
Raee e batterie, raccolta insufficiente per i nuovi impianti. Assoambiente: «Circular economy act occasione da non perdere»

Nell’ultimo anno è aumentata la raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, che è arrivata a quota 366.891 tonnellate di Raee domestici, con un incremento del 2,4% rispetto al 2024. Ma nonostante questo miglioramento, l’Italia è ancora lontanissima dal tasso di raccolta Raee minimo previsto ormai dal 2019 e pari almeno al 65%, considerato che siamo fermi a un magro 29,64%. Ma al di là delle percentuali, c’è un’altra serie di problemi con cui il nostro Paese deve fare i conti in tale ambito: come denuncia Erion Weee, che è il principale sistema collettivo no-profit in Italia dedicato alla gestione dei Raee, l’Italia raccoglie materie prime critiche (critical raw materials, Crm) ma il valore va altrove. «Attualmente i componenti dei Raee più ricchi di materie prime critiche vengono esportati al di fuori dell’Unione europea o gestiti senza un adeguato riciclo di tali Crm – afferma Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee – Una dinamica che determina una perdita di valore economico e industriale per il nostro Paese e, più in generale, per l’Europa. È quindi urgente incrementare la raccolta dei Raee e sostenere la realizzazione di impianti in grado di estrarre dai Raee anche i materiali presenti in piccolissima quantità».
Un esempio in tal senso arriva dal gruppo Seval e dal nuovo impianto di batterie agli ioni di litio realizzato, che è stato al centro di una visita guidata a cui hanno partecipato diversi europarlamentari interessati alle tematiche ambientali (Benedetta Scuderi del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, Pietro Fiocchi del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, Gaetano Pedullà del Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo - GUE/NGL; all’incontro hanno preso parte anche Luisa Marella Direttore e Fabrice Mathieu Vice Direttore Unità Risorse sostenibili e bioeconomia European Commission Joint Research Centre). La creazione di questa nuova struttura permetterà, una volta a regime, di trattare fino a 15.000 tonnellate all’anno di batterie provenienti da veicoli elettrici, mobilità leggera e sistemi di accumulo industriale, recuperando materie prime critiche come litio, cobalto, nichel, manganese, alluminio e rame e reimmettendole nel ciclo produttivo.
Nel 2025 in Italia sono state immesse sul mercato circa 160.000 tonnellate di batterie di grande taglia, mentre quelle già in circolazione superano le 800.000 tonnellate. Da qui l’urgenza di realizzare impianti capaci di trattare questa massa di batterie in circolazione quando giungeranno a fine vita. «L’impianto, basato su tecnologia brevettata Duesenfeld, utilizza un processo a freddo che permette di non degradare la sostanza di cui è composta, la batteria e allo stesso tempo di non generare composti acidi difficili da abbattere. L’impianto, realizzato secondo i più elevati standard europei di sicurezza e innovazione, rappresenta un tassello fondamentale per lo sviluppo di un’economia circolare delle batterie – afferma Alessandro Danesi, direttore commerciale Seval – Il processo prevede la scarica elettrica completa delle batterie con recupero dell’energia residua, fino al 50% del fabbisogno energetico dell’impianto, seguita dalla rimozione degli elettroliti e dalla separazione dei materiali in condizioni di totale sicurezza».
In Italia esempi virtuosi non mancano, ma bisogna aumentare la raccolta di Raee e di rifiuti di batterie per garantire un flusso stabile di materiali verso gli impianti di trattamento. «Le eccellenze impiantistiche presenti sul territorio italiano, messe in mostra anche attraverso la nostra campagna Impianti Aperti on the Road, dimostrano come l’innovazione e la gestione efficiente dei rifiuti possano contribuire concretamente alla sicurezza energetica e degli approvvigionamenti, alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni. C’è quindi grande attesa per l’indirizzo e le prospettive future che saprà delineare il prossimo Circular Economy Act», evidenzia il direttore Assoambiente Elisabetta Perrotta.
Assoambiente sollecita ora una maggiore attenzione per il “Circular Economy Act”, essendo una «occasione da non perdere per competitività, sicurezza e decarbonizzazione». «L’Italia dispone di un capitale industriale e di know-how che le consente di essere già oggi protagonista nella transizione circolare – aggiunge Perrotta – occorre, però, rafforzare il sostegno ai processi di recupero di materia, così da rendere maggiormente circolare la quota che opera tutt’ora secondo logiche lineari. Senza dimenticare il contributo energetico che può arrivare dai rifiuti che ad oggi non possono essere riciclati».





