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Zambia: la miniera di piombo che continua ad avvelenare i bambini di Kabwe

Il sito non è mai stato bonificato, IHRDA e famiglie colpite: il governo viola i diritti umani
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

A trent'anni dalla chiusura di una delle più grandi miniere di piombo al mondo, gli abitanti di Kabwe, in Zambia, continuano a subirne le conseguenze. Di fronte alla diffusa contaminazione da piombo che continua a mettere in pericolo i loro figli, le famiglie di Kabwe, insieme a una coalizione di gruppi per i diritti umani, chiedono all'Unione Africana di obbligare lo Zambia a bonificare il sito.

Per questo, l'Institute for Human Rights and Development in (IHRDA) e le famiglie colpite hanno presentato una comunicazione al African Committee of Experts on the Rights and Welfare of the Child (ACERWC) contro la Repubblica dello Zambia in merito all'avvelenamento da piombo che continua a colpire i bambini a Kabwe. L’ACERWC è l'organismo dell'Unione Africana incaricato di monitorare e far rispettare gli obblighi degli Stati ai sensi dell’African Charter on the Rights and Welfare of the Child (Carta africana sui diritti e il benessere del bambino).

All’IHRDA spiegano che «La causa mira a ottenere giustizia e rimedi urgenti per le violazioni dei diritti dei minori, protrattesi per decenni e tuttora in corso, causate dalla grave contaminazione ambientale legata alle attività minerarie storiche e attuali di Kabwe, una delle città più inquinate dal piombo al mondo. Nonostante i ripetuti avvertimenti, studi e raccomandazioni degli organismi per i diritti umani dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite, i bambini di Kabwe continuano a essere esposti a livelli pericolosamente elevati di piombo. Questa esposizione ha provocato danni irreversibili, tra cui deficit cognitivi, ritardo della crescita, difficoltà di apprendimento, malattie croniche e, in alcuni casi, la morte. Le nuove attività di estrazione e lavorazione hanno ulteriormente aggravato la crisi, aumentando l'esposizione dei bambini ai rifiuti tossici».

La comunicazione denuncia violazioni dell’African Charter on the Rights and Welfare of the Child, «Compresi i diritti al superiore interesse del bambino, alla salute, alla sopravvivenza e allo sviluppo, all'istruzione, al tempo libero e al gioco».

Sebbene la miniera di piombo e zinco di Broken Hill sia stata chiusa nel 1994, il sito non è mai stato bonificato. Ancora oggi, circa 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti contenenti piombo continuano a inquinare Kabwe, mentre il 95% dei bambini che vivono vicino alla miniera presenta livelli di piombo nel sangue pericolosi per la salute. David Mwape, un insegnante di Kabwe, ha detto a YaleEnvironment360 che "Abbiamo bambini malati. A volte si addormentano persino in classe. Hanno difficoltà di concentrazione».

Musa Kika, direttore esecutivo dell'IHRDA, denuncia che «Per generazioni, i bambini di Kabwe sono stati costretti a crescere in un ambiente tossico al quale nessun bambino dovrebbe mai essere sottoposto. Questo caso riguarda la fine di un ciclo di abbandono e la richiesta di azioni concrete e incentrate sul bambino. La scienza è chiara, il danno è innegabile e lo Stato ne è a conoscenza da anni. I bambini non possono continuare a pagare il prezzo dell'inazione».

I ricorrenti chiedono alL’ACERWC di «Constatare che la Repubblica dello Zambia ha violato i suoi obblighi ai sensi della Carta africana dei diritti dell'infanzia e di ordinare misure urgenti e complete, tra cui: Il contenimento e l'eliminazione immediati delle fonti di contaminazione da piombo a Kabwe, compresa la sospensione delle attività minerarie e di trattamento dei rifiuti pericolose; Test e trattamenti per l'avvelenamento da piombo completi, obbligatori e continuativi per tutti i bambini di Kabwe, supportati da adeguate forniture mediche e strutture di analisi funzionanti; Bonifica ambientale a lungo termine di terreni contaminati, scuole, abitazioni e aree gioco; Misure speciali di protezione e sostegno per i bambini colpiti, compreso l'accesso a servizi sanitari e di istruzione adeguati; Responsabilità, trasparenza e supervisione efficace delle attività minerarie per prevenire ulteriori danni».
Anche secondo Allan Ngari , direttore per l’Africa di Human Rights Watch, «Le conseguenze dell’inadeguata applicazione delle normative ambientali e minerarie da parte del governo zambiano sono ricadute sui bambini, la popolazione più vulnerabile. La causa intentata da IHRDA, dai suoi partner e dalle famiglie colpite è uno sforzo necessario e urgente per porre fine a questo ciclo di negligenza e per chiedere al governo zambiano di assumersi le proprie responsabilità e di intervenire immediatamente. Questa richiesta di intervento da parte dell'Unione Africana rappresenta un'opportunità per il governo zambiano di anteporre il diritto dei bambini alla salute e alla sicurezza ai propri interessi economici. La richiesta, unitamente all'azione legale collettiva, sottolinea l'importanza sia della responsabilità statale che di quella aziendale nell'affrontare i danni ambientali che si protraggono da decenni e nel garantire risarcimenti efficaci per i bambini e le comunità colpiti».

Human Rights Watch fa notare che «Sebbene il governo zambiano abbia adottato alcune misure per mitigare l'inquinamento di Kabwe, non è riuscito a bonificare la miniera: la fonte della contaminazione. L'istituzione da parte del governo di un comitato tecnico presidenziale per affrontare la contaminazione di Kabwe segnala il riconoscimento della portata della crisi, ma il suo lavoro deve tradursi in misure concrete di bonifica e protezione con scadenze precise, che rispettino gli obblighi dello Zambia in materia di diritti umani».

Inoltre, la richiesta giunge in concomitanza con le azioni legali collettive in corso in Sudafrica contro le compagnie collegate alle storiche attività minerarie di Kabwe, evidenziando il ruolo complementare dei meccanismi regionali per i diritti umani e dei tribunali nazionali nel garantire la responsabilità e i rimedi. IHRDA e famiglie colpite sottolineano che «Gli interventi graduali e a breve termine non sono riusciti a proteggere i bambini e che solo una risposta olistica, basata sui diritti, può affrontare la portata e la gravità della crisi». Kika conclude: «Questo è un test per capire se i diritti dei bambini vengono davvero prima degli interessi economici. Il futuro dei bambini di Kabwe dipende da azioni decisive, non da promesse».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.