
Rinnovabili, i 120 esperti incontrano Schlein per sbloccare gli impianti. Corrado: «Determinati a trovare soluzioni condivise»

Dopo l’apertura già incassata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, i centoventi tra esperti e scienziati che hanno promosso l’appello al “campo largo” per accelerare le installazioni di impianti rinnovabili sul territorio nazionale – sul podio delle tre Regioni più in ritardo per raggiungere i pur timidi obiettivi previsti al 2030 siedono due governate dal centrosinistra – hanno incontrato in delegazione a Roma la segretaria del Partito democratico (Pd), Elly Schlein, i membri della segreteria Annalisa Corrado e Antonio Misiani, il coordinatore del forum industria Andrea Orlando.
«L'incontro di oggi – spiega Schlein dopo due ore e mezza di confronto – conferma la volontà del Partito democratico di fondare le scelte sulla transizione ecologica ed energetica sul dialogo costante con la comunità scientifica. Siamo convinti che serva una vera programmazione democratica, capace di coniugare la massima partecipazione dei territori con l'urgenza indifferibile di accelerare sulla realizzazione degli impianti di energia pulita. Con l'incontro di oggi stabiliamo un'alleanza che speriamo possa essere utile tanto ai nostri amministratori quanto al lavoro per la costruzione di un programma elettorale con impegni trasparenti, vincolanti e coraggiosi per lo sviluppo delle rinnovabili».
A seguito del tavolo di lavoro, il Pd e i promotori dell'appello hanno concordato di istituire un gruppo di lavoro permanente, con una rappresentanza degli esperti e i membri della segreteria con le deleghe coinvolte, per dare corpo a un confronto costante finalizzato a contribuire all'elaborazione politica e alla strutturazione di percorsi dedicati all'informazione, formazione, diffusione di buone pratiche, a beneficio di amministratori locali e comunità territoriali, in particolare per consentire l'emersione delle migliori progettualità e uno sviluppo ordinato e determinato.
«Riconoscere l'urgenza di sbloccare le rinnovabili e passare da una logica di scontro a una di programmazione democratica partecipata è un passo fondamentale – afferma Giovanni Montagnani, rappresentante dei promotori dell'appello – Per questo abbiamo ribadito che troppo spesso le amministrazioni locali di cui il Pd fa parte non sono sufficientemente impegnate in tal senso e anzi a volte sono un ostacolo alla transizione verso le rinnovabili. L'avvio immediato del gruppo di lavoro, la possibilità di collaborare per l'affiancamento degli amministratori e l'inserimento di azioni concrete nel programma elettorale sono risposte precise ed efficaci che vanno nella direzione da noi auspicata».
Rispondendo alla richiesta d’approfondimento di greenreport, Annalisa Corrado – europarlamentare nonché responsabile Conversione ecologica per il Pd nazionale – non glissa sui problemi in campo: «Abbiamo spiegato di essere pienamente consapevoli delle criticità segnalate sui territori e che ci stiamo lavorando concretamente. Prima di questo incontro, abbiamo tenuto una riunione non pubblica con tutti i segretari regionali del partito per discutere di come supportare i territori verso uno sviluppo delle rinnovabili che sia ordinato ma determinato. Vogliamo fornire ai nostri amministratori strumenti adeguati per accompagnare questa trasformazione, respingendo i tentativi di speculazione che vengono spesso paventati, ma valorizzando al contempo le progettualità migliori per portare benefici concreti alle comunità locali. Proprio in questa direzione vanno le nostre proposte di legge, come l'istituzione di un'unità di missione tra Governo e Regioni per definire tempi, modalità e localizzazione di "aree superidonee"; questo lavoro verrebbe svolto in collaborazione con Terna, per garantire che si tratti di aree effettivamente interessanti per gli investimenti, puntando a dimezzare i tempi autorizzativi. L'altro pilastro è il "patto di solidarietà energetica con i territori": riteniamo che i benefici di un grande impianto debbano essere condivisi immediatamente e in modo trasparente con la comunità locale, attraverso tariffe agevolate per i cittadini e contratti Ppa (Power Purchase Agreement) per le imprese».
Anche le utility a maggioranza pubblica, peraltro in molti casi con Comuni soci guidate da amministrazioni di centrosinistra, potrebbero svolgere un ruolo proattivo in tal senso, stipulando contratti Ppa coi grandi impianti rinnovabili utility-scale per poi applicare tariffe agevolate direttamente con le utenze domestiche. «Alcune grandi utility offrono già formule simili, come una sorta di Ppa virtuale in cui, a fronte di un investimento in un impianto condiviso, viene garantito un prezzo fisso dell'energia», concorda Corrado. Ma il crowdfunding evidentemente non basta per far emergere la maggioranza silenziosa che è a favore degli impianti rinnovabili, anche realizzati vicino a casa propria.
«Si potrebbe anche cedere gratuitamente una quota di impianto a una Comunità energetica rinnovabile (Cer). I modelli operativi applicabili sono molti, ma la priorità resta l'introduzione per legge del patto territoriale di solidarietà energetica, obbligando il privato che realizza l'impianto a condividere il beneficio economico in bolletta con residenti e imprese locali. La cosa fondamentale – aggiunge l’europarlamentare – è che vi sia una quota minima stabilita per legge che gli sviluppatori devono destinare alle comunità. Questo beneficio deve tradursi in un vantaggio diretto per i cittadini e non risolversi in opere pubbliche generiche decise dal Comune, come la classica rotonda stradale. Se le persone sapessero che la presenza di un impianto sul territorio dimezza la loro bolletta energetica, si attiverebbe anche quella larga parte di popolazione che oggi assiste disinteressata o in silenzio al dibattito».
Da un lato sta emergendo dunque la necessità di superare l’attuale quadro legislativo, in cui le “compensazioni ambientali” possibili per gli impianti utility scale ai Comuni si fermano al 3% o 4% (in base alle caratteristiche stesse dell’impianto) del valore della produzione attesa durante la vita utile dell’impianto. Dall’altro, per disinnescare le tensioni con le quale convivono alcuni territori, secondo Corrado «dobbiamo lavorare sull'individuazione di coefficienti di saturazione per evitare l'effetto cumulo, impedendo che si crei in alcune comunità una percezione di “assedio” per l'eccessiva concentrazione di impianti».
Al netto delle percezioni, l’urgenza di accelerare drammaticamente il tasso d’installazioni appare comunque chiara dai numeri in campo. Il ministro Pichetto si è vantato – intervenendo al Meeting di Rimini – snocciolando che l’Italia dal 2022 a oggi ha installato 29 GW di nuovi impianti rinnovabili (nonostante il ritmo d’installazione sia in calo), mentre la Germania ha installato oltre 40 GW tra 2024 e 2025, per non parlare della Spagna che è giunta quasi a disaccoppiare i costi della generazione elettrica con quelli del gas fossile. A testimoniare lo stallo è anche il rapporto ministeriale sulla Situazione energetica nazionale: le rinnovabili coprono oggi il 20,5% dei consumi energetici lordi, quando il valore previsto dallo scenario nazionale (Pniec) per il 2030 è pari a 39,4%, mentre la revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (Red III) ha innalzato al 42,5% l’obiettivo vincolante nell’Ue entro il 2030, con l’ulteriore aspirazione a raggiungere il 45%.
Sotto questo profilo, in questo momento, più che ripartire da zero con rivoluzioni normative appare opportuno iniziare con soluzioni chirurgiche, come quelle avanzate da Agostino Re Rebaudengo sulle nostre colonne per arrivare a installare 20 GW l’anno d’impianti, già apprezzate da Corrado – «non ho cambiato idea in merito», precisa oggi l’europarlamentare – e poi ulteriormente affinate dal fondatore di Asja energy sempre su greenreport.
Il nodo è riuscire a unire un approccio top-down, che discenda dal quadro normativo nazionale, con uno bottom-up in grado di partire dalle amministrazioni locali guidate dal centrosinistra. Entrambi compiti ardui, in questa fase storica. Ma è questa la strada che già oggi sta perseguendo il Pd nazionale, a partire dal sopracitato incontro con le segreterie regionali.
«È stato un primo incontro di livello politico e non ancora amministrativo – precisa nel merito Corrado – Abbiamo riscontrato una forte consapevolezza sull'importanza di mantenere la massima coerenza tra la pianificazione nazionale e le specificità territoriali. C'è ampia disponibilità a collaborare per superare le incoerenze attraverso strumenti strutturali, evitando imposizioni dall'alto o sterili contrapposizioni. Vogliamo gestire le criticità anziché subirle o alimentare conflitti: è un percorso che stiamo affrontando con assoluta serietà, e l'incontro di oggi coi promotori dell’appello “al campo largo” ne è una chiara testimonianza. Il nostro impegno interno è quotidiano, anche se da fuori non sempre traspare. Stiamo lavorando intensamente per preservare la coesione del partito e della coalizione; le guerre a mezzo stampa non portano a nulla. Credo in un lavoro più faticoso e silenzioso, basato sul dialogo interno. Non a caso la leadership di Schlein, che predilige la sintesi costruttiva allo scontro, si sta dimostrando la più solida e duratura nella storia del Pd. Chi spera in una nostra reciproca aggressione resterà deluso; siamo determinati a trovare soluzioni condivise. Credo molto nello stile di leadership di Elly: un percorso forse più lento, ma decisamente più profondo, anche dal punto di vista culturale».





