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I funzionari pubblici che la richiedono quando non è necessaria commettono irregolarità

La Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca) è fondamentale, ma non sempre

Sammuri: «Servono formazione e responsabilizzazione, la tutela della biodiversità è troppo importante per essere appesantita da burocrazia inutile»
 |  Interviste

Recentemente Giampiero Sammuri ha pubblicato insieme al giurista Ciro Amato, sulla rivista scientifica Ambiente e Diritto, un articolo sulla Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca), disponibile qui: https://www.ambientediritto.it/dottrina/direttiva-92-43-cee-habitat-vinca-piani-e-programmi-connessi-e-necessari-alla-gestione-dei-siti-natura-2000/. Lo abbiamo intervistato per approfondire.

Intervista

Sammuri, dal vostro articolo qualcuno potrebbe pensare che vogliate ridimensionare la Vinca.

Assolutamente no. La valutazione d’incidenza ambientale è uno strumento fondamentale per proteggere la biodiversità europea. Proprio per questo deve essere fatta bene, con serietà e quando serve davvero. Se la usiamo in modo improprio, rischiamo paradossalmente di indebolirla.

Nell’articolo spiegate però quando, secondo voi, non è necessaria.

Più che una nostra opinione, è una ricostruzione basata su norme, documenti esplicativi dell’Unione europea e sentenze, sia della corte di giustizia europea che di tribunali italiani (Tar, Consiglio di Stato). In definitiva abbiamo semplicemente messo insieme e chiarito un quadro giuridico già esistente. Del resto, una rivista prestigiosa come Ambiente e Diritto sottopone ogni articolo a revisione da parte di esperti proprio per verificarne la solidità.

Ci può spiegare in sintesi di cosa tratta l’articolo?

Tutto parte dalla Direttiva 92/43/CEE, la cosiddetta “Habitat”, una pietra miliare della tutela ambientale in Europa. Questa direttiva individua habitat e specie da proteggere e istituisce la rete Natura 2000, cioè aree come Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS). In questi siti, quando si propone un intervento che potrebbe danneggiare habitat o specie – per esempio una strada o un’infrastruttura – è obbligatorio fare la VIinca. Ma la direttiva dice anche una cosa molto importante: la valutazione non serve per attività “connesse e necessarie” alla gestione del sito. Parliamo, ad esempio, di monitoraggi scientifici, piani e azioni di conservazione, interventi di ripristino ambientale. Eppure, nella pratica, spesso le amministrazioni richiedono la Vinca anche in questi casi.

Ma non è comunque una forma di maggiore cautela?

No, e per due motivi. Il primo è giuridico: si viola un principio fondamentale, quello del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). E soprattutto l’art. 1 della Legge 241/1990, che vieta di aggravare inutilmente i procedimenti. Il secondo è pratico: gli uffici pubblici hanno risorse limitate. Se li riempiamo di pratiche inutili, sottraiamo tempo ai casi davvero importanti.

Quindi un funzionario che chiede una Vinca non necessaria commette un’irregolarità?

Sì, sicuramente. Oggi l’abuso d’ufficio, è stato abolito, se non lo fosse stato, saremmo proprio in una delle casistiche che erano previste, il funzionario che, abusando del suo potere “arreca ad altri un danno ingiusto”. Far fare a qualcuno dei documenti non dovuti crea un danno, in termini di tempi ed oneri.

Dal punto di vista amministrativo comunque, a legislazione vigente si possono configurare: eccesso di potere, illogicità, sproporzione, aggravamento del procedimento. Tutti elementi che possono portare all’annullamento degli atti e anche a responsabilità disciplinari. E su questo esiste ormai una giurisprudenza molto ampia, sia italiana che europea.

Cosa si dovrebbe fare per riportare la Vinca nel suo giusto ambito?

Due cose soprattutto. La formazione: Serve più consapevolezza, sia nella pubblica amministrazione che tra i professionisti. Poi la responsabilizzazione: quando viene richiesta una Vinca non dovuta, bisogna iniziare a farlo presente, anche formalmente. Capisco che molti temano conseguenze nei rapporti con la Pa e preferiscano “adeguarsi”. Ma questo atteggiamento, alla lunga, danneggia tutti. La tutela della biodiversità è troppo importante per essere appesantita da burocrazia inutile.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.