
«L’ora delle scelte è adesso». Il Forum di Legambiente chiama la Toscana a raccolta per la transizione energetica

Nonostante la guerra in corso scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai ampliata all’intera area del Medio Oriente, stia facendo calare sull’Italia una nuova crisi energetica – che si tocca con mano sui prezzi alla pompa di benzina come sul costo dell’elettricità, il cui prezzo all’ingrosso è stato fissato per l’89% delle ore dal gas fossile in questa prima parte dell’anno – in Toscana come nel nostro Paese l’avanzata delle energie rinnovabili procede col freno a mano tirato. Come se ne esce?
Per contribuire a dare risposta fattiva al problema, Legambiente Toscana lungo l’intera mattinata di sabato 28 marzo un Forum regionale di alto livello sui temi dell’energia in Palazzo Medici Riccardi (Firenze), con la media partnership di greenreport. Ne abbiamo parlato col presidente del Cigno verde toscano, Fausto Ferruzza.

Intervista
La Toscana non sta riuscendo a rispettare i pur timidi obiettivi di installazione al 2030 per gli impianti rinnovabili individuati dal decreto Aree idonee: a fine 2025, in base ai dati Terna, il gap è già di 207 MW. Di questo passo cosa può davvero succedere di “sbloccante” nella nostra regione?
«Il caos normativo generato dalle inadempienze statali e governative certamente non ha giovato. Un ping pong davvero sconcertante, che ha finito col creare un clima d’incertezza sui territori e tra gli operatori. Con scarse assunzioni di responsabilità da parte di tutti i potenziali decisori. Nessuno escluso. C’è solo da augurarsi che questa seconda crisi energetica, determinata dall’aggressione all’Iran, così vicina ma anche così diversa da quella omologa generata dalla guerra russo/ucraina nel 2022, possa risvegliare le coscienze delle nostre Istituzioni. Anche perché non abbiamo più molto tempo. L’ora delle scelte è adesso e, a nostro avviso, entro questa cornice, va sottolineato di più il nesso tra modello energetico e pace. Le fonti fossili, basate sul modello predatorio dell’estrattivismo lineare, generano guerre e disuguaglianze, le rinnovabili solo pace, autodeterminazione ed equità».
Cosa si aspetta dalla nuova legge sulle aree idonee e dal piano sulle aree di accelerazione in lavorazione in Consiglio Regionale della Toscana?
«Mi aspetto molto. Non possiamo rischiare un’altra volta di esporre il testo a contenziosi di natura costituzionale. Deve esser chiaro che le Regioni (e quindi anche la Toscana) possono solo allargare le maglie dell’idoneità dei territori rispetto al dettato del Decreto 199/2021, non restringerle. Inoltre, deve esser profuso un supplemento di coraggio pianificatorio nello sviluppo della fonte eolica, dal momento che l’installato da fonti rinnovabili in Toscana negli ultimi tre anni è da ascriversi quasi esclusivamente al fotovoltaico».
Da cosa dipende l’ampia diffusione delle sindromi Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato elettorale) contro gli impianti rinnovabili, e come se ne esce?
«Da molti fattori. Paura, pavidità, timidezze interistituzionali. Forse, in alcuni casi, anche da ignoranza tecnica. Il risultato, in ogni caso, è devastante. La Spagna di Sanchez ci dimostra, però, che la cosiddetta area progressista avrebbe un enorme spazio di azione politica se solo avesse l’audacia d’intestarsi la necessità storica di attuare la transizione. Non solo energetica. Quindi se ne esce solo col coraggio e la capacità di visione».
Lei di formazione è architetto, con una particolare attenzione al paesaggio: come si concilia la necessaria installazione di impianti rinnovabili di grande taglia con la tutela – non l’immodificabilità – dei celebri paesaggi toscani?
«Stresso qui solo tre sostantivi, in modo didascalico. Perché la risposta meriterebbe molte pagine di riflessione accurata. Le tre parole d’ordine sono, in sequenza: pianificazione, partecipazione, qualità progettuale. Noi dobbiamo trasformare il nostro paesaggio, già ferito da consumo di suolo e crisi climatica, per “migliorarlo”, non certo per sfigurarlo. È un compito difficile, ma merita di esser declinato con le migliori competenze di cui la nostra regione è dotata. Come fecero magistralmente i nostri “mezzadri” per quasi cinque secoli, modellando il meraviglioso paesaggio rurale toscano».
Per rendere socialmente accettabile la transizione ecologica è urgente far sì che la maggiore convenienza delle fonti rinnovabili emerga anche nelle bollette dei cittadini. Quali strumenti abbiamo – o dovremmo avere – a disposizione?
«Dobbiamo sottolineare con ancora più forza che la conversione energetica della nostra economia e dei nostri stili di vita è soprattutto conveniente, sono d’accordo con lei. Ma basterebbe, in questo senso, citare gli ultimi dati Ember, per i quali da gennaio a marzo 2026 la Spagna ha pagato mediamente l'energia elettrica 48 euro a MWh, l'Italia 128. Nello stesso periodo sempre in Spagna, il gas ha inciso per il 15% sul costo dell'energia elettrica, in Italia per l'89%. E a chi obietta che in Spagna ci sono ancora centrali nucleari, ribatto con questa evidenza statistica. La produzione da rinnovabili in Spagna, dal 2020 al 2025, è cresciuta di 48 TWh (in Italia solo di 12) mentre la produzione da nucleare, nello stesso periodo, è scesa di 4 TWh. Chiaro? Mix energetico da fonti rinnovabili, reti intelligenti e accumuli».





