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L'European environmental bureau (Eeb): «Passo avanti, ma le scadenze sono troppo elastiche»

Pfas, l’agenzia Ue Echa raccomanda «ampie restrizioni» e l’Europarlamento approva nuovi standard sull’inquinamento idrico

L’organismo europeo per le sostanze chimiche ha diffuso un atteso rapporto in cui vengono sottolineati i «crescenti rischi» collegati all’utilizzo degli «inquinanti eterni». Con il voto di oggi sono ufficialmente inseriti nella lista delle principali sostanze da monitorare e limitare in tutte le acque superficiali e sotterranee dell’Ue, non solo in quella potabile
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Dall’Unione europea arriva un uno-due contro i Pfas, composti chimici sintetici ormai ben noti come «inquinanti eterni». Un primo colpo è stato inferto dall’European chemicals agency (Echa), che in un rapporto scientifico molto atteso e diffuso questa mattina ha raccomandato un’«ampia restrizione» da parte dell’Unione europea, con «eccezioni mirate», su queste sostanze chimiche «nocive» presenti in molti oggetti di uso quotidiano, evidenziando i «crescenti rischi» per la popolazione. I Pfas, si legge nel documento pubblicato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche, «persistono a lungo nell’ambiente, percorrono lunghe distanze e contaminano le falde acquifere e il suolo, mentre alcune di esse causano gravi problemi di salute, come tumori e disturbi riproduttivi». Per «controllare questi rischi», sottolinea l’ente dell’Ue incaricato di gestire gli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi relativi alla sicurezza delle sostanze chimiche, sono quindi necessarie nuove misure normative a livello comunitario. Misure che ora starà alla Commissione europea decidere e mettere in campo.

Il secondo colpo inferto ai Pfas, che continuano ad essere difesi come fondamentali da diversi settori industriali, è arrivato dal Parlamento europeo, che si è espresso anche riguardo l’utilizzo di pesticidi e altre sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute umana. Praticamente nelle stesse ore in cui l’Echa rilasciava le sue valutazioni e raccomandazioni sugli «inquinanti perenni», gli eurodeputati hanno approvato gli standard aggiornati dell’Ue in materia di inquinamento idrico. Dopo le norme già varate lo scorso gennaio, quello di oggi è un ulteriore passo avanti atteso da tempo nella lotta contro sostanze nocive come i Pfas, i pesticidi e i prodotti farmaceutici presenti nei fiumi, nei laghi e nelle acque sotterranee d’Europa. Come sottolinea l’European environmental bureau (Eeb), «in un momento in cui la pressione sulle risorse idriche sta aumentando in tutto il continente a causa dell’inquinamento, le misure preventive sono più che mai necessarie».

Di fatto, i Pfas sono ufficialmente inseriti nella lista dei principali inquinanti da monitorare e limitare in tutte le acque superficiali e sotterranee dell’Ue, non solo in quella potabile, e le autorità nazionali possono ora intervenire per ridurre l’inquinamento da queste sostanze inasprendo le autorizzazioni di scarico industriale, limitando i pesticidi nocivi e investendo nel trattamento delle acque reflue. E visto che ora tutti gli strumenti necessari sono a disposizioni dei governi comunitari, l’Eeb avverte che ritardare le azioni in questo senso non farà altro che rendere il problema più grave e più costoso da risolvere: già oggi, si legge in un recente studio commissionato dall’Ue, i costi per l’inquinamento da Pfas in Europa oscillano tra i 440 e gli oltre 1000 miliardi di euro

Con il pronunciamento del Parlamento europeo ora è in campo un aggiornamento che mira a proteggere fiumi, laghi e falde acquifere da inquinanti Pfas, pesticidi di nuova generazione e i microinquinanti farmaceutici e che fornisce agli Stati membri la chiarezza normativa necessaria per integrare le necessarie restrizioni nei prossimi Piani di gestione dei bacini idrografici (relativi agli anni 2028-2033).

Nonostante l'approvazione sia un passo avanti, l’Eeb esprime forti preoccupazioni per le scadenze, che sono giudicate eccessivamente elastiche. Spiega Sara Johansson, che è la responsabile senior delle politiche idriche presso l’Eeb: «L’accordo presenta alcune lacune preoccupanti. I governi non sono tenuti a conformarsi pienamente ai nuovi standard fino al 2039, con possibili proroghe fino al 2045, e le nuove esenzioni indeboliscono il principio di non deterioramento, un pilastro della legislazione europea in materia di acque. Allo stesso tempo, la Commissione europea si è impegnata a rivedere la Direttiva quadro sulle acque nel 2026, nonostante non vi siano prove evidenti della necessità di tale modifica. Ciò rischia di aprire la porta a un ulteriore aumento dell’inquinamento, trasferendo i costi dagli inquinatori ai contribuenti europei e minando una delle misure di protezione ambientale più efficaci dell’Ue. Con oltre 370.000 persone che già chiedono acqua potabile pulita, fiumi balneabili ed ecosistemi sani – aggiunge facendo riferimento alla petizione #Handsoffnature rilanciata anche in Italia – il messaggio è chiaro: non si può più aspettare. I governi nazionali devono agire ora e l’Europa deve difendere le norme che proteggono le sue acque».

Redazione Greenreport

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