
Plastiche, se la raccolta differenziata avanza il riciclo affonda. Come se ne esce? Lo spiega Giorgio Quagliuolo

Nella sua lunga carriera, Giorgio Quagliuolo è stato tra i protagonisti – ai vertici sia di Corepla sia di Conai – in molte delle principali fasi di sviluppo per l’avvio a riciclo dei rifiuti da imballaggio. Questo mese è tornato alla guida del Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, in una fase particolarmente difficile da gestire: se da un lato la raccolta differenziata avanza, il riciclo di settore vive una profonda crisi. L’abbiamo intervistato per esplorare le priorità del nuovo mandato.
Intervista
Presidente, oggi il comparto delle plastiche si trova ad affrontare una profonda crisi industriale – la capacità di riciclo dell’Ue è diminuita dal suo picco di ben 1 milione di tonnellate –, nonostante la raccolta differenziata nazionale sia in crescita. Come se ne esce?
Dopo molti anni di impegno nel sistema consortile ho avuto modo di accompagnare e osservare le principali fasi di sviluppo della filiera del riciclo degli imballaggi in plastica. Abbiamo affrontato sfide importanti, ma quella attuale presenta caratteristiche particolarmente complesse perché non è legata a un'emergenza contingente: è una crisi strutturale che nasce dalla convergenza di diversi fattori. Da un lato registriamo una domanda di materia riciclata estremamente debole; dall'altro dobbiamo confrontarci con la crescente concorrenza di materiali e prodotti provenienti da Paesi extra Ue che spesso non sono soggetti agli stessi standard ambientali e produttivi richiesti alle imprese europee. A questo si aggiungono gli elevati costi energetici e una capacità impiantistica che, soprattutto in alcuni segmenti della filiera, non è più sufficiente a garantire la necessaria tenuta del sistema. È proprio l'insieme di questi elementi a rendere la situazione odierna particolarmente delicata e, per certi aspetti, più complessa di quelle affrontate in passato. La raccolta differenziata continua a crescere e questo è un dato positivo, ma il materiale raccolto deve trovare uno sbocco industriale. Per uscire dalla crisi occorre intervenire contemporaneamente sull'offerta e sulla domanda: incentivare l'utilizzo di materia riciclata, sostenere economicamente le imprese del riciclo, rafforzare i controlli sulle importazioni e aumentare la stabilità del sistema impiantistico. Nel breve periodo, inoltre, servono anche misure straordinarie per ampliare le capacità di stoccaggio e garantire la continuità della filiera
Guardando all’ultimo anno, a quanto ammontano i flussi di rifiuti plastici gestiti da Corepla?
I risultati conseguiti dal sistema continuano a essere significativi e testimoniano l'efficacia del modello consortile. Su 1.953.379 t imballaggi di competenza Corepla, ne sono stati intercettati 1.647.414 t (84%) ed effettivamente riciclati 969.073 t. Un traguardo d’eccellenza, difeso con successo nell’anno più difficile per il mercato che ha confermato un tasso di riciclo effettivo del 49,6% sostanzialmente in linea con il target europeo del 50% previsto per il 2025, confermando la capacità della filiera di mantenere elevate performance anche in un contesto estremamente sfidante.
Con quali priorità si apre il suo nuovo mandato alla guida del Consorzio, per continuare a migliorare queste performance?
La priorità assoluta è garantire la continuità e la capacità del sistema di accogliere tutta la raccolta differenziata proveniente dai Comuni e lavorare per rafforzare gli sbocchi di mercato delle plastiche riciclate, sostenere le filiere più in difficoltà e contribuire allo sviluppo di una maggiore capacità impiantistica nazionale. Ma per fare questo è indispensabile collaborare con le istituzioni per individuare strumenti che rendano più competitivo l'utilizzo di materiale riciclato rispetto alle alternative vergini. L'obiettivo resta quello di consolidare i risultati raggiunti e accompagnare il settore verso una maggiore stabilità industriale
In base ai dati messi in fila da Legambiente e Fondazione Ecosistemi, gli acquisti pubblici italiani valgono quasi 310 mld di euro l’anno, ma neanche un terzo rientra ad oggi nell’ambito del Gpp. I Comuni si stanno concentrando più sulla raccolta differenziata che sulla necessità di acquistare prodotti riciclati?
La raccolta differenziata è stata giustamente una priorità negli ultimi anni e i risultati ottenuti dimostrano l'impegno degli enti locali. Oggi però dobbiamo completare il percorso dell'economia circolare. Non basta raccogliere bene: occorre anche creare domanda per i materiali riciclati. Per questo riteniamo fondamentale una più rigorosa applicazione dei criteri ambientali minimi negli acquisti pubblici. La pubblica amministrazione può svolgere un ruolo determinante nel sostenere il mercato delle materie prime seconde e nel dare un segnale concreto alle imprese che investono nel riciclo
Cosa ne pensa dell’ipotesi di introdurre in Italia un meccanismo di deposito cauzionale per il riciclo (Drs), oggetto di un’apposita proposta di legge?
Il regolamento europeo prevede che gli Stati membri raggiungano entro il 2029 il 90% di raccolta separata delle bottiglie in plastica. Qualora tale obiettivo non venga conseguito, l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale diventa, salvo specifiche condizioni di esenzione, lo strumento previsto dalla normativa per assicurare il raggiungimento dei target. Per questo motivo, il Drs non può essere considerato semplicemente una scelta discrezionale: nel quadro normativo europeo rappresenta, di fatto, un obbligo per gli Stati che non siano in grado di dimostrare il conseguimento degli obiettivi attraverso altri strumenti. La discussione, quindi, non dovrebbe concentrarsi sul "se" introdurre o meno il Drs, ma sul "come" implementare gli obblighi europei nel modo più efficace per il contesto italiano, garantendo benefici ambientali concreti, sostenibilità economica e complementarità con il sistema consortile esistente.





