
Sahel: l’agroecologia come soluzione sistemica

L’Africa occidentale sta affrontando una crisi sistemica in cui l’instabilità politica si intreccia con emergenze climatiche, disoccupazione e conseguente mancanza di reddito, insicurezza alimentare, migrazioni internazionali -e interne- e continue violazioni dei diritti fondamentali. Secondo il Global Terrorism Index 2026, la regione del Sahel si conferma come l’area più critica nella geografia del terrorismo globale, arrivando a rappresentare oltre la metà delle morti globali legate ad atti terroristici. I Paesi più colpiti si concentrano per la maggior parte nell’Africa subsahariana: tra questi Niger, Mali, Nigeria e Burkina Faso, che ha registrato un aumento del 68% delle vittime legate al terrorismo. Le aree di confine, caratterizzate da un limitato controllo statale e vuoti di governance, risultano le più vulnerabili: il 70% degli attacchi avviene infatti in prossimità dei confini internazionali.
La crisi nel Sahel non è solo politico-militare, ma ha radici strutturali. La popolazione è composta in larga parte da giovani che vivono in una condizione diffusa di “povertà di prospettive”, dovuta alla mancanza di lavoro dignitoso e al limitato accesso alle risorse produttive. In questo contesto, disuguaglianze economiche e lesione dei diritti fondamentali - comprese quelle commesse dalle stesse forze di sicurezza - favoriscono la radicalizzazione e agevolano l’insediamento di gruppi armati che offrendo incentivi economici e protezione, in assenza di uno Stato capace di garantire servizi e reddito, diventano un'alternativa d'appartenenza per chi vive ai margini.
In questo scenario il ruolo delle donne è centrale ma profondamente contraddittorio. Pur rappresentando la maggioranza delle produttrici agricole e costituendo il pilastro della nutrizione familiare e delle economie rurali, restano in larga parte escluse dai processi decisionali, ancora legati a modelli patriarcali. Sono inoltre il gruppo sociale a cui più frequentemente è negato l’accesso alla terra: un’ingiustizia che indebolisce la coesione sociale e compromette qualsiasi percorso di equilibrio territoriale.
Per spezzare la spirale di violenza e instabilità, la coalizione Azione TerrÆ, a cui COSPE aderisce, sostiene la necessità di un cambio di paradigma nella cooperazione internazionale: abbandonare logiche geopolitiche e processi di militarizzazione, per spostare il focus verso uno sviluppo inclusivo e una sovranità alimentare.
Azione TerrÆ individua nell’agroecologia una risposta sistemica: un approccio integrato che applica principi ecologici e sociali per creare sistemi alimentari equi e resilienti. Partendo da quanto le organizzazioni contadine africane affermano da sempre: «l’Africa può nutrire sé stessa». L’obiettivo è creare filiere regionali in grado di produrre e commercializzare fino all’80% del fabbisogno alimentare, valorizzando le risorse locali e diversificando il reddito delle popolazioni rurali.
La coalizione ha individuato alcuni pilastri operativi: promuovere forme di governance comunitaria della terra e dell’acqua, per contrastare il land grabbing; sostenere le Case dei semi comunitarie, a tutela delle varietà locali e della biodiversità; investire nei mercati locali e regionali; riconoscere il ruolo centrale delle donne e offrire ai giovani formazione tecnica e lavoro nell’agroecologia.
Solo restituendo alle popolazioni locali il controllo sulle proprie risorse e sul proprio futuro alimentare si potrà rispondere alla complessità della crisi saheliana e costruire una pace duratura.
a cura di Fulvio Vicenzo, responsabile Ambiente COSPE





