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Intervista a Giuseppe Milano

Come si fa la transizione ecologica in condominio? Una guida per amministratori e cittadini

Ristrutturazioni per l’efficientamento energetico, pannelli solari plug & play, auto elettriche e pompe di calore: un vademecum per fare spazio al futuro a partire dalla propria casa
 |  Interviste

Per i tipi di Pacini Editore è appena uscito in libreria il nuovo “Vademecum Energetico Condominiale”, un’agile guida nata dall’urgenza di dotare amministratori condominiali e decisori istituzionali, tecnici e cittadini, di uno sguardo capace di attraversare la complessità della transizione energetica e di trasformarla in opportunità.

Il libro – scritto a sei mani da Pasquale Luca Giardiello, Giuseppe Milano e Sergio Ronucci – offre gli strumenti giusti per orientarsi in un cambiamento che riguarda tutti. Da questa prospettiva, il condominio emerge non come un semplice insieme di appartamenti o come iconico teatro di conflitti e antipatie, ma come una piccola infrastruttura urbana in cui si riflettono le grandi trasformazioni del nostro tempo. L’elettrificazione totale dei consumi e l’efficienza energetica, la produzione locale di energia pulita e le comunità energetiche, insieme ai nuovi dispositivi digitali di monitoraggio e gestione, diventano leve strategiche che ridisegnano le relazioni tra vicini, il valore degli edifici e la qualità della vita nelle città. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Milano, già autore di “Comunità energetiche. Esperimenti di generatività sociale e ambientale”.

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Intervista

La stragrande maggioranza degli italiani, circa 45 milioni, vive in condominio. Quali sono le principali sfide per concretizzare la transizione energetica in questi contesti?

In un Paese come il nostro, in cui lo stock residenziale è particolarmente vetusto ed energivoro, oltre che insicuro e inadeguato a sopportare i nuovi fabbisogni abitativi, tra abitazioni vuote e aree urbane degradate, la transizione energetica rappresenta l’occasione irrinunciabile non solo per riqualificare il principale luogo della nostra intimità che quasi ovunque è ancora alimentato da un combustibile fossile pericoloso come il gas, garantendo sicurezza e comfort termo-igrometrico, ma anche e soprattutto per ricucire i legami sociali e innescare nuove generative coesioni territoriali.

Con la prossima attuazione della direttiva Case verdi si aprono nuove necessità d’investimento, in grado di abbattere la bolletta in appartamento, oltre che lottare contro la crisi climatica. Per investire, però, servono risorse economiche: quante ne servono per traguardare i target della direttiva e dove trovarle?

La direttiva Case Green, ma anche il nuovo Piano europeo per l’Abitare accessibile, indicano una via possibile, sollecitando i singoli Paesi ad intraprenderla con coraggio e corresponsabilità: quella di una transizione energetica giusta e inclusiva che, avendo al centro la casa, non esasperi le disuguaglianze, le vulnerabilità e fenomeni distorsivi crescenti come la povertà energetica. Di conseguenza, per far fronte ad un fabbisogno potenziale di diverse decine di miliardi di euro per decarbonizzare completamente entro il 2050 il patrimonio edilizio esistente e nell’evidenza che serva accelerare sull’efficienza energetica, occorrono da un lato scelte radicali dell’esecutivo, per esempio riducendo drasticamente i sussidi ambientalmente dannosi e contrastando per davvero l’evasione fiscale (ma potremmo considerare anche le immorali spese militari), dall’altro investimenti pubblici e privati che, sulla base di parametri qualitativi (salto di classi energetiche, riduzione di CO2, adozione di materiali naturali e riciclabili), puntino a processi di riqualificazione energetica e di rigenerazione urbana di taglia industriale a scala urbana. Nel nostro volume, anche con la descrizione di diverse buone pratiche nazionali e internazionali, indichiamo alcune soluzioni e ipotesi concrete di lavoro.

Prendiamo alcuni casi concreti di transizione energetica, in primis verso i pannelli fotovoltaici. Quali sono i passaggi per poterli installare in condominio e c’è possibilità di installarne anche a servizio dei singoli appartamenti – coi pannelli da balcone – nei casi in cui non ci sia modo di usare il tetto?

Sì, certamente. Oggi sono possibili entrambe le soluzioni. Sarebbe certamente preferibile se il condominio sperimentasse una configurazione di autoconsumo diffuso, con impianti fotovoltaici collettivi – magari associati ad accumuli e sulla base delle superfici effettivamente disponibili – cosi da ottimizzare produzione e autoconsumo, ma ove questo non fosse possibile, per una qualsivoglia ragione, oggi con le soluzioni domestiche plug & play si possono raggiungere obiettivi minimi di autonomia energetica: per impianti fino a 350 watt (che coprono quasi il 12-15% del fabbisogno della famiglia standard), infatti, non servono autorizzazioni di nessun tipo. 

Passando alla mobilità elettrica, uno dei principali nodi da affrontare è quello dell’infrastruttura di ricarica. Come si fa nei condomini che non sono dotati di garage o anche solo posti auto, ovvero la situazione di gran parte delle soluzioni abitative italiane, dato che il costo della ricarica pubblica è ancora molto elevato?

Su questo topic, purtroppo, le soluzioni non sono molte. Laddove non ci fosse lo spazio necessario, si deve ricorrere alle “colonnine di quartiere o di isolato”, realizzate dai vari player dell’energia. In un futuro prossimo, almeno economicamente, la situazione potrebbe cambiare ove il medesimo servizio fosse erogato da una comunità energetica capace di fornire servizi ancillari e di flessibilità. La soluzione ideale, tuttavia, sarebbe quella di risolvere strutturalmente tale criticità o necessità intervenendo radicalmente sul condominio, singolarmente o a scala urbana, attraverso interventi di riqualificazione energetica o di ricostruzione avanzata dopo demolizione selettiva, in modo tale – come descriviamo nel libro – che l’edificio diventi un nuovo nodo attivo del metabolismo energetico locale.

La maggior parte delle spese energetiche in appartamento sono legate al riscaldamento e le pompe di calore sono la soluzione ideale per efficienza economica quanto per sostenibilità ambientale. In appartamento però non sempre ci sono spazi adeguati a ospitarle: sono possibili soluzioni condominiali?

Quasi tutti i condomini italiani, eccetto poche eccezioni, hanno spazi comuni e potenziali spazi di condivisione. Laddove i balconi o le terrazze dei singoli proprietari non permettessero l’installazione di un impianto familiare, gli spazi collettivi diventano una strategica opportunità, non trascurando, inoltre, la prospettiva – che emerge, per esempio, da alcuni progetti europei – dei gruppi di acquisto delle pompe di calore che renderebbero i prezzi ancora più competitivi e accelererebbero l’urgente elettrificazione dei consumi. In un Paese come l’Italia che si sta surriscaldando, per gli effetti dei cambiamenti climatici, sempre di più, come si evince da alcuni recenti report su povertà energetica e welfare energetico locale, serviranno soluzioni integrate per il raffrescamento diurno e notturno, nonché per la gestione intelligente della risorsa idrica. In conclusione, dunque, anche utilizzando meglio misure incentivanti come il nuovo Conto Termico, più che la sola pompa di calore, occorre comprendere che servono mix tecnologici e tecnologie ibride complementari per trasformare gli edifici in green buildings economicamente convenienti e commercialmente appetibili, nonché in modelli che elevino infine, come diciamo nel sottotitolo del nostro volume, la consapevolezza di chi li abita per un benessere sincero e duraturo davvero alla portata di tutti.    

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.