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Intervista al professore Giovanni De Lellis dell'Università di Napoli Federico II

Cosa c’è dentro una vecchia discarica? La radiografia muonica apre le porte al landfill mining

Per l’indagine della discarica di Tufo Colonico nel Molise verrà usata per la prima volta una tecnica sviluppata nell’ambito della Fisica della Particelle elementari
 |  Interviste

Il landfill mining è un’innovativa tecnologia che punta all’estrazione e al recupero di materiali dalle discariche esaurite per trasformarle in vere e proprie "miniere" da cui estrarre risorse, liberando al contempo nuove volumetrie per smaltire in sicurezza ciò che non può essere recuperabile.

Un aspetto cruciale per la buona riuscita del landfill mining sta nel capire quali materiali si trovano effettivamente nel corpo della discarica: nel merito, è in avvio un’iniziativa da 1,2 mln di euro co-finanziata dalla Regione Molise nel sito pilota di Tufo Colonoco – dove opera la Società RES –, che impiegherà la radiografia muonica sotto il coordinamento scientifico del professore Giovanni De Lellis (nella foto, ndr) dell'Università di Napoli Federico II. L’abbiamo intervistato.

Intervista

Professore, ci illustri chi sono i partner del progetto, che durata avrà e quali saranno le principali caratteristiche dell’intervento.

Il progetto ha la durata di 24 mesi e si propone di utilizzare per la prima volta la tecnica della radiografia muonica, sviluppata nell’ambito della Fisica della Particelle elementari, per l’indagine della discarica di Tufo Colonico nel Molise, in modo da studiare le effettive potenzialità della tecnica in questo ambito. È prevista la realizzazione di diversi telescopi basati sulla tecnica delle emulsioni nucleari che misureranno il flusso di muoni provenienti dai raggi cosmici in diversi punti della discarica per indagare la sua struttura e produrre una mappa tridimensionale della densità dei materiali in essa stoccati. Il progetto è condotto congiuntamente dalla RES Spa e dall’Università di Napoli “Federico II”. La società RES, Recupero Etico Sostenibile, opera da oltre 30 anni nel settore della sostenibilità ambientale e della Circular Economy e gestisce la discarica di Tufo Colonico.

Il gruppo dell’Università di Napoli, da me guidato, ha da anni sviluppato la tecnologia della radiografia muonica applicandola con successo in vari contesti, dalla vulcanologia con l’indagine del vulcano Stromboli, alla investigazione del sottosuolo del Rione Sanità di Napoli con la scoperta di una camera funeraria nascosta negli ipogei dei Togati e dei Melograni.   

Radiografia muonica è un termine sconosciuto ai più: di cosa si tratta?

La radiografia muonica, o muografia, è una tecnica che utilizza i muoni, particelle prodotte nella cascata che segue l’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre, per ricostruire un’immagine della struttura interna di un oggetto. Il principio è simile a quello delle radiografie, con il vantaggio di poter investigare oggetti molto più grandi e distanti dal punto di osservazione, per la maggiore capacità di penetrazione dei muoni rispetto ai raggi X. Quando guardiamo una radiografia vediamo la lastra nera nella parte in cui c’è area mentre le zone dense come quelle ossee sono bianche. Questo contrasto di densità si può apprezzare con i muoni anche per evidenziare cavità in grossi oggetti come i vulcani o strutture di densità diversa da quella attesa nel sottosuolo o in una discarica come in questo caso.

Che risultati vi aspettate di ottenere? Al termine del progetto, quali potrebbero essere le azioni successive da applicare sulla base dei vostri dati?

Ci attendiamo con questo progetto di capire le potenzialità della tecnica applicate per la prima volta a questo contesto e di produrre delle prime misure di densità fornendo una mappa tridimensionale della discarica di Tufo Colonico. Da questa mappa di densità si potrebbero evidenziare delle aree di densità anomale da investigare ulteriormente con sondaggi dedicati in situ.

Quali sono i casi operativi in landfill mining oggi presenti lungo lo Stivale, e quali pensa siano le principali criticità da superare per la diffusione di questa tecnologia?

È la prima volta che questa tecnica viene proposta per essere applicata in questo ambito, non solo in Italia, e questo ne accresce l’interesse. Le potenzialità della tecnica sono estremamente promettenti perché si potrebbero produrre mappe per tutte le discariche in Italia, cercando di recuperare materiali in essi coinvolte, alimentando così una economia circolare in cui le discariche posso entrare almeno parzialmente in un processo di recupero di materiali.

Le difficoltà tecniche che potrebbero incorrere sono legate alla diversa morfologia delle varie discariche localizzate in territori diversi. Ad esempio, le discariche realizzate in valli circondate da montagne offrono un potere risolutivo che sulla carta è inferiore rispetto a quelle realizzate su un terreno pianeggiante lontano da rilievi montuosi. Pertanto, la potenzialità della tecnica andrà valutata con degli studi preventivi sul territorio per ciascuna discarica.  

Adriano Pistilli

Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti, specializzato nel trattamento acque reflue urbane contaminate da Farmaci e acque reflue farmaceutiche. Svolge l’attività didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento) e dell’Ecofarmacovigilanza. Attualmente ricopre l’incarico di Responsabile delle Relazioni con le Industrie Farmaceutiche per un’importante azienda attiva nel campo del trattamento acque. Autore di numerose pubblicazioni riguardanti il ciclo dei rifiuti, il ciclo delle acque, la gestione dei siti contaminati, i microinquinanti emergenti come Farmaci e PFAS, la mutagenesi ambientale e la cancerogenesi chimica. Autore di tre testi di sussidio didattico per l’editore La Valle del Tempo: “Inquinamento da PFAS. Trattamenti clinici, farmacologici e ingegneristici per contrastarlo”, “Trattato sull’Ecofarmacovigilanza” e “I test di mutagenesi nella valutazione della tossicologia dei Farmaci”.