
Plastica riciclata in crisi, le industrie italiane hanno perso l’87% degli utili dal 2021

La crisi del riciclo delle materie plastiche arriva oggi al Parlamento europeo con il caso italiano in prima fila. A portarlo a Bruxelles è Assorimap, l’Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, intervenuta all’evento “Sovranità industriale europea: crisi e opportunità nel riciclo delle materie plastiche - Il caso italiano”, organizzato in collaborazione con Plastics Recyclers Europe.
Sul tavolo ci sono numeri che mostrano la gravità della situazione: 460mila tonnellate di capacità di riciclo perse nel solo 2025 e un’industria nazionale che dal 2021 ha visto crollare gli utili dell’87%. Dati che Assorimap porta in sede europea per trasformare una crisi industriale in richieste politiche precise, dopo che già lo scorso novembre il settore aveva lanciato l’allarme, rincarato poi all’inizio di quest’anno.
«L'Italia è l'esempio più concreto di quello che sta succedendo al riciclo della plastica in tutta Europa. Confidiamo che la Ue riesca a trovare le soluzioni che aspettiamo da tempo», dichiara Walter Regis, presidente di Assorimap, a margine dell’iniziativa ospitata dall’eurodeputata Elena Donazzan.
Per l’associazione, quella in corso non è una fase negativa di carattere temporaneo, ma il risultato di problemi strutturali accumulati negli anni. «La presenza al Parlamento europeo è un segnale chiaro: quella del riciclo della plastica non è una crisi congiunturale, ma il risultato di anni di distorsioni di mercato, concorrenza sleale e mancata armonizzazione normativa a livello Ue», osserva ancora Regis.
Al centro del confronto c’è il Circular economy act, considerato da Assorimap il passaggio decisivo per dare una risposta industriale e regolatoria alla crisi. Il nodo, secondo l’associazione, è che l’Europa dichiara di voler costruire un’economia circolare della plastica, ma l’attuazione concreta delle regole resta debole e i controlli insufficienti, mentre le imprese europee devono sostenere costi di conformità che non gravano sui concorrenti extra-Ue.
A sintetizzare le richieste avanzate a Bruxelles è Paolo Glerean, consigliere delegato per le relazioni con l’Ue di Assorimap: «Mancano codici doganali dedicati per distinguere il riciclato dal vergine e fermare le importazioni sleali, criteri armonizzati per la definizione di fine rifiuto e sistemi Epr coordinati e orientati alla circolarità». E aggiunge: «Servono requisiti premiali per il contenuto di riciclato made in Europe, accesso agli aiuti energetici per tutta la filiera, incentivi fiscali e semplificazione normativa».
Tra le richieste dell’associazione c’è anche l’anticipo al 2027 degli obblighi sul contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi, che il regolamento Ppwr colloca invece al 2030. Un’accelerazione ritenuta necessaria per sostenere il mercato del riciclato e rafforzare la domanda interna europea in una fase di forte difficoltà per i produttori.
«Il Circular economy act – conclude Regis – è l'ultima finestra utile. Se la perdiamo, non stiamo solo perdendo un settore industriale, stiamo smantellando l’unico comparto, quello del riciclo delle plastiche, che può rendere reale la transizione circolare europea».





