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Le nano e microplastiche presenti nell'aria potrebbero contribuire al riscaldamento globale

Potrebbe essere necessario aggiornare i modelli climatici per tenere conto dell'effetto serra della plastica
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Secondo lo studio “Atmospheric warming contributions from airborne microplastics and nanoplastics”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricercatori cinesi e statunitensi, le micro e nanoplastiche colorate sospese nell'atmosfera potrebbero contribuire al riscaldamento globale a un livello pari al 16,2% di quello causato dal black carbon (la fuliggine), con valori più elevati riscontrati in corrispondenza delle cosiddette isole di rifiuti oceaniche, come il North Pacific Garbage Patch.

Il team di ricercatori guidato da Yu Liu e Hongbo Fu dello Shanghai Key Laboratory of Air Quality and Environmental Health dell’università Fudan, ha esaminato il comportamento di singole particelle di micro e nanoplastica utilizzando la spettroscopia elettronica ad alta risoluzione e ha combinato queste misurazioni con simulazioni di trasporto atmosferico, scoprendo che «Le particelle nere e colorate assorbono fortemente la luce solare rispetto alle particelle bianche». Ipotizzando concentrazioni atmosferiche globali realistiche di queste particelle, hanno riportato un forzante radiativo effettivo – il bilancio tra la radiazione solare assorbita e quella rilasciata dall'atmosfera di un pianeta – di 0,033 ± 0,019 watt per m2 per le nanoparticelle di plastica e di 0,006 ± 0,003 watt per m2 per le microparticelle di plastica.

Precedenti ricerche avevano suggerito che il contributo delle plastiche aerodisperse al riscaldamento atmosferico fosse minimo, ma quelle analisi spesso presupponevano che fossero incolori, nonostante le plastiche reali contengano comunemente pigmenti. Dal nuovo studio emerge che le micro e nanoplastiche potrebbero essere fattori finora non riconosciuti che contribuiscono al riscaldamento climatico e che il loro ruolo dovrebbe essere preso in considerazione nelle future valutazioni climatiche.

Gli autori dello studio evidenziano che «I risultati indicano che le particelle di plastica presenti nell'aria, in particolare le nanoplastiche colorate, contribuiscono al riscaldamento atmosferico e possono influenzare i modelli climatici regionali. gli esperimenti di laboratorio rappresentano una versione semplificata dei processi atmosferici e che la distribuzione globale delle particelle di micro e nanoplastica deve essere meglio definita dalle osservazioni. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare appieno in che modo le micro e nanoplastiche contribuiscono al riscaldamento della Terra e per migliorarne la rappresentazione nei modelli climatici».

Il nuovo studio aggiunge un'ulteriore dimensione ai rischi climatici derivanti dalle microplastiche. Dimostra che i frammenti di plastica più scuri assorbono calore e, anche se le particelle più chiare riflettono la luce solare, con un effetto di raffreddamento, nel complesso le microplastiche hanno un effetto riscaldante. Il risultato resta valido anche tenendo conto di come i colori possano cambiare o sbiadire nel tempo.

Anche se l'impatto sul riscaldamento globale è limitato, di gran lunga inferiore a quello delle emissioni di anidride carbonica e solo una frazione di quello della fuliggine, le emissioni di microplastiche prodotte a livello globale ogni anno hanno comunque all'incirca lo stesso effetto sul riscaldamento globale del funzionamento di 200 centrali a carbone.

Secondo i ricercatori, potrebbe essere necessario aggiornare i modelli climatici per tenere conto dell'effetto serra della plastica, ma il nuovo studio è tutt'altro che conclusivo.

Sam Harrison, modellista ambientale del Centre for Ecology & Hydrology del Regno Unito – che non ha partecipato allo studio - ha commentato: «Esistono sempre più prove che l'inquinamento da plastica possa esacerbare l'impatto di molti limiti planetari, tra cui il cambiamento climatico, l'acidificazione degli oceani, l'alterazione dei flussi biogeochimici e l'integrità della biosfera. Sappiamo che l'inquinamento da plastica causa il trasporto di micro e nanoparticelle di plastica nella nostra atmosfera, tuttavia permangono molte incertezze sulla distribuzione di queste particelle nell'atmosfera e sul loro impatto sul riscaldamento atmosferico. Questa nuova pubblicazione offre prove a sostegno dell'ipotesi che le particelle di plastica presenti nell'atmosfera possano assorbire la luce e quindi contribuire a un aumento del riscaldamento atmosferico, sebbene siano necessarie ulteriori prove prima di poter concludere con certezza l'impatto della plastica sul cambiamento climatico».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.