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La campagna “Ecogiustizia subito” arriva nel Lazio, associazioni e cittadini in protesta

In 21 anni, il Sin del fiume Sacco è stato bonificato solo per lo 0,2%. E ora dal riarmo arrivano altri rischi

«L’area non solo non è stata bonificata ma anzi, periodicamente, si verificano nuove emergenze ambientali che riguardano il fiume compromettendone ancor di più lo stato»
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Nella Valle del Sacco, uno dei territori simbolo dell’inquinamento industriale nel Lazio, le bonifiche restano sostanzialmente ferme. Nel Sito d’interesse nazionale (Sin) del Bacino del fiume Sacco, in provincia di Frosinone, in 21 anni è stato bonificato appena lo 0,2% di un’area complessiva di 7.235 ettari tra terra e falda, mentre solo il 9,8%, pari a 711 ettari, è stato sottoposto a caratterizzazione ambientale, cioè alle indagini necessarie per definire natura e diffusione dell’inquinamento e progettare gli interventi.

È da qui che parte la nuova tappa laziale della campagna nazionale “Ecogiustizia subito”, promossa da Acli, Agesci, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente e Libera, che questa mattina hanno organizzato un flash mob davanti all’ex stabilimento Winchester di Anagni, uno dei 19 comuni compresi nel perimetro del Sin. Un’iniziativa per chiedere l’accelerazione delle bonifiche, fare luce sugli ultimi sversamenti nel fiume, dopo la sospetta moria di pesci di questi giorni, e rilanciare una riconversione industriale fondata sulla green economy e sulle rinnovabili, in aperta contrapposizione alla prospettiva di ulteriore sviluppo dell’industria bellica nella zona.

Secondo le associazioni, il caso della Valle del Sacco mostra in modo esemplare quanto sia profonda la distanza tra i proclami istituzionali e la realtà sul territorio. «L’area non solo non è stata bonificata ma anzi, periodicamente, si verificano nuove emergenze ambientali che riguardano il fiume compromettendone ancor di più lo stato», denunciano. E aggiungono che la lunga crisi ambientale ha finito per indebolire anche il tessuto sociale locale, mentre l’inquinamento prodotto in questi anni ha avuto effetti sulla salute delle persone.

Il quadro viene aggravato anche dalla qualità dell’aria. Le associazioni ricordano che a Frosinone e nella vicina Ceccano, anche per una configurazione geomorfologica sfavorevole, si registrano tra le più elevate concentrazioni di polveri sottili nell’aria, contribuendo a una condizione di precarietà ambientale diffusa sull’intera area.

Nel loro appello a Governo e istituzioni, i promotori della mobilitazione chiedono la riattivazione di tutti i luoghi di confronto tra amministrazioni locali, provinciali e regionali e cittadinanza attiva, a partire dal tavolo dei sindaci del Sin, oltre a una concreta attuazione dell’Accordo di programma del marzo 2019, integrato poi con la determinazione regionale del dicembre 2025. Al tempo stesso sollecitano chiarimenti sulla sorte dei 53,6 milioni di euro stanziati per le attività di bonifica, cui nel tempo si sono aggiunte ulteriori risorse.

«Per questo con la nostra campagna “Ecogiustizia Subito” chiediamo che nella Valle del Sacco si volti al più presto pagina, facendo ripartire le bonifiche, ascoltando i territori, le comunità locali, le associazioni e i comitati nati in questa area e abbandonando la strada dell’industria bellica per svoltare verso produzioni utili alla transizione ecologica della Regione e del Paese», spiegano ancora le associazioni.

La storia del Sin del fiume Sacco è lunga e segnata da una stratificazione di contaminazioni. Il fiume, lungo 87 chilometri, attraversa diversi comuni del Lazio centrale tra le province di Roma e Frosinone, nasce dai Monti Prenestini e confluisce nel Liri, proseguendo poi verso il Garigliano fino al Tirreno. Nel tempo la sua vallata è stata investita da un’intensa industrializzazione, che ha lasciato in eredità scarichi abusivi, rifiuti tombati, incendi di capannoni e discariche incontrollate di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

L’inserimento del bacino nella lista dei Siti di interesse nazionale risale al 2005, dopo la morte di 25 mucche nei terreni di Gavignano, una contaminazione ricondotta, secondo le ipotesi accusatorie, agli sversamenti e agli interramenti legati per decenni alla produzione di lindano della Caffaro. Nel 2013 il sito fu declassato a Sito di interesse regionale, per poi tornare nell’anagrafe dei Sin a seguito della sentenza del Tar del Lazio del 2014, sia pure con l’esclusione dei comuni più gravati dalle contaminazioni.

A rendere ancora più teso il quadro è oggi il focus sul polo industriale bellico. Nella Valle del Sacco le industrie militari sono presenti dall’inizio del Novecento, ma l’attenzione si concentra in particolare sull’ex impianto Winchester di Anagni, di proprietà di Knds, finora destinato al disinnesco di esplosivi militari scaduti e ora potenzialmente riconvertibile alla produzione di nitrogelatina per polveri di lancio. Il progetto, attualmente in fase di valutazione ambientale, prevede l’ampliamento del sito con undici nuovi capannoni su circa 35 ettari, nelle immediate vicinanze della Macchia di Anagni.

Per le associazioni si tratta di una scelta insensata, anche alla luce dei rischi legati ai processi industriali coinvolti: rischi chimici, in termini di tossicità e corrosività degli intermedi, dei composti e dei sottoprodotti derivanti dalla degradazione; e rischi fisici, legati alla sensibilità di esplosivi e propellenti a urti e calore. Da qui la richiesta di abbandonare definitivamente la strada del riarmo e di orientare il territorio verso una transizione ecologica ed energetica centrata sulle rinnovabili.

La mobilitazione, annunciano i promotori, non si fermerà con il flash mob di oggi: il 19 aprile è già previsto un nuovo presidio, convocato dal movimento No Kings e da Stop ReArmEurope. In una valle dove la bonifica resta quasi ferma e le emergenze ambientali continuano ad affiorare, la richiesta che sale dai territori è una sola: ecogiustizia, subito.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.