
Aggregati riciclati, alta qualità a prezzi più bassi. Perché allora c’è poco mercato? Lo spiega il presidente Anpar

I rifiuti da costruzione e demolizione (codice 17) in Italia nel 2023 sono pari a 82,5 milioni di tonnellate (in aumento, nel 2022 erano 80,1). Ovvero, oltre la metà del totale dei rifiuti speciali prodotti (50,1%). Già oggi oltre l’80% di questi rifiuti viene avviato ad operazioni di recupero: 69,9 milioni di tonnellate, più di una tonnellata ad abitante. Di gran lunga il principale flusso di riciclo nel nostro Paese.
Di solito questa eccellente performance ambientale di settore non viene molto sottolineata e valorizzata nel dibattito pubblico, spesso attento a flussi di riciclo più “suggestivi” (carta, metalli, vetro, legno, organico) o “particolari” (Raee, plastiche, tessili), ma con valori assoluti molto più bassi. Se l’Italia ha uno dei migliori indici di circolarità in Europa lo si deve prevalentemente al settore dei “rifiuti inerti”. Il settore infatti ha ampiamente raggiunto l’obiettivo di riciclo fissato dalla Ue al 2020 nella misura del 70%.
Si tratta di una filiera fatta da centinaia di impianti autorizzati in Italia, e di questi 180 circa associati all’interno di Anpar, che da pochi giorni ha un nuovo presidente, Carlo Colombino, che abbiamo intervistato.

Intervista
Quello dei rifiuti da costruzione e demolizione si presenta come un settore in crescita, sia quantitativa che qualitativa.
Sì, la produzione di rifiuti da costruzione e demolizione è aumentata negli ultimi anni, anche grazie agli ecobonus e alle ristrutturazioni per migliorare gli standard abitativi. E il sistema delle imprese che accolgono questi rifiuti e producono aggregati riciclati è in espansione, con impianti in tutte le regioni, ed un aumento anche degli iscritti alla nostra associazione. Siamo il più importante settore del riciclo nazionale, in molti casi con impianti efficienti ed innovativi.
I vostri impianti non hanno problemi a ricevere rifiuti dalle aziende dell’edilizia, ma non sempre i mercati di sbocco sono altrettanto capienti, dato che spesso non si riesce, o almeno si hanno grandi difficoltà, ad utilizzare tutti i nostri aggregati prodotti
Esatto. Il nostro sistema di impianti garantisce a tutti gli operatori delle costruzioni il conferimento dei rifiuti prodotti, consentendo il funzionamento di un settore cruciale per l’economia nazionale. Noi ci preoccupiamo di trattare questi rifiuti, produrre aggregati riciclati e collocarli nuovamente sul mercato delle costruzioni. Prevalentemente si tratta di rilevati stradali, sottofondi, opere di consolidamento e basi per nuove aree civili e industriali. La domanda di materiale è alta, ma non sempre è facile collocare gli aggregati riciclati. E questo è un problema, perché in momenti di rallentamento gli impianti possono solo arrivare ai limiti di stoccaggio previsti dalle norme e dalle autorizzazioni, poi rischiano di chiudere i cancelli.
Ma esiste un mercato nazionale per 60-70 milioni di tonnellate di aggregati riciclati?
Questa è una domanda che dovrebbe preoccupare tutti, specialmente i decisori politici. Diciamo che potenzialmente la domanda di materiali per infrastrutture e opere di diverso tipo è elevatissima e potrebbe probabilmente assorbire tutto il flusso di riciclo. Gli aggregati riciclati sono ottimi, per esempio, per i rilevati stradali. Ma ancora oggi viene troppo spesso preferito il materiale vergine, estratto da suoli naturali. In molti casi i responsabili dei cantieri e i direttori lavori preferiscono materiali vergini rispetto a quelli riciclati non per motivi legati alla qualità o alle prestazioni del prodotto, ma perché si sentono più tranquilli a causa della complessa normativa End of Waste. Ma la qualità degli aggregati riciclati ormai è ottima e i prezzi sono più bassi. Il materiale ha una buona portanza, migliore di molti aggregati naturali. Facciamo qualche esempio di potenziali utilizzi di aggregato riciclato: nella sola recente realizzazione della bretella autostradale Asti-Cuneo, terminata a dicembre 2025, sono occorsi solo per la parte finale circa 2 milioni di mc di materiale; purtroppo, essendo un vecchio progetto, per il reperimento dei fabbisogni erano state previste cave di prestito. Per fortuna nella parte finale sono state utilizzate circa 400,000 tonnellate di aggregato riciclato, che ha dato risultati prestazionali superiori al materiale estratto dalle cave di prestito. Invece, altro esempio, per la futura pedemontana Novara-Biella occorreranno circa 3,3 milioni di metri cubi; in questo caso il piano di reperimento degli inerti è stato fatto con le nuove norme regionali, e pertanto non vi saranno nuove cave e una parte del fabbisogno sarà soddisfatto dai materiali provenienti da recupero di rifiuti edili. Dico questo solo per avere qualche dato a dimostrazione del fatto che un mercato potrebbe sicuramente esserci. C’è poi un mercato potenziale grande legato ai ripristini dei piccoli lavori stradali legati alle manutenzioni delle infrastrutture sotterranee (acqua, gas, Tlc). Questi sono cantieri quotidianamente presenti su tutto il territorio nazionale. La terra scavata viene avviata ai nostri impianti come rifiuto, ma in molti casi le direzioni lavori comprano poi per il riempimento materiale vergine invece che aggregati riciclati. Questo potrebbe essere davvero un mercato importante e c’è un ruolo di politiche circolari delle utilities nazionali e locali.
Di che prezzi stiamo parlando?
Un impianto medio in Italia ha un prezzo di conferimento del rifiuto che va tra i 12 e i 18 euro a tonnellata. L’aggregato riciclato viene invece venduto, in media, tra i 2 e i 6 euro a tonnellata, prezzo molto inferiore a quello del materiale vergine, quotato intorno ai 10-15 euro tonnellata. Il gestore di un impianto trova il suo equilibrio economico finanziario nel mix dei ricavi da “gate fee” e da vendita del prodotto. Se il mercato del riciclo funzionasse bene, probabilmente si abbasserebbero i prezzi di conferimento (con benefici per l’economia delle costruzioni) e si alzerebbero i prezzi di vendita degli aggregati riciclati (con benefici ambientali), e questo può essere un buon obiettivo per il futuro.
Quindi il problema è far funzionare meglio il mercato degli aggregati riciclati?
Sì. Il decisore politico deve guardare al nostro settore come di gran lunga il principale attore dell’economia circolare e capire che questa funziona se i mercati funzionano, rimuovendo quindi gli ostacoli. L’economia circolare è ormai una strada obbligata e giusta, ma non funziona spontaneamente. La sfida è coniugare, a pari tutele ambientali, il rispetto della norma con la sostenibilità operativa. È un problema di decisioni e di strumenti.
Giusto, veniamo agli strumenti: i Criteri ambientali minimi (Cam) non obbligano ad usare materiale riciclato?
Sì, i nuovi Cam strade prevedono un obbligo di questo tipo, ma non sempre questo viene rispettato, come è recentemente accaduto nel caso di lavori del Comune di Roma. Se una stazione appaltante non rispetta i Cam rischia solo un ricorso da parte di un concorrente e quindi di rifare la gara, se accade. Ma non è un disincentivo sufficiente. Occorre vigilare e monitorare le gare: gli appalti pubblici sono il principale strumento per garantire il mercato degli aggregati riciclati. Tutte le grandi opere devono usare aggregato riciclato, anche nelle opere che sono più distanti dagli impianti di riciclo, questo non può essere un alibi per non usare riciclato.
Altro strumento: il decreto End of waste, state discutendo con il Mase…
I nostri impianti sono autorizzati per far uscire un prodotto End of waste, e applichiamo una norma nazionale che però ha ancora delle criticità, anche se migliore di quella precedente. Si lavora anche ad una norma europea per l’End of waste degli aggregati riciclati; per adesso il Jrc ha pubblicato un report tecnico che crea più problemi di quelli che risolve. Avevamo molte aspettative su un End of waste europeo, per adesso non siamo sulla strada giusta. Con il Mase stiamo discutendo alcune modifiche dell’attuale testo dell’End of waste nazionale (decreto 127 settembre 2024) che consentano ai nostri operatori di lavorare in un contesto non punitivo ed eccessivamente rischioso: lavorando rifiuti in ingresso agli impianti, può capitare di avere mix di materiali diversi e che cambiano, che possono contenere alcuni parametri superiori ai valori previsti dai test di cessione o da altri valori limite previsti nel decreto. Alcuni sono spesso presenti naturalmente nei terreni (nichel, solfati, arsenico per es.); la presenza anche di un solo minimo superamento fa perdere la caratteristica di End of waste, ripristinando la condizione di rifiuto. In caso di controllo questo significa la contestazione di smaltimento illecito dei rifiuti, con conseguenze gravi amministrative e penali anche alla luce del nuovo Dm 116 “Terra dei fuochi”. Non chiediamo uno “scudo” assoluto, solo una procedura per cui in caso di rilevamento di alcuni valori sopra i limiti soglia, si possa procedere a ri-analizzare il materiale o ad utilizzare altri metodi, per esempio fare una prova ecotossicologica e verificare i risultati. Questo collegamento diretto fra non conformità marginali, assolutamente non rischiose per l’ambiente, e rischio penale è disastroso per noi e per tutto il nostro mercato.
Il vostro prodotto è, nella maggior parte dei casi, un aggregato riciclato misto. Ci sono spazi di mercato per prodotti riciclati monomateriale?
È un tema complesso anche se non dobbiamo escludere di andare anche in quella direzione, già oggi si produce e si utilizza, per esempio, calcestruzzo riciclato. È un problema di spazio negli impianti: allestire linee di separazione e trattamento per flussi specifici significa disporre di superfici più ampie e non sempre è possibile. Poi valorizzare materiali più pregiati (come il calcestruzzo) produce inevitabilmente la conseguenza di impoverire l’aggregato riciclato rimanente, con problemi di mercato, o addirittura con la necessità di dover mettere in discarica il materiale rimanente non utilizzato. Insomma è una sfida per il futuro, ma la priorità oggi è consolidare e rendere stabile e remunerativo il mercato degli aggregati riciclati che produciamo.
Insomma, fare un nuovo edificio interamente di materiale riciclato è ancora un sogno?
Beh, è complicato. Le opere strutturali in cemento armato hanno standard molto rigidi ed è complesso usare materiale riciclato. Per gli altri materiali ci sarà di sicuro una evoluzione anche in applicazione della nuova direttiva Case verdi. Pertanto, interamente direi di no, però si può aumentare l’utilizzo attuale




