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Intervista ad Alex Bettinardi, alla guida del product management di De Nora

L’elettrochimica come leva per produrre acciaio più sostenibile, depurando i reflui complessi

Perché il revamping dei grandi impianti storici come l’ex Ilva deve puntare verso un’economia idrica di tipo circolare
 |  Interviste

Il settore siderurgico si trova di fronte a un bivio storico in cui la produttività industriale deve rispondere a vincoli ambientali e sanitari sempre più stringenti. Il trattamento dei reflui delle acciaierie rappresenta una delle sfide ingegneristiche più complesse a causa di un mix altamente tossico di metalli pesanti, oli, idrocarburi e solidi sospesi.

Questa urgenza è drammaticamente evidente nel contesto italiano: lo stabilimento ex Ilva di Taranto è al centro di una serrata corsa contro il tempo, stretto tra i decreti del Governo per garantire la continuità operativa e i pesanti ultimatum della magistratura per completare le bonifiche ambientali ed evitare il fermo dell’area a caldo.

In questo scenario di profonda transizione strutturale, l’ottimizzazione delle risorse idriche diventa un pilastro fondamentale. Per approfondire abbiamo contattato Alex Bettinardi, alla guida del product management di De Nora water technologies: l’integrazione di processi avanzati all’ozono, i sistemi Aop e l’innovazione elettrochimica possano trasformare radicalmente il revamping dei grandi impianti storici, garantendo la conformità agli scarichi, l’efficienza energetica e il passaggio definitivo verso un’economia idrica di tipo circolare.

Intervista

Quali sono oggi le principali sfide tecnologiche nel trattamento dei reflui siderurgici complessi?

I reflui siderurgici sono tra i più complessi da trattare perché combinano elevate concentrazioni di solidi sospesi, oli, metalli e composti organici, con una composizione che può variare sensibilmente in funzione delle diverse fasi produttive. Oggi la sfida principale non è soltanto garantire il rispetto dei limiti allo scarico, ma farlo riducendo i consumi di acqua e i costi operativi. Cresce l’interesse verso soluzioni integrate che combinano trattamenti fisico-chimici tradizionali con tecnologie più avanzate, come l’ozonizzazione, i processi di ossidazione avanzata (AOP), la filtrazione a membrane e i sistemi per il riutilizzo delle acque. In De Nora vediamo una crescente richiesta di tecnologie basate sull’ozono e sull’elettrochimica, che consentono di affrontare contaminanti difficili riducendo al contempo l’impiego di reagenti chimici esterni.

Qual è il ruolo dell’innovazione sostenibile e delle tecnologie elettrochimiche nel revamping di impianti industriali storici?

Molti impianti siderurgici e manifatturieri europei sono stati progettati in un contesto normativo ed energetico molto diverso da quello attuale. Oggi il revamping rappresenta spesso la soluzione più efficiente per migliorare le prestazioni ambientali senza intervenire con sostituzioni radicali delle infrastrutture esistenti. Le tecnologie elettrochimiche offrono vantaggi concreti perché consentono di produrre direttamente in sito agenti ossidanti e disinfettanti, migliorando sicurezza, sostenibilità e continuità operativa. Tecnologie come l’elettroclorazione on-site o i sistemi avanzati di generazione di ozono possono essere integrate all’interno di impianti esistenti con interventi relativamente contenuti, contribuendo a ridurre il trasporto e lo stoccaggio di prodotti chimici e ad aumentare l’efficienza complessiva del trattamento. Crediamo che l’innovazione più efficace non è necessariamente quella che sostituisce ciò che esiste, ma quella che valorizza gli asset industriali esistenti accompagnandoli nel percorso di transizione ambientale.

Come si può bilanciare efficienza energetica, economia circolare e abbattimento degli inquinanti?

Qualsiasi progetto di trattamento acque deve essere valutato in funzione della capacità di recuperare risorsa idrica, ridurre l’impatto ambientale e mantenere sotto controllo i consumi energetici. L’approccio più efficace è quello che combina tecnologie di recupero dell’acqua, come membrane e sistemi di ricircolo, con processi avanzati di trattamento in grado di eliminare gli inquinanti più critici senza incrementare significativamente il fabbisogno energetico. In questo contesto, soluzioni basate su ozono, AOP ed elettrochimica consentono di migliorare la qualità dell’acqua trattata e favorirne il riutilizzo all’interno del processo industriale. Dal nostro punto di vista, il successo dei futuri impianti industriali dipenderà dalla capacità di integrare gestione dell'acqua, efficienza energetica e sostenibilità in un’unica strategia. È proprio in questa direzione che De Nora sta sviluppando tecnologie che supportano il passaggio da un modello lineare di consumo delle risorse a un modello sempre più circolare e orientato al recupero.

Adriano Pistilli

Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti, specializzato nel trattamento acque reflue urbane contaminate da Farmaci e acque reflue farmaceutiche. Svolge l’attività didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento) e dell’Ecofarmacovigilanza. Attualmente ricopre l’incarico di Responsabile delle Relazioni con le Industrie Farmaceutiche per un’importante azienda attiva nel campo del trattamento acque. Autore di numerose pubblicazioni riguardanti il ciclo dei rifiuti, il ciclo delle acque, la gestione dei siti contaminati, i microinquinanti emergenti come Farmaci e PFAS, la mutagenesi ambientale e la cancerogenesi chimica. Autore di tre testi di sussidio didattico per l’editore La Valle del Tempo: “Inquinamento da PFAS. Trattamenti clinici, farmacologici e ingegneristici per contrastarlo”, “Trattato sull’Ecofarmacovigilanza” e “I test di mutagenesi nella valutazione della tossicologia dei Farmaci”.