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Per il successo dell'economia circolare europea bisogna creare una situazione vantaggiosa per imprese e persone

Due briefing EEA: ampliare la portata dell’economia circolare e renderla più giusta socialmente
 |  Green economy

Secondo due briefing pubblicati oggi dall'European Environment Agency (EEA) - – uno che esamina gli ostacoli e i fattori abilitanti per la diffusione dei modelli di business circolari e l'altro che analizza come l'Europa dovrebbe garantire una transizione equa verso un'economia circolare –, «Trasformare in realtà le ambizioni europee di un'economia circolare dipenderà dal renderla incentrata sulle persone, in particolare garantendo che le norme dell'Unione europea in vigore contribuiscano al suo successo per imprenditori, titolari di aziende, cittadini e lavoratori».

All’EEA ricordano che «Le aziende e gli imprenditori che fanno dell'economia circolare un elemento chiave delle proprie attività o start-up, con l'obiettivo di ridurre le pressioni ambientali e climatiche, incontrano ostacoli significativi quando cercano di espandersi. A questo si lega la necessità di garantire che i posti di lavoro creati attraverso l'economia circolare siano equi, inclusivi e di buona qualità. Questo sarà importante negli anni a venire, poiché, secondo il Clean Industrial Deal dell'Ue, il solo mercato europeo della rigenerazione ha il potenziale per creare mezzo milione di nuovi posti di lavoro entro il 2030».

Presentando i due documenti informativi, la direttrice esecutiva dell’EEA, Leena Ylä-Mononen, ha detto che «Le persone devono essere al centro delle ambizioni europee in materia di economia circolare. Questa transizione verso la circolarità contribuirà alla nostra prosperità e le imprese emergenti nel settore circolare necessitano di condizioni di parità, mentre i lavoratori devono poter beneficiare di posti di lavoro dignitosi, sviluppo delle competenze e opportunità. L'economia circolare è tanto una questione di equità sociale quanto di politica economica e uno strumento per proteggere il nostro ambiente e il clima».

Far crescere le imprese circolari – espandendosi, diversificando e approfondendo la loro presenza – resta una delle sfide principali. L'adozione e la diffusione su larga scala dei modelli di business circolari in Europa non sono ancora evidenti. Secondo il briefing “Scaling circular business models in Europe”, esistono diversi modi per raggiungere questo obiettivo: «Espandere la propria attività raggiungendo un maggior numero di clienti e aprendo nuovi mercati; Ampliare la crescita contribuendo a cambiare le strutture in cui le imprese operano; Raggiungere una diffusione profonda, favorendo cambiamenti culturali e comportamentali nei cittadini e nei clienti».

Il documento informativo sull'espansione dei modelli di business in Europa si basa su un rapporto dell’European Topic Centre on Circular Economy and Resource Use e sostiene che «Questo tipo di ampliamento su scala più ampia è necessario affinché le ambizioni europee in materia di economia circolare possano essere realizzate e affinché l'Ue possa conseguire gli obiettivi generali in ambito economico, sociale, ambientale e climatico».

L’EEA fa notare che «La maggior parte dei modelli di business circolari continua a concentrarsi prevalentemente sulla gestione dei rifiuti e sullo smaltimento dei prodotti a fine vita. E’ necessario un maggiore supporto per implementare e ampliare anche altri tipi di modelli di business circolari, come quelli che consentono di prolungare la vita utile dei prodotti o quelli che promuovono un maggiore riutilizzo attraverso il noleggio, il leasing o la condivisione su scala più ampia, in grado di generare un impatto maggiore. Analogamente, occorre intraprendere ulteriori azioni per favorire l'emergere di imprese circolari, anche attraverso una migliore regolamentazione e altre politiche che promuovano i modelli di business che adottano la circolarità e offrono condizioni di parità, incentivando l'innovazione tecnologica che riduce i costi, promuovendo finanziamenti e assicurazioni favorevoli alle imprese circolari e incentivando l'innovazione sociale e i progetti dal basso per contribuire a modificare i comportamenti dei consumatori».

L’altro briefing, "Just transition to a circular economy", si basa su tre rapporti dell’European Topic Centre on Circular Economy and Resource Use: “A Just Transition to Circular Economy”; “Operational frameworks and indicators”; “Jobs, skills, and workforce inclusion” e mostra come l'integrazione della giustizia nelle politiche per l'economia circolare possa rafforzare i risultati ambientali e sociali ed evidenzia che «Questo sarà importante in quanto una crescente economia circolare comporterà cambiamenti nel mercato del lavoro europeo».

Dal nuovo rapporto EEA emergono le contraddizioni, disuguaglianze e ingiustizia sociale: «Tra il 2014 e il 2023, il numero di posti di lavoro legati all'economia circolare nell'UE-27 è cresciuto del 10%, raggiungendo circa 4,4 milioni, secondo il rapporto dell'AEA. Sebbene l'economia circolare crei nuovi posti di lavoro, alcuni sono mal pagati o precari, e le posizioni che richiedono maggiori competenze spesso avvantaggiano gruppi già privilegiati, evidenziando la necessità di migliorare la qualità del lavoro, rafforzare lo sviluppo delle competenze e garantire un accesso più inclusivo alle opportunità. Le politiche di economia circolare sono più efficaci quando equità, inclusione e ampia partecipazione sono integrate in tutte le fasi di progettazione e attuazione. Questi elementi rafforzano la coesione sociale, la resilienza economica e la fiducia del pubblico, creando le condizioni per un'implementazione efficace e per la realizzazione di benefici ambientali».

I documenti informativi dell'AEA sull'economia circolare sono i primi due di una serie di rapporti che l'EEA sta producendo quest'anno in vista dell'EU Circular Economy Act della Commissione europea, che punta ad accelerare la transizione verso un'economia più circolare per l'Europa. L'obiettivo è quello di istituire un mercato unico per le materie prime secondarie, aumentare l'offerta di materiali riciclati di alta qualità e stimolare la domanda di tali materiali nell'Ue, contribuendo così a rafforzare la sicurezza economica, la resilienza, la competitività e la decarbonizzazione dell'Ue.

Redazione Greenreport

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