Riceviamo e pubblichiamo

Neanche la pandemia ferma i botti di fine anno

Contribuiscono all’inquinamento atmosferico, acustico, generano una quantità elevata di rifiuti, accentuano il rischio di incendi, rappresentano un pericolo per l’incolumità delle persone e per gli animali

[4 Gennaio 2021]

L’emergenza sanitaria ed economica, il Paese in zona rossa e l’emanazione di varie ordinanze comunali non hanno costituito un reale deterrente alla tradizionale usanza dei botti di fine anno.

Dall’analisi dei dati comunicati dal dipartimento di Pubblica sicurezza si evince che sono stati rilevati 79 feriti e 23 ricoverati, 13 casi di ferimento determinati dall’utilizzo di armi da fuoco di cui 1 con prognosi maggiore di 40 giorni e 229 interventi dei Vigili del fuoco.

I festeggiamenti di fine anno contribuiscono all’inquinamento atmosferico poiché a seconda della composizione delle polveri utilizzate possono essere emessi metalli pesanti ed elementi pericolosi quali, ad esempio, antimonio, arsenico, diossina, potassio, stronzio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo.

Nella notte di Capodanno, infatti, l’inquinamento dell’aria, specialmente da polveri sottili, risulta più elevato rispetto a quello medio causato dalle attività produttive durante il corso dell’anno in quanto la simultaneità degli eventi accentua gli impatti sul territorio nazionale.

Ritengo utile sottolineare che tra le azioni in grado di mitigare l’inquinamento atmosferico si annoverano, oltre al meteo e alle misure antismog strutturali o temporanee (ad es. le domeniche ecologiche, i divieti di circolazione, la riduzione della temperatura nelle case per il riscaldamento domestico, il divieto di spandimento liquami zootecnici e/o quello di combustioni all’aperto), soprattutto i comportamenti individuali che si verificano nella notte di fine anno.

Le tradizioni pirotecniche causano l’inquinamento acustico, accentuano il rischio di incendi, rappresentano un pericolo per l’incolumità delle persone (in particolare degli utilizzatori) e disturbano le specie animali, selvatiche e domestiche, viste le dimensioni, l’entità dei rumori e la gittata dei botti e dei fuochi d’artificio.

Ad esempio a Roma in prossimità della stazione Termini si è verificata una moria di storni in quanto il rumore dei botti ha indotto i volatili, spaventati e disorientati, ad urtare contro i fili dell’alta tensione o contro le finestre o le facciate dei palazzi della zona.

Infine la dispersione nell’ambiente degli involucri in cartone o alluminio dei petardi genera una quantità elevata di rifiuti che si aggiungono a quelli che si producono di norma, già in misura considerevole.

Concludendo suggerisco l’opportunità di utilizzare le seguenti ipotesi alternative che, pur mantenendo la tradizione, consentono di tutelare l’ambiente:

  1. spettacoli piromusicali che non prevedono detonazioni;
  2. giochi pirotecnici coreografici e meno fragorosi;
  3. spettacoli di luce
  4. utilizzo di bacchette scintillanti, trottole e girandole luminose;
  5. proiezione di luci colorate o iscrizioni luminose sui monumenti, palazzi o edifici rappresentativi della città;
  6. video-arte digitale;

Le soluzioni di cui sopra non ricomprendono i palloncini o le lanterne cinesi in quanto, rispettivamente, incrementano l’inquinamento ambientale e il rischio d’incendio.

Per approfondire il discorso sulle lanterne cinesi https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/attualita/incendi-la-sigea-scrive-a-costa-vietare-uso-lanterne-cinesi/index.html

di Ilaria Falconi*

*Tecnologo di ricerca III liv CREA presso il MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo), Consigliere Nazionale SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale), Consigliere SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sez. Lazio