Emissioni di gas serra dai bacini idrici superiori a quanto previsto in precedenza. Troppo metano

Nel mondo equivalgono a 1,07 gigatonnellate di CO2, il 29% in più di quel che si credeva

[1 Giugno 2021]

Secondo lo studio “Year-2020 Global Distribution and Pathways of Reservoir Methane and Carbon Dioxide Emissions According to the Greenhouse Gas from Reservoirs (G-res) Model”, pubblicato su Global Biogeochemical Cycles da un team di ricercatori della Washington State University (WSU) e dell’Université du Québec à Montréal (UQAM), le emissioni di gas serra prodotte dai bacini idrici di tutto il mondo sono di circa il 29% superiori a quanto suggerito da studi precedenti. Ma dallo stesso studio emerge che  potrebbero essere prese misure pratiche per ridurre questo impatto inatteso.

I ricercatori spiegano che «Gran parte dell’aumento delle emissioni deriva dal degassamento del metano precedentemente non contabilizzato, un processo in cui il metano passa attraverso una diga e ribolle a valle». Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che i bacini idrici del mondo producono ogni anno metano, anidride carbonica e altri gas serra in una quantità approssimativamente equivalente a 1,07 gigatonnellate di CO2. Una piccola quantità rispetto alle oltre 36 gigatonnellate di emissioni di gas serra prodotte ogni anno dai combustibili fossili e da altre fonti industriali, ma che rappresenta più delle emissioni annuali di gas serra della Germania, il sesto più grande emettitore del mondo e il primo nell’Unione europea, ed equivalenti più o meno al peso di 10.000 portaerei statunitensi a pieno carico.

Lo studio del team guidato da John Harrison, della Vancouver School of the Environment della WSU è il primo a includere il degassamento del metano nella stima delle emissioni globali di gas serra prodotti dai bacini idrici artificiali. Il team di ricercatori ha anche preso in considerazione numerose altre variabili non contabilizzate, come la temperatura e la profondità dell’acqua e la quantità di sedimenti di migliaia bacini artificiali di tutto il mondo. Studi precedenti che avevano hanno calcolato le emissioni complessive di gas serra dai bacini idrici si basavano esclusivamente sui tassi di emissione medi per superficie del bacino.

Harrison ricorda che «Mentre un certo numero di documenti ha sottolineato l’importanza dei sistemi acquatici come fonti di metano per l’atmosfera, questo è il primo documento che io sappia che abbia esaminato esplicitamente quali tipi di bacini sono grandi fonti e perché. Ci dà la possibilità di iniziare a lavorare per capire cosa potremmo fare per le emissioni di metano prodotte da questi tipi di sistemi».

La decomposizione della materia vegetale sul fondo dei bacini idrici alimenta la produzione di metano, un gas serra che in un secolo è 34 volte più potente della CO2 e, in termini di emissioni complessive, il suo impatto è paragonabile a quello delle risaie o alla combustione di biomasse.

Harrison e il suo team hanno scoperto che «Il degassamento del metano rappresenta circa il 40% delle emissioni dai bacini idrici. Questo grande aumento delle emissioni precedentemente non contabilizzate è stato in parte compensato da una minore quantità di metano proiettata che si diffonde dalla superficie dei bacini. Le emissioni di anidride carbonica erano simili a quelle riportate nel lavori passati».

Risultati che rivelano che «I tassi più elevati di emissioni di gas serra dai bacini idrici si verificano nei tropici e nelle regioni subtropicali. Si stima che l’83% delle emissioni di metano si sia verificato nelle zone a clima tropicale». Queste sono anche le aree dove si prevede di realizzare la maggior parte dei progetti di nuovi bacini idrici –  in corso e pianificati – nei prossimi decenni.

Alla WSU fanno notare che «I risultati sono particolarmente importanti perché potrebbe essere possibile ridurre le emissioni di metano a valle dei serbatoi prelevando selettivamente l’acqua vicino alla superficie dei bacini, che tendono ad essere poveri di metano piuttosto che da profondità maggiori, dove spesso si accumula il metano».

Ad esempio, in uno studio correlato, una diminuzione simulata della profondità di prelievo dell’acqua di appena 3 metri ha prodotto una riduzione del 92% delle emissioni da degassamento del metano da un bacino idrico in Malaysia.

Harrison  precisa: «Non stiamo dicendo che i bacini siano necessariamente cattivi. Molti forniscono servizi importanti come l’energia elettrica, il controllo delle inondazioni, la navigazione e l’acqua. Piuttosto, vogliamo portare l’attenzione su una fonte di emissioni di gas serra che pensiamo possa essere ridotta negli anni a venire, mentre lavoriamo per emissioni carbon neutral».

Il lavoro di Harrison e dei colleghi ha recentemente aiutato l’Intergovernmental Panel on Climate Changea riconoscere i bacini idrici e le terre allagate come parte integrante delle emissioni complessive di ogni Paese.

Harrison  conclude: «Siamo interessati a utilizzare questo lavoro per migliorare questi modelli e stime globali. Uno degli obiettivi finali di questo lavoro è migliorare la nostra capacità di stimare la quantità di gas serra provenienti dai bacini su base nazionale, in modo che i Paesi possano affrontare questa fonte e includerla nel modo in cui gestiscono le loro responsabilità in materia di gas serra».