
Il Masterplan contro l’erosione costiera in Toscana, spiegato dall’assessore Barontini

Quest’estate la Giunta regionale ha presentato il nuovo Masterplan per difendere la costa toscana dall’erosione nell’arco dei prossimi 15-20 anni, un’opera titanica – resa ancora più ardua dalla crisi climatica in corso, coi suoi crescenti eventi meteo estremi come nel caso delle sempre più forti mareggiate – per la quale si stima un fabbisogno pari a 547 milioni e 710mila euro.
«Il Masterplan della costa 2026 rappresenta una svolta nel modo in cui la Toscana affronta l’erosione costiera – spiega oggi a greenreport l’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini – Per la prima volta mettiamo in campo e formalizziamo una visione unitaria, strutturata e di lungo periodo, superando la logica degli interventi dettati soltanto dall’emergenza. Abbiamo analizzato i diversi tratti del litorale, individuato le criticità e definito priorità, interventi e tempi di attuazione, con un fabbisogno stimato di circa 166 milioni di euro nei primi dieci anni. L’obiettivo è chiaro: proteggere le nostre spiagge, i nostri abitati e le nostre infrastrutture, puntando prima di tutto sulla forza della natura. Il Masterplan non è un documento statico, ma uno strumento dinamico, che mette insieme monitoraggio, ricerca e capacità di intervento. Perché l’erosione e i cambiamenti climatici ci impongono di essere lungimiranti e di adattare continuamente le nostre strategie. Non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza: dobbiamo anticiparla, programmare e quindi investire oggi per difendere la costa toscana di domani».
Intervista
In cosa consistono i principali interventi previsti dall'ingente necessità di finanziamento prevista dal Masterplan?
Il Masterplan non è un elenco di grandi opere indistinte, ma una programmazione costruita sulle diverse caratteristiche e criticità dei tratti di costa toscani. Il fabbisogno complessivo stimato è di circa 548 milioni di euro in 15-20 anni, di cui circa 166 milioni nel primo decennio. La quota principale riguarda interventi strutturali: soprattutto ripascimenti di dimensione significativa e, dove necessario, ripascimenti protetti con opere a basso impatto ambientale, con l'obiettivo di ricostituire un'ampiezza di spiaggia sufficiente a proteggere gli abitati e le infrastrutture e a rendere la costa più resiliente alle mareggiate e ai cambiamenti climatici. A questi si affiancano gli interventi di ripristino e rimodellamento stagionale delle spiagge e le attività di monitoraggio, studio e ricerca (Allegato A alla DGRT n. 966 del 03/08/2026 – Masterplan della Costa 2026).
Le priorità di intervento non nascono da una valutazione astratta, ma dalle criticità territoriali individuate a livello di unità fisiografica sulla base del rischio costiero – erosione e alluvione – derivante dal monitoraggio della linea di riva e dell’ampiezza della spiaggia svolto dal Consorzio LaMMA, e dal confronto con gli Uffici dei Genio Civile costieri e dei Comuni. È in base a questo quadro di rischio, aggiornato nel tempo, che sono state proposte le azioni sito-specifiche e la relativa scansione cronologica per i primi 10 anni. Il dettaglio degli interventi è definito nelle schede predisposte per ciascun settore in cui sono suddivise le unità fisiografiche della costa bassa continentale. Ogni scheda individua le azioni necessarie specifiche per quel tratto.
Nella suddivisione cronologica dei primi 10 anni, oltre al rischio costiero, il Masterplan ha tenuto conto – con un approccio graduale per ciascuna unità fisiografica – anche delle progettazioni già disponibili e delle tempistiche realisticamente necessarie per la progettazione, l'affidamento e l'esecuzione dei lavori pubblici, nonché dei periodi di monitoraggio necessari tra un intervento e l'altro. È quindi una programmazione che combina l'urgenza del rischio con i tempi tecnici e amministrativi effettivamente sostenibili per realizzare le opere.
Il Masterplan, del resto, è per sua natura un documento dinamico proprio perché deve essere periodicamente rivisto al mutare del quadro esigenziale ovvero nuovi dati di monitoraggio, nuove segnalazioni dai territori, evoluzione dei fenomeni erosivi, effetti meteo-climatici.
Oggi l'erosione costiera è accentuata dal mancato arrivo di sedimenti da parte dei fiumi: come potrà migliorare l'apporto di sedimenti dai fiumi sulle coste?
Questo è uno dei temi centrali. Tra le cause storiche dell’erosione costiera vi è infatti la progressiva riduzione del trasporto solido dei corsi d’acqua, determinata da diversi fattori, tra cui i cambiamenti nell’uso del suolo, i prelievi di materiale dagli alvei e la presenza di sbarramenti lungo i corsi d’acqua. L'obiettivo è quindi ricostruire, per quanto possibile, la continuità tra bacini fluviali e sistema costiero. Il Masterplan prevede di definire azioni e criteri per migliorare l'equilibrio sedimentologico tra reticolo fluviale e costa e valorizza il riutilizzo dei sedimenti che oggi si accumulano nei tratti fluviali in sovralluvionamento, dove possono addirittura rappresentare un problema dal punto di vista del rischio idraulico, destinandoli – quando le caratteristiche lo consentono – all'alimentazione dei litorali.
Il sedimento non deve essere visto come un materiale di cui liberarsi, ma come una risorsa da rimettere in circolo dove serve. Le Linee Guida Nazionali per la Difesa della Costa dai fenomeni di Erosione e dagli effetti dei Cambiamenti Climatici (MATTM-Regioni, 2018), richiamate anche nelle Linee guida regionali per la progettazione degli interventi (DGRT n. 1171 del 04/08/2025), indicano in questa prospettiva anche il riutilizzo di sedimenti provenienti dalle aste fluviali, dagli invasi e dalle opere idrauliche.
È possibile sfruttare il movimento delle onde per la distribuzione di tali sedimenti e i ripascimenti naturali?
Sì, ed è proprio uno dei principi su cui si basa la strategia regionale, ma deve essere fatto sulla base di una conoscenza molto precisa delle dinamiche locali. La spiaggia è un sistema dinamico: il moto ondoso e le correnti spostano naturalmente i sedimenti sia lungo costa sia lungo il profilo trasversale e consentono alla spiaggia di adattare la propria forma alle diverse condizioni del mare. Per questo il Masterplan ricorda che, dove possibile, occorre lasciare agire e ripristinare i processi naturali, mantenendo l'alimentazione proveniente dai corsi d'acqua e la possibilità di trasporto dei sedimenti lungo costa.
I ripascimenti devono essere progettati conoscendo moto ondoso, correnti e trasporto sedimentario, anche attraverso la modellistica numerica, in modo che la naturale redistribuzione dei sedimenti produca gli effetti attesi senza trasferire il problema di erosione sui tratti vicini — un percorso di studio dettagliato proprio nelle Linee guida regionali per la progettazione (DGRT n. 1171 del 04/08/2025). In quest'ottica le opere strutturali possono essere progettate per proteggere i ripascimenti proprio al fine di modificare localmente il regime delle onde e favorire una distribuzione più efficace dei sedimenti, senza interrompere la dinamica complessiva del litorale.
Quale ruolo avrà l'economia circolare nella messa a terra del Masterplan?
Un ruolo molto importante, perché uno dei problemi principali della difesa della costa è reperire quantità sufficienti di sedimenti idonei. Il Masterplan stima un fabbisogno complessivo di circa 2,8 milioni di metri cubi e quindi non possiamo pensare di affrontare il problema esclusivamente ricorrendo a materiale proveniente da nuove cave.
La strategia è considerare il sedimento una risorsa e rimettere in circolo, laddove sia tecnicamente e ambientalmente possibile, materiale già presente nel sistema: gli accumuli sedimentari lungo costa, i sedimenti provenienti dai corsi d’acqua e dai tratti sovralluvionati, e più in generale materiali oggi disponibili in altri ambiti. Le Linee guida richiamano anche i sedimenti provenienti dagli ambiti portuali e il bypass dei sedimenti.
Per questo la Regione sta lavorando anche con ISPRA, ARPAT e LaMMA sull’aggiornamento dei valori chimici locali, sul miglioramento delle conoscenze, e sulla valutazione degli accumuli lungo costa e delle sabbie relitte, anche alla luce delle nuove disposizioni normative recentemente approvate.
L’economia circolare, quindi, non è un elemento accessorio del Masterplan: può diventare uno degli strumenti con cui trasformare un materiale che in alcuni contesti rappresenta un problema gestionale in una risorsa per la difesa della costa.
Le attività di studio previste nel Masterplan riguardano: la caratterizzazione ambientale delle sabbie relitte di piattaforma continentale, la valutazione del riutilizzo degli accumuli costieri, il censimento delle cave autorizzate regionali, e il riutilizzo dei sedimenti dei tratti fluviali in sovralluvionamento (rimossi comunque per rischio idraulico). A questo si aggiungono i sedimenti provenienti da bacini artificiali.
In sintesi: l'economia circolare nel Masterplan toscano opera su un ventaglio di fonti che comprende cave terrestri, accumuli costieri, sabbie relitte di piattaforma, sedimenti fluviali (compresi quelli intrappolati negli invasi) e materiali da scavo civile.
La posidonia spiaggiata, da rifiuto potrebbe diventare una risorsa per nuovi ripascimenti?
La Posidonia può certamente essere considerata una risorsa per la gestione sostenibile della spiaggia, nel senso di protezione e conservazione del sistema spiaggia, più che di materiale per nuovi ripascimenti. È coerente con l'impostazione generale del Masterplan: lavorare con i processi naturali, ridurre le perdite di sedimenti e valorizzare le funzioni ecosistemiche della costa, invece di ricorrere automaticamente alla rimozione di tutto ciò che viene depositato naturalmente sull'arenile (Allegato A alla DGRT n. 966 del 03/08/2026).
L'obiettivo non è utilizzare la Posidonia come se fosse sabbia per effettuare nuovi ripascimenti. La prospettiva è piuttosto evitare, quando possibile, che la Posidonia spiaggiata venga trattata semplicemente come un rifiuto e riconoscerne invece la funzione all'interno dell'ecosistema costiero.





