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La Cina insieme al sud est asiatico al lavoro per ridurre la plastica

Si rafforza il partenariato “ASEAN Plus Three” sulla riduzione dei rifiuti plastici e sull’economia circolare a basse emissioni di carbonio per affrontare tali lacune nella governance locale
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

DANZHOU – Nella città di Danzhou (provincia di Hainan, Cina), si è svolto l’evento intitolato “Partenariato ASEAN Plus Three su riduzione della plastica e circolarità a basse emissioni di carbonio: rafforzamento delle capacità su riciclaggio dei rifiuti urbani e recupero delle risorse”, nell’ambito della Settimana della cooperazione ambientale Cina-ASEAN 2026. L’iniziativa è stata organizzata congiuntamente dal Centro di Cooperazione Ambientale Cina-ASEAN (noto anche come Centro per la Cooperazione Ambientale estera e Centro Tecnico per l’Attuazione delle Convenzioni Ambientali, sotto l’egida del Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente) e dal Dipartimento dell’Ecologia e dell’Ambiente della provincia di Hainan, con il sostegno del Segretariato dell’ASEAN e del Governo popolare municipale di Danzhou. Tra i partecipanti figuravano rappresentanti del Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente della Cina (e dei suoi enti affiliati) e delle autorità ambientali locali; del Segretariato dell’ASEAN e delle agenzie per l’ambiente e il clima degli Stati membri dell'ASEAN; nonché rappresentanti di agenzie ONU, organizzazioni internazionali, istituti di ricerca e imprese del settore provenienti da Giappone e Repubblica di Corea.

Le Ngoc Cau, vicedirettore dell’Istituto di Idrometeorologia e Cambiamento Climatico del Ministero delle Risorse Naturali e dell’Ambiente del Vietnam, insieme a rappresentanti del centro, ha tenuto l’intervento introduttivo. Angela Joaquina, responsabile della Divisione Pianificazione e Gestione Ambientale presso la Direzione Nazionale per il Controllo dell’Inquinamento (Ministero del Turismo e dell'Ambiente, Timor Est); Wu Guanglong, ingegnere senior presso il Centro Tecnico per l’Attuazione delle Convenzioni Ambientali (Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente, Cina); e Ky Channimol, responsabile dell’Ufficio di Coordinamento delle Politiche del Dipartimento di Scienza e Tecnologia (Direzione Generale Politiche e Strategie, Ministero dell'Ambiente, Cambogia), hanno presentato relazioni tematiche.

Le Ngoc Cau ha sottolineato che il Vietnam ha adottato una Strategia Nazionale per la Crescita Verde, un piano d’azione per raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050 e normative a sostegno dell’economia circolare. Il Paese sta continuando a perfezionare le norme attuative per il riciclaggio dei rifiuti solidi e ha istituito un sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che copre i settori degli imballaggi, della plastica e dell’elettronica. Parallelamente, il Vietnam sta realizzando progetti pilota per il recupero di risorse dai rifiuti agricoli e per la conversione dei rifiuti in energia, promuovendo tecnologie avanzate di recupero nel delta del Mekong e sperimentando attivamente modelli di governance innovativi, come la raccolta e il trasporto intelligenti dei rifiuti basati sull'intelligenza artificiale. Il Vietnam auspica di rafforzare la collaborazione con i partner regionali per ottimizzare gli standard di raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti solidi, favorire un mercato su larga scala per le risorse riciclate, sviluppare un sistema di raccolta digitalizzato e basato sull’IA, potenziare la gestione e il controllo coordinati dei rifiuti pericolosi transfrontalieri e innalzare congiuntamente il livello complessivo di riciclaggio e circolarità dei rifiuti nella regione.

Un rappresentante del centro ha dichiarato che la Cina e i paesi dell’ASEAN stanno attuando attivamente il Quadro strategico e d’Azione Cina-ASEAN sulla cooperazione ambientale (2021-2025). Attraverso il dialogo politico, il rafforzamento delle capacità, la ricerca congiunta e progetti pilota in ambiti quali il controllo dell'inquinamento da plastica e l’economia circolare, essi stanno costruendo un consenso e istituendo una piattaforma regionale di cooperazione per la riduzione della plastica e lo sviluppo a basse emissioni di carbonio. La fase successiva del quadro strategico e d’Azione darà ulteriore priorità ad aree come la circolarità verde e a basse emissioni di carbonio e l'innovazione nella finanza verde; si avvarrà di meccanismi multilaterali – tra cui l’ASEAN Plus Three – per creare un partenariato regionale dedicato alla riduzione della plastica, allo sviluppo a basse emissioni di carbonio e all'economia circolare. La Cina si impegna a rafforzare la cooperazione pratica con tutte le parti per promuovere il riconoscimento reciproco e l'allineamento degli standard regionali per la riduzione della plastica, delle normative sul recupero delle risorse dai rifiuti e delle regole per lo sviluppo industriale a basse emissioni di carbonio. Inoltre, la Cina mira a innovare costantemente i modelli di cooperazione nella finanza verde, a convogliare capitali privati ​​nei settori del riciclaggio e della riduzione della plastica e a costruire congiuntamente una filiera industriale circolare e verde integrata a livello regionale.

Angela Joaquina ha affermato che l’inquinamento da plastica interessa l’intero ciclo di vita del prodotto, causando molteplici impatti sull’ecosistema insulare, sul settore turistico e sul benessere pubblico di Timor Est. Per far fronte a significative carenze nella raccolta differenziata, negli impianti di riciclaggio, nelle competenze professionali e nei finanziamenti alla governance, Timor Est intende promuovere sistematicamente il rafforzamento delle capacità in cinque ambiti chiave; a tal fine, guarda al partenariato “ASEAN Plus Three” sulla riduzione dei rifiuti plastici e sull’economia circolare a basse emissioni di carbonio per affrontare tali lacune nella governance locale. Wu Guanglong ha osservato che l’approccio della Cina alla gestione dell’inquinamento da plastica si è evoluto attraverso tre fasi: campagne di intervento mirate, diffusione dell’economia circolare e gestione a ciclo chiuso lungo l’intera filiera. Ha inoltre sottolineato come il Codice sull'ambiente ecologico istituisca quattro meccanismi normativi fondamentali, supportati da sanzioni severe, mentre esperienze di successo in città come Taizhou e Xiamen hanno dato vita a modelli di smaltimento standardizzati, offrendo soluzioni pratiche e replicabili per i paesi dell'ASEAN. Kai Chennemore ha dichiarato che in Cambogia la produzione di rifiuti plastici è in aumento di pari passo con l’urbanizzazione; il Paese ha avviato un piano di sviluppo dell’economia circolare e intende perfezionare le normative ambientali, estendere il principio di responsabilità del produttore, potenziare le infrastrutture di raccolta e trasporto dei rifiuti (sia urbane che rurali) e rafforzare la collaborazione pubblico-privato nella gestione dei rifiuti, puntando al contempo sulla cooperazione regionale per colmare il divario in termini di tecnologie ambientali e investimenti industriali.

Alla conferenza hanno partecipato anche illustri ospiti provenienti dai settori governativo, industriale e della ricerca, tra cui Lü Shuguo (ricercatore presso l’Accademia di Scienze Ambientali di Hainan), Khamhou Thounalom (direttore del Centro di ricerca su ambiente e foschia dell'Istituto di Ecologia e Biotecnologia del Ministero dell'Agricoltura e dell'Ambiente del Laos), Wu Haibo (vicedirettore del Comitato di gestione del Parco industriale di Danzhou), Ge Yong (vicedirettore della Divisione rifiuti solidi del Dipartimento di Ecologia e Ambiente della provincia di Jiangsu) e Liu Li (vicedirettore della Divisione rifiuti solidi del Dipartimento di Ecologia e Ambiente della Regione autonoma del Guangxi-Zhuang). I partecipanti hanno condiviso esperienze pratiche relative a iniziative quali meccanismi di incentivazione basati su un sistema a punti per la raccolta di rifiuti marini, pratiche di riduzione delle emissioni di carbonio lungo la ferrovia Cina-Laos, la pianificazione di industrie circolari nel Parco industriale di Danzhou, il sistema normativo intelligente di Suzhou per i rifiuti solidi e la gestione orientata al mercato delle risorse rinnovabili nel Guangxi. Inoltre, hanno approfondito le modalità di attuazione della cooperazione regionale, trattando temi quali lo sviluppo congiunto di progetti dimostrativi transfrontalieri di economia circolare, la promozione del mutuo riconoscimento degli standard regionali per il recupero dei rifiuti solidi, la creazione di reti digitalizzate per la supervisione del riciclaggio e la diffusione su larga scala di tecnologie a basse emissioni di carbonio per l’utilizzo delle risorse, come le alternative alla plastica a base di bambù.

La conferenza rientra nel ciclo di eventi della Settimana della cooperazione ambientale Cina-ASEAN 2026. L’iniziativa mira a rafforzare l’allineamento con il meccanismo di cooperazione “ASEAN Plus Three”, a promuovere pratiche di recupero dei rifiuti e lo sviluppo di industrie a basse emissioni di carbonio, nonché a favorire un modello regionale di sviluppo verde, circolare e a basse emissioni. L’evento si propone di generare risultati concreti di cooperazione in occasione del 35° anniversario delle relazioni di dialogo Cina-ASEAN e del 5° anniversario del Partenariato strategico globale Cina-ASEAN.  

Giuseppe Poderati

Giuseppe Poderati è professore di Lingua e Cultura Italiana presso la Hubei University of Economics in Cina con focus su eco-linguismo. Laureato con lode in Giurisprudenza presso l’Università LUMSA, ha arricchito il suo percorso formativo partecipando a un programma di scambio internazionale presso la SUNY - State University of New York e il Center for Italian Studies. Giuseppe ha proseguito gli studi con corsi post-laurea in Business Internazionale, Politiche Pubbliche nell’Euro-Mediterraneo, ASEAN e Diritto Internazionale e Comparato, frequentando prestigiose istituzioni come il Graduate Institute di Ginevra e la National University of Singapore. Durante la sua carriera accademica, è stato visiting scholar presso il Max Planck Institute e l’Università di Palermo. Autore di numerosi articoli scientifici, Giuseppe ha completato un dottorato di ricerca in Diritto Ambientale presso la Wuhan University, consolidando il suo profilo di studioso internazionale e collaborando con altre università e organizzazioni.