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Guerra nei mari e agli ecosistemi marini: gasiere e petroliere sono diventati target strategici

A questo punto della storia umana è davvero complicato stabilire una netta demarcazione tra crimini ambientali e crimini contro l’umanità
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Mentre ancora cerchiamo di capire le dinamiche che hanno portato all’esplosione della nave gasiera russa “Arctic Metagaz” (gemella del rigassificatore che opera da qualche anno a Piombino), che da fonti aperte, risulta essere stata attaccata da droni ucraini coll’immediato incendio dell’unità stessa fiamme - nel Mar Mediterraneo centrale, a poche decine di miglia a Sud di Malta -, è arrivata una notizia ancora più drammatica e riguarda una petroliera colpita da un'esplosione provocata da un attacco compiuto al largo della costa del Kuwait e che ha avuto la tragica conseguenza di riversare in mare un quantitativo di greggio che per ora resta sconosciuto.

Il risultato è quello che si temeva: la guerra va oltre il provocare danno tra le parti belligeranti e produce devastanti effetti nei teatri naturali che vengono coinvolti. Si sviluppa provocando danni ambientali enormi che, a nostro avviso, sarebbe più giusto definire crimini ambientali, non meno gravi dei crimini commessi contro l’umanità. A questo punto della storia umana è davvero complicato stabilire una netta demarcazione tra crimini ambientali e crimini contro l’umanità: gli uni sono interconnessi con gli altri ed è certo però che l’uomo non potrà vivere in un ambiente naturale in cui l’aria che respira, la terra che lo nutre e il mare che lo circonda siano irreparabilmente inquinati.

Agenzie internazionali, in queste ore, rilanciano la notizia della una petroliera colpita non si sa bene da quale tipo di ordigno – si affaccia anche l’ipotesi di droni subacquei – che ha provocato una "grande esplosione" nelle acque del Golfo Persico al largo delle coste del Kuwait, causando una significativa fuoriuscita di crude oil; la notizia arriva direttamente dall’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO (Centro delle Operazioni Commerciali Marittime del Regno Unito) mentre la guerra in Medio Oriente continua a paralizzare i traffici commerciali marittimi nella stessa area.

Per rimanere ai fatti in esame, cerchiamo ora di riassumere succintamente le circostanze e le modalità degli accadimenti qui descritti, partendo dalla segnalazione raccolta dall’Agenzia britannica sopra richiamata, che riferisce di avere avuto una segnalazione di un incidente avvenuto a circa 30 miglia a Sud-Est di Mubarak Al Kabeer (Kuwait): il comandante di una petroliera ferma all’ancora, riferisce di aver “assistito e udito una grande esplosione sul lato sinistro della sua unità e poi ha visto una piccola imbarcazione allontanarsi dalla zona”. A seguito di questa esplosione, che ha squarciato una consistente parte della murata di sinistra, si è verificata una fuoriuscita di parte del carico (crude oil) e che potrebbe (eufemisticamente) causare un importante impatto ambientale marino; la stessa fonte continua, assicurando che non risultano esserci stati sviluppi d’incendi a bordo e l'equipaggio, fortunatamente, risulta essere sano e salvo.

In questa cornice di guerra guerreggiata, combattuta senza esclusione di colpi e adoperando tutti i mezzi d’attacco disponibile da tutte le parti belligeranti, le Guardie rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) hanno dichiarato di avere il "controllo completo" dello Stretto di Hormuz che, come abbiamo imparato a conoscere, rappresenta un punto cruciale del Golfo Persico e costituisce una delle rotte commerciali più trafficate e importanti del mondo, soprattutto per l’approvvigionamento energetico da fonti fossili (petrolio e gas naturale).

I fatti riportati si sono verificati alle prime ore di stamani e le notizie tecniche che le hanno accompagnate, finora, risultano assai scarse e incomplete; resta però evidente che il rischio per l’ambiente marino cresce in maniera esponenziale col passare dei giorni. Siamo giunti al sesto giorno di guerra e le esplosioni, gli incendi, le devastazioni provocate dai bombardamenti indiscriminati delle città, dei porti, delle aree estrattive e delle aree di produzione sono, purtroppo, in continua costante crescita.

La guerra sta divorando vite umane come divora interi ecosistemi, marini e terrestri, attacca irreversibilmente biodiversità uniche e che difficilmente potranno essere ripristinate; non ci sono vie di scampo, non esistono luoghi dove rifugiarsi per la flora e la fauna, esposta alle azioni di guerra che stanno diventano via via sempre più gravi ed incontrollate.

Non sappiamo indicare a chi appellarsi: le Nazioni Unite sono ridotte a nulla, un ufficio vuoto, una macchina senza carburante che non riesce a muoversi. Occorre cambiare subito paradigma e invertire la scala delle priorità: l’ambiente e la sicurezza ambientale nel senso più ampio del termine devono occupare un ruolo di primo piano; se si inquinano mari e coste a causa di azioni belliche occorre agire tempestivamente così come abbiamo fatto nel recente passato, coi naufragi di petroliere che hanno interessato i mari le coste europee.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).