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I dati forniti dal Mase a un’interrogazione di Angelo Bonelli

Dal 2014 al 2025 l’Italia ha pagato all’Ue 854 milioni di euro in multe ambientali

Si tratta degli importi per infrazioni relative alle acque reflue e ai rifiuti, mentre le sentenze sull’inquinamento atmosferico non hanno ancora prodotto effetti sulle casse pubbliche
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Ogni anno l’Italia paga multe salatissime per le proprie infrazioni alle direttive europee, che ammontano in totale a circa 854 milioni di euro nell’ultimo decennio, dal 2014 al 2025 compresi. Si tratta di sanzioni legate alla malagestione di acque reflue e rifiuti, dunque senza contare le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 novembre 2020 (PM10) e del 12 maggio 2022 (NO2) hanno accertato l’inadempimento dello Stato italiano, con condanna alle spese di giudizio, ma non hanno disposto l’applicazione di penalità di mora o somme forfettarie ai sensi dell’articolo 260 Tfue, che intervengono solo in caso di mancata esecuzione della sentenza e di successivo ricorso della Commissione.

I dati aggiornati sono stati forniti direttamente dal ministero dell’Ambiente, in risposta a un’interrogazione avanzata dal deputato Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, contribuendo così a chiarire quanto affermato da Legambiente in una prima versione del proprio rapporto Mal’aria di città 2026 e riportato anche su greenreport, dove si affermava erroneamente che «nel 2024 l’Italia ha pagato € 888 Mln. solo per le procedure europee di infrazione in materia ambientale».

Screenshot Malaria

Adesso anche Legambiente ha aggiornato il proprio rapporto, consultabile integralmente qui. Resta il dato di fondo: per la sicurezza ambientale e dei cittadini italiani, sarebbe stato certamente più utile spendere il quasi miliardo di euro trasferito a Bruxelles per investire in una migliore gestione rifiuti e acque reflue.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.