandi volumi, le frazioni più fini e quelle intermedie. Il cuore tecnologico dell’impianto è però rappresentato da sei selettori ottici di nuova generazione, dotati di sensori a infrarossi e supportati da software di intelligenza artificiale. Questo sistema consente di distinguere materiali visivamente simili ma destinati a filiere di riciclo differenti, migliorando omogeneità e valore di mercato delle frazioni selezionate.
Dopo la selezione, ogni flusso viene sottoposto a controllo qualità attraverso verifiche automatiche e supervisione diretta, per garantire la conformità agli standard richiesti dalle cartiere e dagli impianti di riciclo. Le frazioni conformi vengono quindi pressate, stoccate e avviate a riciclo, dove saranno riutilizzate nella produzione di nuova carta e nuovo cartone. Il layout dell’impianto è stato inoltre progettato per adattarsi sia alla variabilità dei rifiuti in ingresso sia alle esigenze della domanda finale.
Sulla funzione territoriale dell’impianto insiste anche Paola Bragantini, presidente di Amiat Gruppo Iren: «Con questa struttura rendiamo ancora più solido il presidio di Amiat sulle diverse fasi di trattamento delle frazioni della raccolta differenziata. Di fronte a un servizio di raccolta differenziata chiamato a rispondere a esigenze sempre più complesse, legate anche all’evoluzione delle abitudini e dei consumi dei cittadini, questo impianto rappresenta una risposta concreta alle necessità del territorio. Grazie a prestazioni di selezione elevate, Risma consente di migliorare la qualità dei materiali recuperati, a beneficio di una comunità sempre più sostenibile».






