Vai al contenuto principale

Intervista a Marco Gisotti, co-autore insieme a Tessa Gelisio del nuovo libro per Edizioni Ambiente

Green job, ecco quali sono i lavori verdi più richiesti in Italia e le competenze che mancano

«Oggi siamo nel pieno delle transizioni gemelle, quella ecologica e quella digitale. E ci dice che se impariamo anche a governate l’intelligenza artificiale potremo essere anche più sostenibili»
 |  Interviste

È stato appena pubblicato per Edizioni Ambiente Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro, il nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti che fa il punto sulla transizione ecologica come leva in grado di creare nuovi posti di lavoro in Italia.

Intervista

Come si è evoluto il mercato occupazionale dalla prima edizione di “Guida ai green jobs”, risalente ormai al 2009?

Nel 2009 analizzavamo le professioni del desiderio. Le stesse indagini sul mercato del lavoro verde, fatte al tempo da ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) e che oggi è INAPP (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche), guardavano alcuni settori specifici di cui il paese avrebbe avuto bisogno – per esempio le bonifiche o la gestione delle acque – e descriveva una ventina di mestieri che sarebbero stati necessari. Diversamente da quanto facevano le Nazioni unite con l’ILO che nel 2008 aveva appena pubblicato il primo rapporto sui “green jobs”. L’ONU calcolava i fabbisogni lavorativi veri e propri. Ed è proprio in quegli stessi anni che anche in Italia, Unioncamere introdusse nelle sue indagini sul mercato del lavoro l’ingrediente green. Potremmo dire che i nostri manuali sui green jobs, il lavoro di Unioncamere e i rapporti di Symbola hanno marciato parallelamente. E già nell’edizione di “Guida ai green jobs” del 2012 le professioni che avevamo censito erano basate su dati concreti di quanto il mercato del lavoro stesse cercando.

Oggi, siamo arrivati alla quarta edizione, scritta da zero come se fosse – anzi è un’opera del tutto originale e gli scenari sono molto cambiati. La domanda di figure ibride fra ambiente e digitale è diventata sempre più forte. Oggi siamo nel pieno delle transizioni gemelle, quella ecologica e quella digitale. E ci dice che se impariamo anche a governate l’intelligenza artificiale potremo essere anche più sostenibili.

Secondo i dati messi in fila dalla Fondazione Symbola, già oggi il 13,8% degli occupati italiani è verde: si tratta di 3,3 milioni di lavoratori. Altri milioni di posti di lavoro verdi verranno creati entro il 2029, ma le competenze per soddisfare questa domanda ci sono?

Il rapporto di GreenItaly di Symbola, non a caso fatto in collaborazione con Unioncamere, attinge agli stessi dati su cui abbiamo lavorato noi, quelli del Sistema Informativo Excelsior del sistema camerale italiano. Ma per “green jobs” noi non solo abbiamo preso i numeri dei “lavori verdi” ma abbiamo analizzato anche i dati delle competenze verdi che Unioncamere monitora ormai dal 2018 e qui veniamo al dato più interessante: le competenze verdi richieste dal mercato del lavoro da qui al 2030 interessano circa i quattro quinti di tutte le figure ricercate. Che, però, per più della metà sono di fatto introvabili. Per due motivi: manca una formazione adeguata e mancano le persone. Nel primo caso Università, scuole superiori, ITS Academy e formazione professionale devono migliorare la loro offerta formativa, ancora largamente inadeguata. Nel secondo caso, un po’ i salari sono ancora poco attrattivi (e questo spiega anche un certo numero di fughe di cervelli) e un po’ il fenomeno della denatalità comincia a farsi sentire sul mercato del lavoro. E non mancano solo figure apicali e ad alta specializzazione ma mancano persino i conducenti dei mezzi di trasporto pesanti, ancorché con competenze green.

Quali sono le professioni verdi più richieste lungo lo Stivale, e quali suggerimenti darebbe a quanti stanno cercando lavoro in quest’ambito?

Le professioni verdi più richieste oggi in Italia riflettono una ricerca disperata di figure concrete e ad alta evoluzione tecnica, come installatori fotovoltaici, elettricisti evoluti e tecnici dell’efficienza energetica. Accanto a questi, il mercato cerca costantemente operatori specializzati nei cantieri, esperti di riciclo, tecnici ambientali, ingegneri energetici e professionisti ESG. A chi cerca lavoro in questo ambito, suggeriamo di puntare su competenze ibride che uniscano abilità tecniche, digitali e ambientali. È fondamentale capire che la sostenibilità non sta creando un mercato separato, ma sta anche aggiornando i lavori esistenti: oggi quattro quinti delle professionalità ricercate richiedono competenze verdi. Non bisogna guardare al lavoro come dieci anni fa, ma adattarsi a questa trasformazione silenziosa del quotidiano.

Una recente ricerca condotta dalle Università di Pisa e Torino mostra però che neanche i green job stanno riuscendo a sfuggire dalla morsa del precariato. Com’è possibile favorire una maggiore stabilità lavorativa (anche) in quest’ambito?

Parafrasando Mark Twain, di cui un giornale statunitense dette notizia per errore della sua morte, la notizia delle esequie dei green jobs è grossolanamente esagerata. Nel lavoro pubblicato dai tre ricercatori di Pisa si dice esplicitamente che “in media, i titolari di lavori verdi hanno una probabilità inferiore di 2,4 punti percentuali di ricoprire una posizione permanente all’interno delle sottoclassi corrispondenti”.

Lo studio non analizza salari, opportunità di carriera o soddisfazione lavorativa, né confronta il divario contrattuale con la forte domanda di competenze green e la mancanza di candidati disponibili. Si tratta di un lavoro molto parziale per loro stessa ammissione e per tale va preso. Soprattutto se paragonato alla mole di dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, che sono quelli che noi abbiamo usato per il nostro libro. Ma sbaglieremmo a non tenerlo comunque da conto, se non altro come monito, ed è assolutamente condivisibile quanto aggiungono nelle loro conclusioni: “Questi risultati sottolineano la necessità di interventi politici mirati per garantire che i lavori verdi contribuiscano sia alla sostenibilità ambientale che alla stabilità del mercato del lavoro”.

Il professor Valerio Ficari, dell’Università di Tor Vergata, per esempio, ha fatto un interessantissimo lavoro sui possibili strumenti fiscali a sostegno dell’occupazione green che meriterebbe di essere approfondito.

Il comparto dei green job non sta sfuggendo alla disuguaglianza di genere: l’Italia registra una delle percentuali di presenza femminile nei lavori verdi fra le più basse dei paesi sviluppati, il 20% rispetto alla media Ocse del 28%, peraltro concentrata in posizioni meno remunerative. Come se ne esce?

Le dirò di peggio. C’è uno studio pubblicato poche settimane fa dal CNR-Irpps che rivela come fra gli adolescenti sia ancora alta l’adesione agli stereotipi di genere che investono anche la mentalità delle ragazze. Nel 2025, il 62,3% dei giovani presenta un’adesione medio-alta a questi pregiudizi, spesso associando il potere all’uomo e la cura alla donna. Un fenomeno che coinvolge anche le ragazze. Non solo: dal confronto tra i dati attuali e quelli raccolti nell'ultima indagine nazionale del Cnr sull’adolescenza, effettuata dal medesimo gruppo di ricerca nel 2022, risulta un dato preoccupante: gli stereotipi sono oggi ancora più diffusi rispetto al passato.

Che fare? Serve un cambio di passo che parta dai banchi di scuola, già dalle medie o addirittura dalle elementari. Se parlassimo solo di green jobs, direi che bisogna rompere i condizionamenti sociali e culturali che ancora tengono le ragazze lontano dalle carriere scientifiche e tecnologiche. Ma il dato è così diffuso e pervasivo che va ben oltre il green e anche in questo caso servirebbero interventi istituzionali urgenti.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.