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Caccia, Polinori (Lipu): “La nuova legge cancellerebbe trent’anni di civiltà giuridica ed ecologica”

“Cosa racconteremmo alle nuove generazioni se permettessimo che un uccello migratore, dopo aver superato indenne mari e deserti, venisse legalmente abbattuto in piena migrazione prenuziale? Sarebbe una vergogna etica oltre che ecologica”. Il presidente della Lega italiana protezione uccelli assicura una opposizione radicale al disegno di legge del governo Meloni “perché la natura è un bene comune, da difendere con passione e competenza”
 |  Interviste

“Laudato si’, mi’ Signore, cum tutte le tue creature”. Nell’anno di San Francesco, il governo Meloni vuole approvare una nuova legge sulla caccia, non a caso soprannominata ‘sparatutto’. Alessandro Polinori, presidente della Lipu, ha scelto come immagine del suo profilo social un fucile con una croce rossa che lo cancella e le scritte #IoMiOppongo #NoDdlCaccia, fermiamo il disegno di legge 1552 che distrugge la natura e calpesta la Costituzione. “Chi sceglie la Lipu sceglie il binocolo e la scienza, rifiutando il piombo e la distruzione: non faremo un solo passo indietro perché la natura è un bene comune, da difendere con passione e competenza”.

Intervista

Presidente, come hanno potuto?

Esiste una evidente distanza tra la sensibilità del Paese reale e l’orientamento espresso da una parte della politica. Il percorso parlamentare di questo provvedimento sta destando forte preoccupazione: vogliono dar vita a un inaccettabile regalo alle lobby venatorie attraverso un testo che opera un totale ribaltamento concettuale, pretendendo di accreditare i cacciatori nel ruolo di “bioregolatori” della fauna e l’attività venatoria come uno strumento di conservazione. Come hanno potuto? Scegliendo di non tenere in debito conto i severi richiami della Commissione Europea, i pareri scientifici espressi dall’Ispra e le motivate preoccupazioni inviate al Presidente della Repubblica, oltre alla contrarietà della stragrande maggioranza dei cittadini. L’eventuale approvazione del ddl 1552 si porrebbe in netto contrasto con lo spirito dell’Articolo 9 della Costituzione, che impone la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Chi sostiene questo testo si assume la responsabilità di un provvedimento privo di basi scientifiche, fortemente impopolare e destinato a far arretrare la tutela della fauna nel nostro Paese.

La vecchia legge sulla caccia aveva tanti dei difetti ma perlomeno dava alcune tutele e regolamentazioni. Perché toglierle?

Perché l’obiettivo profondo di questo testo non è la gestione equilibrata della fauna, ma la totale deregulation. La legge quadro 157/92 sancisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato; questo disegno di legge ne scardinerebbe l’impianto e ne cancellerebbe trent’anni di civiltà giuridica ed ecologica. Smantellerebbero i pilastri della certezza del diritto: verrebbe eliminato l’obbligo di scelta esclusiva della forma di caccia, si ridurrebbero i giorni di silenzio venatorio e verrebbe esautorato il ruolo scientifico centrale dell’Ispra. Con questa riforma, i pareri tecnici dell’Istituto perderebbero valore vincolante, delegando ampi margini discrezionali alle Regioni. Si vorrebbe dare il via libera a una sorta di caccia commerciale “su ordinazione”, persino di notte e attiva tutto l’anno nelle aziende faunistico-venatorie, rimuovendo persino il diritto etico dei proprietari terrieri di vietare l’ingresso delle doppiette nei propri fondi.

È già partita una mobilitazione contro il nuovo disegno di legge, la protesta ha avuto anche la benedizione di Papa Prevost. Distruggere una natura già violentata dagli uomini non è una buona idea, non trova?

Più che una cattiva idea, sarebbe un crimine contro il futuro. Ma permettimi di correggere il riferimento: la nostra mobilitazione ha ricevuto la risposta formale e sollecita di Papa Leone XIV che, rispondendo a una nostra lettera, ha definito la tutela della biodiversità e il contrasto alla caccia selvaggia “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della nostra Associazione. Intorno a questo tema si è accesa una vera e propria mobilitazione trasversale, che supera ogni steccato ideologico. Lo dimostrano le prese di posizione nette e pubbliche di importanti personalità dell’area di centrodestra, come Vittorio Feltri, Nicole Berlusconi e Rita Dalla Chiesa, che si sono schierati apertamente contro questa deriva venatoria. Ci auguriamo che questa sensibilità così diffusa nel Paese, unita alla saggezza del Pontefice espressa proprio nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, ispiri le componenti più responsabili della maggioranza parlamentare affinché si dissocino finalmente da questo brutale attacco alla natura. La sensibilità degli italiani è cambiata: la stragrande maggioranza rifiuta la violenza gratuita. Cosa racconteremmo alle nuove generazioni se permettessimo che un uccello migratore, dopo aver superato indenne mari e deserti, venisse legalmente abbattuto in piena migrazione prenuziale? Sarebbe una vergogna etica oltre che ecologica.

Quali danni può provocare la caccia selvaggia?

I danni biologici sarebbero incalcolabili e irreversibili per la biodiversità. Estendere la stagione venatoria dopo il 10 febbraio significherebbe decimare gli uccelli nel momento più delicato del loro ciclo vitale, quando tornano stremati verso i siti di nidificazione. Aprire la caccia nelle aree demaniali e introdurre i fucili nei parchi e nelle foreste demaniali significherebbe negare alla fauna gli ultimi spazi vitali di rifugio. A questo si aggiungerebbe un paradosso inaccettabile: il disegno di legge aumenterebbe il numero delle specie cacciabili, senza prevedere alcun intervento concreto per proteggere quelle specie già inserite nei calendari venatori che si trovano in netto e drammatico declino scientificamente accertato. Non posso poi non evidenziare l’assoluta barbarie dei richiami vivi, una pratica anacronistica e crudele che questo testo mirerebbe a sdoganare ulteriormente. Tenere piccoli uccelli canori prigionieri al buio per mesi, alterando artificialmente i loro cicli biologici per costringerli a cantare e ad attirare i propri simili sotto il tiro dei fucili, sarebbe una tortura inaccettabile che non ha nulla a che vedere con una società civile. Oltre a ciò, questo testo metterebbe a serio rischio la sicurezza pubblica, privatizzando il controllo faunistico armato ed esponendo escursionisti, agricoltori e famiglie a pericoli intollerabili nelle campagne e nei boschi. Infine, l’ostinazione nel voler approvare norme in palese violazione delle Direttive europee esporrebbe fatalmente l’Italia a pesantissime e costose procedure d’infrazione e a inevitabili sanzioni economiche comunitarie. Una spesa colossale i cui costi ricadrebbero, paradossalmente, sulle tasche di tutti i contribuenti italiani, cacciatori e non.

Da sessant’anni la Lipu vola grazie al sostegno di tante e tanti appassionati che al fucile preferiscono la macchina fotografica. Nei vostri centri di recupero accogliete uccelli feriti che non avrebbero speranza di sopravvivere, e poi curate oasi e riserve naturali. Qual è l’attività quotidiana della Lega italiana protezione uccelli?

La forza della Lipu risiede nell’energia di un grande squadra, unita e coesa, in cui uno staff di altissimo livello opera in perfetta sinergia con centinaia di straordinari volontari di tutte le età, dai giovanissimi attivisti che muovono i primi passi fino ai custodi storici della memoria ecologica del Paese. Gestiamo trentuno Oasi e Riserve in tutta Italia, scrigni di biodiversità strappati al cemento, al degrado e a quell’inarrestabile consumo di suolo che continua a divorare i nostri ecosistemi. Nei nostri otto Centri di Recupero accogliamo e curiamo ogni anno oltre trentamila animali selvatici in difficoltà, salvandoli spesso da bracconaggio e fucilate per restituire loro la libertà, un impegno di prima linea che portiamo avanti anche attraverso i monitoraggi scientifici sul campo, la vigilanza venatoria e il contrasto attivo agli illeciti. Affrontiamo l’azione di conservazione con una forte visione globale: in quanto partner italiano di BirdLife International, la più grande rete mondiale di tutela della natura presente in oltre cento Paesi, siamo profondamente consapevoli che la crisi climatica e la perdita di biodiversità sono due facce della stessa medaglia e richiedono risposte sistemiche. È proprio all'interno di questo quadro internazionale che abbiamo sollecitato e sostenuto con forza l’approvazione della Nature Restoration Law, lo strumento europeo più importante e lungimirante degli ultimi decenni per ripristinare gli habitat degradati e ridare resilienza agli ecosistemi. Questa visione europea noi la caliamo quotidianamente nelle grandi scelte nazionali: promuoviamo pratiche agricole sostenibili che contrastino l’uso dei pesticidi, contrastiamo il bycatch in difesa degli uccelli marini e siamo in prima linea contro progetti dall'impatto ambientale devastante e anacronistico come il Ponte sullo Stretto di Messina, che minaccia il corridoio migratorio più importante d’Europa. Inoltre, dedichiamo un impegno importante all’ecologia urbana, intervenendo nelle città per ripensare il verde pubblico come un diritto fondamentale sia per la fauna che per la salute dei cittadini. Questa visione del futuro si nutre quotidianamente di una profonda attività di educazione ambientale rivolta alle scuole e alle comunità. Crediamo fermamente che il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni sia la chiave per generare una nuova consapevolezza ecologica; formare i giovani significa dare loro gli strumenti per difendere domani ciò che noi proteggiamo oggi. 

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.