
Ecco come si è formata la nube tossica su Teheran, dopo i bombardamenti petroliferi

Ieri notte Stati Uniti e Israele hanno bombardato alcuni depositi di petrolio nell’area di Teheran, la capitale iraniana sotto fuoco nemico da giorni, provocando l’esalazione di enormi colonne di denso fumo nero che hanno oscurato il cielo, tanto da far parlare di «giorno del giudizio» la popolazione intrappolata in città. La Mezzaluna Rossa iraniana ha dunque avvertito i residenti di rintanarsi nelle proprie case per proteggersi dalla seguente pericolosa pioggia acida, un mix di acqua e carburante che ha ricoperto strade e palazzi di Teheran.
Di cosa si tratta? Il meteorologo e climatologo Giulio Betti, in forze al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e al Consorzio Lamma, spiega che «le piogge tossiche sulla capitale sono dovute alla condensazione del vapore acqueo intorno a nuclei derivanti dagli incendi dei depositi di petrolio, quindi estremamente inquinanti. Le ceneri e le polveri che non contribuiscono alla formazione delle gocce si depositano per gravità sulle superfici. Le polveri sottili entrano nei polmoni e nei bronchi, fino agli alveoli, le piogge acide contaminano il suolo e le falde (già in crisi per la lunga siccità)».
Gli effetti sono ancora locali, ma molto dipenderà da quanto dureranno gli incendi e da quanto petrolio brucerà, mentre sotto il profilo dell’impatto climatico «non ci sono effetti diretti a livello globale perché le fonti emissive in questo specifico caso sono “piccole” rispetto al sistema Terra e temporanee. Tuttavia, se sommiamo la CO2 prodotta dall’industria bellica e da tutte guerre in atto, il contributo annuo alle emissioni globali è del 5,5%. Un’enormità».
Nel frattempo resta il peso dell’inquinamento locale, massiccio nei suoi effetti: «Molte immagini e video hanno mostrato alcuni quartieri della città ricoperti da una patina nera. Sono il risultato delle piogge contaminate e dei depositi di ceneri e polveri sottili. Un disastro ambientale e sanitario immane», conclude Betti. Una situazione che sta già allarmando la comunità internazionale: «I danni agli impianti petroliferi – confermano direttamente dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – rischiano di contaminare cibo, acqua e aria. Rischi che possono avere impatti severi sulla salute, specialmente su bambini, anziani e persone con condizioni mediche pre-esistenti».





