
Dalla Campania all’Italia, la sfida per un servizio idrico e ambientale a misura di cittadino

Già protagonista della trasformazione del servizio idrico in Campania come guida dell’Ente idrico (Eic), Luca Mascolo da poco ha assunto anche la presidenza nazionale di Anea, l'Associazione nazionale degli Enti di governo d'ambito per l'idrico e i rifiuti. Al centro del suo mandato, un obiettivo ambizioso: l’efficienza dei servizi pubblici essenziali, come quello idrico, superando le storiche frammentazioni territoriali. L’abbiamo intervistato per esplorare come coniugare attraverso la governance investimenti tecnologici, sostenibilità ambientale e risposte concrete alle esigenze difficoltà dei territori.
Intervista
Presidente, lei approda alla guida di Anea dopo l’esperienza in Campania. Qual è la prima priorità che porterà sul tavolo del Governo per supportare gli 84 Enti d’ambito che oggi rappresenta?
La priorità è il rafforzamento della governance del settore, perché oggi il vero limite non è solo la regolazione, ma la sua attuazione sui territori. Serve un riconoscimento pieno del ruolo degli enti di governo d’ambito come snodo tra Stato e territori, accompagnato dal completamento del quadro normativo e da un salto di qualità istituzionale, anche attraverso un presidio nazionale dedicato al servizio idrico. Parallelamente, è fondamentale investire sulle competenze tecniche e amministrative: gestiamo miliardi di investimenti strategici e non possiamo più permetterci strutture fragili o frammentate. L’obiettivo è rendere gli 84 enti rappresentati da Anea protagonisti di una programmazione efficace, capace di trasformare le risorse in risultati concreti
La riduzione delle perdite idriche e l’ammodernamento delle reti sono corse contro il tempo. Come intende Anea vigilare affinché i fondi europei si trasformino in cantieri chiusi e non in occasioni sprecate?
La sfida non è solo quella di lavorare a programmazioni valide che ci permettano di ottenere risorse, ma riuscire poi trasformarle in opere reali. Per farlo, Anea lavorerà su tre direttrici: governance chiara e responsabilità definite, per evitare sovrapposizioni che rallentano i progetti; rafforzamento delle capacità tecniche degli enti, anche attraverso formazione e supporto operativo; monitoraggio costante degli interventi, con un approccio orientato ai risultati. Oggi non possiamo più permetterci ritardi: le reti sono in molti casi a fine vita e le perdite arrivano anche a livelli altissimi, fino al 70%. Il tema non è solo tecnico, ma culturale: dobbiamo uscire dalla logica emergenziale e programmare in modo strutturale, con una visione industriale del servizio idrico.
Esiste ancora un forte gap tra Nord e Sud nella gestione delle risorse ambientali. Quali strumenti metterà in campo la sua presidenza per garantire standard di qualità uniformi in tutta Italia?
Il divario esiste ed è legato soprattutto alla frammentazione amministrativa e alla debolezza della governance in alcuni territori, più che alla mancanza di regole. Gli strumenti per superarlo sono rafforzare gli enti d’ambito su tutto il territorio nazionale; garantire accesso equo ai finanziamenti, evitando che i territori più deboli restino esclusi; costruire standard operativi e tecnici uniformi; favorire la condivisione delle migliori pratiche tra territori. Il rischio, già emerso con il Pnrr, è che le risorse aumentino le disuguaglianze anziché ridurle, premiando solo i sistemi già efficienti. Per questo Anea deve diventare sempre più una comunità tecnica nazionale, capace di accompagnare anche i territori in difficoltà.
In un momento di costi energetici instabili, come si concilia la necessità di grandi investimenti infrastrutturali con la tutela delle fasce più deboli e la sostenibilità delle bollette?
Il punto è trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e sostenibilità sociale. Gli investimenti infrastrutturali sono inevitabili – perché senza reti moderne non esiste servizio – ma non possono ricadere in modo insostenibile sui cittadini. Per questo è necessario: evitare scelte regolatorie che scarichino automaticamente i costi in tariffa; promuovere una fiscalità di sistema per alcune componenti (come le acque meteoriche); rendere più efficiente il servizio, riducendo sprechi e perdite; introdurre meccanismi di tutela per le fasce più fragili. L’acqua è un servizio essenziale e va trattato come tale: non può essere oggetto di approcci demagogici, ma neanche di logiche esclusivamente economiche. In questo senso, la sostenibilità passa anche da una maggiore consapevolezza collettiva: istituzioni, gestori e cittadini devono essere parte dello stesso percorso di sistema.





