
America Latina, la maledizione delle risorse: perché la ricchezza naturale non riduce le disuguaglianze

Cinque paesi ricchissimi di materie prime, foreste e potenziale rinnovabile restano tra i più diseguali al mondo. Solo il Costa Rica dimostra che si può crescere senza sacrificare l’ambiente: il resto della regione mostra invece che senza istituzioni solide la ricchezza naturale non basta.
Perché una delle regioni più ricche di risorse naturali al mondo, tra giacimenti, terre coltivabili e un potenziale rinnovabile enorme, resta anche la più diseguale? È il paradosso da cui parte questo confronto tra cinque paesi latinoamericani: Brasile, Cile, Uruguay, Argentina e Costa Rica.
I numeri raccontano quanto il problema sia concreto. In Cile e Uruguay l’1% più ricco della popolazione controlla tra il 37% e il 40% della ricchezza totale, contro un 20-30% registrato in Europa occidentale. In Argentina si stima che il 44% della disuguaglianza di reddito attuale dipenda da fattori “ereditati”, come il luogo di nascita o l’istruzione dei genitori. Una disuguaglianza strutturale, esplosa negli anni ‘90 e mai davvero riassorbita.
E la crescita economica, da sola, che effetto ha avuto? Poco, o comunque non abbastanza. Il Brasile lo dimostra al contrario: Bolsa Família, il programma di trasferimento monetario condizionato lanciato nel 2003, ha fatto scendere l’indice di Gini da 58,4 a 51,9 punti tra il 2001 e il 2022, coinvolgendo quasi 14 milioni di famiglie. Un risultato ottenuto redistribuendo direttamente il reddito, mentre la qualità delle istituzioni, misurata dal Worldwide Governance Indicators, peggiorava quasi ininterrottamente nello stesso periodo.
E dove le istituzioni funzionano meglio, cosa cambia? Cile e Uruguay sono le due democrazie percepite come meno corrotte della regione (rispettivamente 63 e 73 punti su 100 nel Corruption Perceptions Index 2025, contro una media latino-americana di appena 42) e hanno l’HDI più alto del continente, sopra 0,85. Ma nemmeno le istituzioni più solide intaccano la disuguaglianza ai vertici: l’1% più ricco continua a controllare la stessa quota di ricchezza vista sopra, un livello più vicino agli Stati Uniti che all’Europa.
L’Argentina è il caso che ribalta ogni previsione. Un HDI tra i più alti della regione convive con appena 36 punti nel Corruption Perceptions Index e un’instabilità istituzionale cronica. Nel 2024 la ricetta di austerità del governo Milei ha tagliato la spesa pubblica reale del 27%, facendo crollare la povertà dal 52,9% al 28,2% in due anni, ma a un prezzo sociale enorme: la prova che la fragilità istituzionale, più della scarsità di risorse, è il vero limite del paese.
Il Costa Rica, invece, è l’unico caso della regione in cui crescita economica e tutela ambientale vanno davvero nella stessa direzione. Il paese ha abolito l’esercito nel 1948 per reindirizzare quella spesa su sanità e istruzione, e oggi ricava quasi il 98% della sua elettricità da fonti rinnovabili, con una copertura forestale salita al 60,1% del territorio nel 2022, frutto di decenni di riforestazione dopo la deforestazione del secolo scorso. Nel 2024 il PIL è cresciuto del 4,3%, tanto da valergli la classificazione di economia ad alto reddito. Le emissioni di CO2 pro-capite, che fino al 2007 crescevano rapidamente insieme all’economia, dal 2008 in poi rallentano molto più del PIL: un decoupling ancora parziale, ma reale.
Anche il Costa Rica, però, non è un modello perfetto: il suo indice di Gini resta stabilmente sopra i 48 punti, a dimostrare che sostenibilità ambientale e equità sociale restano due obiettivi distinti, da perseguire separatamente e non uno come conseguenza automatica dell’altro.
Il quadro complessivo conferma un punto che vale per tutta la regione, e non solo per l’America Latina: la ricchezza di risorse naturali, che siano materie prime o potenziale rinnovabile, non si traduce automaticamente in benessere diffuso. Serve chi la gestisce. Il Brasile lo ha fatto redistribuendo il reddito, Cile e Uruguay costruendo istituzioni solide, il Costa Rica scegliendo di investire in sanità, istruzione e foreste invece che in un esercito. L’Argentina, che aveva tutte le premesse per fare lo stesso, dimostra invece cosa succede quando non lo si fa: un HDI tra i più alti del continente, eroso ciclicamente da appena 36 punti su 100 di fiducia nelle istituzioni.





