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Dalla tempesta Vaia al Compasso d’oro, Model Zero celebra la creatività fiorentina

Intervista al designer Alberto Grassi, ideatore e progettista del diffusore acustico premiato a livello internazionale che porta a nuova vita la tradizione dell’abete rosso amato da Stradivari
 |  Green economy

Il Compasso d’oro è il principale premio italiano per il design, è quest’anno è stato assegnato allo Studio We Associates (con sede a Firenze e Bologna) che per Enrico Ciresa ha progettato un diffusore acustico innovativo in legno del Trentino, chiamato Model Zero. Un’idea che ha ricevuto anche la menzione d’onore per il Compasso d’Oro International Award, ad Osaka, durante l’ultima Expo. Una creazione innovativa che sposa sostenibilità e tecnologia digitale, dal risultato acustico sorprendente, che ci riporta ad un suono naturale. Abbiamo intervistato il designer Alberto Grassi, ideatore e progettista del diffusore realizzato con l’abete rosso della Val di Fiemme, usato da Stradivari per i suoi violini.

Intervista

Il progetto nasce in conseguenza di una catastrofe naturale, vero?                       

Dopo la tempesta di Vaia in Val di Fiemme nel 2019, che ha distrutto la Foresta dei Violini, abbiamo incontrato, durante la Design Week a Milano, Fabio Ognibeni, produttore di tavole armoniche per i principali costruttori di pianoforti, con il quale abbiamo iniziato un percorso di collaborazione, con lo scopo di utilizzare tutto quel legno di grande qualità. Si è concretizzata l’idea di Model Zero, basata sulle ricerche di Fabio e realizzata poi con un maestro liutaio e con un team di ingegneri elettronici per la parte di amplificazione, che si sono integrati

Stiamo parlando di un diffusore acustico, giusto?

In realtà si tratta di una tavola armonica di legno, un superamento del concetto di “cassa” acustica, che abbiamo in casa. Un progetto innovativo che unisce due mondi da sempre molto distanti: l’hi tech elettronico digitale e l’artigianato di eccellenza dei maestri liutai. Il risultato è stato sorprendente. Un diffusore che usa lamine di legno di grandissima qualità abbinate ad un amplificatore specifico. Un abbinamento inedito capace di proporre una nuova modalità di ascolto della musica.

Un oggetto sostenibile da più punti di vista.

Sì. accanto all’utilizzo di un materiale interamente naturale di pregio, Model Zero è caratterizzato da un’alta efficienza energetica. Grazie proprio al legno e alle sue caratteristiche acustiche, a parità di decibel si utilizza una quantità di energia più bassa, circa il 50% di quella utilizzata con i diffusori tradizionali. Insomma il diffusore ha bisogno di un amplificatore di potenza molto più bassa di quelli tradizionali. Ma la stessa scelta del legno ha una sua storia di rispetto per la natura ed i suoi straordinari prodotti. Per fare un buon Stradivari e adesso un buon Model Zero servono persone che individuino le piante giuste, le “ascoltino”, sappiano tagliarle, siano capaci di lavorare e stagionare il legno, poi i liutai fanno la loro parte. Un processo di artigianato di qualità elevatissima.

Ma la sfida sulla sostenibilità non si ferma qui, ad aspetti tecnici?

Esatto, il progetto è animato dal desiderio di recuperare una dimensione naturale del suono riprodotto, che torni ad essere della natura del suono che percepiamo dagli strumenti dal vivo. Chi ascolta la musica diffusa da Model Zero prova una emozione particolare, sorprendente, nuova e comprende quanto abbiamo perso e dimenticato in questi decenni la qualità sonora di un tempo, da quando usiamo sistemi di diffusione stereofonici e supporti sonori digitali.

Mi spieghi meglio, come funziona Model Zero?

È un diffusore singolo fatto di liste di abete rosso ricomposte in un tondo di 70 cm di diametro supportato da una struttura metallica che contiene nella sua base ad un amplificatore specifico. Un oggetto che restituisce una straordinaria performance acustica capace di creare una vera e propria esperienza immersiva. La novità è che diffonde il suono a 360 gradi (fronte e retro) a differenza di un sistema di casse tradizionale che lo emette in una sola direzione. Insomma si comporta nella diffusione del suono quello che una lampada lo fa nella diffusione della luce. Un po’ come un violino o un violoncello.

Oltretutto è un oggetto molto bello ed elegante. Quindi è un superamento della stereofonia?

Esatto.  Model Zero, pur essendo “monofonico”, non ha bisogno di ricorrere ad una “invenzione” come la stereofonia (due diffusori che ricevano due segnali diversi e distanti fra loro) perché la superfice di legno vibrando mette in risonanza il legno e diffonde una vibrazione, non spinge l’aria come un cono di un diffusore tradizionale. Riproduce fedelmente il suono naturale. Non servono nemmeno le componenti tradizionali di una cassa stereo: woofer, tweeter e midrange. I segnali arrivano distinti dall’amplificatore ma il diffusore è un unico corpo che vibra in modo naturale ed emette suoni omogenei e non si miscelano in aria come nelle casse tradizionali. Da qui la sensazione di naturalezza e completezza del suono.

Un suono a cui non siamo più abituati?

L’introduzione della stereofonia negli anni ’70 ha consentito un enorme miglioramento della qualità del suono riprodotto all’interno delle abitazioni, facendoci apprezzare toni e timbri impensabili prima. Un suono a cui eravamo abituati solo nelle sale da concerto con musica dal vivo. Ma con l’introduzione dei segnali digitali questa complessità e profondità del suono si è persa. Oggi siamo abituati a sentire musica dai telefonini, in cuffia e abbiamo perso moltissimo il gusto ed il piacere di sentire la musica naturale, autentica. Per questo chi ascolta un brano diffuso da Model Zero, si sorprende per una profondità e densità acustica che oggi abbiamo smarrito, ma che forse in fondo abbiamo conservato nella memoria da qualche parte.

Quindi si tratta anche di un progetto di rieducazione all’ascolto?

Sì. il progetto vuole contribuire a cambiare il modo con cui ascoltiamo la musica. Dobbiamo rieducarci all’ascolto della musica riprodotta, ed avere in casa le stesse sensazioni di quando ascoltiamo un quartetto d’archi in un concerto da camera. Ascoltare musica in modo acusticamente naturale fa bene alle persone, recuperare questa esperienza serve a migliorare la vita di tutti noi. Non è un caso che la giuria internazionale ci abbia premiato come “invenzione” per il tema del concorso che era “salvare vite”. Un bellissimo riconoscimento.

Ma può diventare un prodotto accessibile a tutti?

Oggi siamo nella fase di prototipo artigianale e considerando la qualità del legno utilizzato e la professionalità dei maestri liutai indispensabili a realizzarlo, il costo è ancora elevato. Ma noi non pensiamo di realizzare un diffusore per ricchi o super appassionati maniaci e facoltosi. Pensiamo che il progetto sia scalabile e possa presto prodotto a costi più accessibili. Questo vuole essere il nostro desiderio.

Insomma, felici e soddisfatti del premio?

Moltissimo, per tutta la squadra che ha realizzato Model Zero, è un sogno che si realizza. Fino dall’università il premio voluto da Giò Ponti aveva qualcosa di mitico, lo specchio del design italiano. Ma siamo felici soprattutto perché è stato premiato un progetto nato da una creatività “libera”, abbiamo avuto una idea e la abbiamo realizzata prima di capire la reale possibilità di venderla e di immaginarci un mercato. Io credo che questa sia l’innovazione che serve oggi, in un mondo in cui il marketing guida l’innovazione e non il contrario. E il fatto che la Giuria del Compasso d’Oro abbia colto questo aspetto è un segnale molto importante. Vuol dire che esiste ancora uno spazio per il design italiano capace di sperimentare, di coniugare tecnologia e artigianato, hi tech e sostenibilità. Un messaggio che vorrei far arrivare ai giovani designers che iniziano adesso il loro percorso.

Andrea Sbandati

Andrea Sbandati è senior advisor di Confservizi Cispel Toscana (l’Associazione regionale delle imprese di servizio pubblico), dopo esserne stato Direttore fino a novembre 2024. È esperto senior nella regolazione economica della gestione dei rifiuti urbani e dei servizi idrici (sistemi tariffari, piani industriali, benchmark), come nella organizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti, energia, altro). Ricercatore senior nel campo della gestione dei rifiuti e dell'acqua, docente in Master di specializzazione nella regolazione economica dei servizi ambientali locali (Sant'Anna, Turin school of regulation). Da venti anni coordinatore ed esperto di progetti di assistenza tecnica e cooperazione internazionale nei servizi pubblici locali (Medio Oriente, Africa, Sud America).