
Dalla Regione Toscana via a una maxi indagine conoscitiva sull’inquinamento da Pfas

Nella seduta di ieri, la Giunta regionale ha approvato una delibera che avvia un’ampia indagine conoscitiva sulla presenza degli “inquinanti eterni” Pfas in scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti del territorio.
In una prima fase, le attività interesseranno prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia), con particolare attenzione ai settori della depurazione delle acque civili e industriali, gestione e trattamento dei rifiuti, lavorazione del cuoio, industria della carta e del cartone, comparto tessile e altre filiere produttive in cui è noto l’impiego di Pfas.
Il percorso sarà guidato dalla Direzione regionale tutela dell’ambiente ed energia, con il supporto tecnico di Arpat, che curerà campionamenti, analisi e definizione delle metodiche operative. Le imprese saranno coinvolte in una logica di collaborazione, attraverso un confronto costante con le associazioni di categoria per condividere dati, esperienze e criticità. Parallelamente, la Regione investirà nel rafforzamento delle capacità analitiche di Arpat, grazie all’acquisto di nuova strumentazione già finanziata, per garantire controlli sempre più accurati e tempestivi. La delibera riporta, inoltre, i metodi di campionamento e analisi di riferimento per i Pfas, un tassello fondamentale per uniformare le misurazioni e i controlli.
«Questa delibera è la prima risposta alla mozione del Consiglio regionale approvata all’unanimità e a prima firma dei consiglieri Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli, che ringrazio – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini – Si tratta di un’azione concreta e innovativa che ci permette di rafforzare in modo significativo la nostra capacità di conoscere, prevenire e intervenire su una delle sfide ambientali tra le più complesse dei nostri tempi. Estenderemo il monitoraggio anche ai gestori del servizio idrico integrato, in linea con le più recenti indicazioni europee che evidenziano l’importanza di intercettare gli inquinanti fin dall’ingresso nelle reti fognarie».
È utile ricordare che i Pfas sono composti poli e perfluoroalchilici, noti come “inquinanti eterni” e presenti ormai praticamente ovunque: sono infatti sostanze chimiche di sintesi utilizzate in un’ampia varietà di applicazioni di uso comune grazie alle loro proprietà idro- e oleo-repellenti oltre che ignifughe, dai rivestimenti delle scatole dei fast food e delle pentole antiaderenti, alle schiume antincendio.
Una volta dispersi nell’ambiente però i Pfas si degradano in tempi lunghissimi, contaminando fonti d’acqua e coltivazioni: l’esposizione ai Pfas è stata associata a una serie di effetti negativi sulla salute, tra cui problemi alla tiroide, diabete, danni al fegato e al sistema immunitario, cancro al rene e ai testicoli e impatti negativi sulla fertilità. Più recentemente, è stato scoperto che i Pfas aumentano anche il rischio di malattie cardiovascolari, rafforzando dunque la richiesta di messa al bando.
In tutta la Toscana i valori di Pfas nelle acque potabili sono già largamente inferiori ai limiti previsti dalla normativa europea in vigore da quest’anno, ma di fatto azzerarne la presenza è possibile solo con un bando alla produzione di queste sostanze chimiche, largamente impiegati in molti settori industriali.





