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L’Inghilterra abbatterà migliaia di cervi per proteggere alberi e raccolti

Il piano del governo accolto bene da alcune associazioni ambientaliste e dai cacciatori e criticato dagli animalisti
 |  Natura e biodiversità

In Gran Bretagna vivono più di due milioni di cervi (negli anni ’70 erano 450.000) il numero più alto degli ultimi 1.000 anni. E secondo il governo laburista del Regno Unito, con il “Deer impacts policy statement: managing the impacts of wild deer in England”, il nuovo piano decennale annunciato il 20 febbraio, «Proprietari terrieri, silvicoltori e agricoltori di tutta l'Inghilterra trarranno vantaggio dalle nuove misure volte a ridurre l'impatto dannoso dei cervi sui boschi».

Il governo spiega che «Si stima che un terzo delle aree boschive inglesi sia attualmente colpito dai danni causati dai cervi, con brucature e calpestio eccessivi che impediscono ai giovani alberi di attecchire, degradando gli habitat e danneggiando le colture. Senza un intervento urgente, questi danni rischiano di compromettere la creazione di aree boschive, il recupero della natura e la produzione nazionale di legname. I cervi autoctoni sono una caratteristica iconica della campagna inglese e contribuiscono al mantenimento di boschi sani e ricchi di fauna selvatica. Tuttavia, il crescente impatto dei cervi, anche a causa di specie invasive non autoctone, sta esercitando una pressione insostenibile sugli alberi e sugli habitat boschivi». Per il governo 3 delle 6 specie di cervidi - cervo rosso, sika, daino, capriolo, muntjak e cervo d'acqua cinese - presenti in Inghilterra sono specie invasive non autoctone, il che intensifica ulteriormente la pressione sugli ambienti sensibili. Ma, ma secondo la British Deer Society solo il cervo rosso e il capriolo sono veramente indigeni.

Il governo britannico ha preso questa decisione, che comporterà l’abbattimento di migliaia di cervidi, perché «Il sovrapascolo riduce la diversità della flora e della macchia, comprese le piante da fiore essenziali per gli insetti impollinatori e gli arbusti da frutto che sostengono uccelli e mammiferi come i ghiri. La riduzione della pressione dei cervi è stata identificata come un'attività di gestione chiave per supportare il recupero delle popolazioni di usignoli, diminuite di oltre il 90% dagli anni '60 a causa della perdita di habitat e dei cambiamenti nella gestione dei boschi. I danni causati dai cervi colpiscono anche le zone umide: recenti indagini sui Norfolk Broads hanno mostrato che oltre è stato colpito il 10% del raro habitat delle paludi. Gli attuali approcci gestionali non sono riusciti a tenere il passo con l'aumento degli impatti. È necessario ridurre la dipendenza da recinzioni e ripari sugli alberi e aumentare una gestione efficace e attiva dei cervi a livello paesaggistico».

La ministra della natura, Mary Creagh, ha commentato: «"I nostri alberi e la fauna selvatica autoctona sono sottoposti a enormi pressioni a causa dei danni causati dai cervi, anche da specie non autoctone. Questo governo sta aiutando i proprietari terrieri e gli agricoltori a gestire l'impatto dei cervi in modo più efficace, in modo che i boschi possano prosperare e i raccolti siano meglio protetti. Queste nuove misure contribuiranno anche a ripristinare la natura, a dare impulso alla nostra industria del legname locale e a proteggere i milioni di alberi che stiamo piantando in tutto il Paese».

Il pacchetto di misure annunciato prevede tra l’atro: ufficiali dedicati alla caccia ai cervi per fornire consulenza e coordinamento più chiari e accessibili; Finanziamento a fondo perduto per sostenere un'efficace attività di gestione dei cervi; Procedimenti semplificati per ottenere la licenza, ridurre la burocrazia e consentire azioni più rapide, incluse potenziali modifiche alle licenze per gli abbattimenti notturni e durante la stagione di chiusura della caccia.

Il Forestry Commission Chief Executive, ha sottolineato che «I danni causati dai cervi rappresentano uno dei maggiori impatti negativi sui nostri alberi e boschi. Un intervento era atteso da tempo e queste misure benvenute forniranno ai gestori del territorio gli strumenti necessari per ridurre la pressione esercitata dall'eccessivo brucamento dei cervi, al fine di proteggere gli alberi e ripristinare la biodiversità nei nostri boschi. Questo aiuterà gli alberi e altre piante a prosperare, permetterà alla natura di riprendersi e fornirà un habitat tanto necessario agli uccelli dei boschi e ad altri animali selvatici. Possiamo tutti contribuire a questo obiettivo mangiando carne di cervo selvatica, la carne rossa più rispettosa del clima che ci sia».

Infatti, a integrazione di queste misure, il governo ha annunciato che «Sosterrà anche il mercato nazionale della carne di cervo selvatica, contribuendo a compensare i costi della gestione dell'impatto dei cervi mediante il controllo letale, anche attraverso il sostegno al British Quality Wild Venison Standard, per rafforzare la fiducia dei consumatori e l'esplorazione dell'uso degli appalti pubblici per aumentarne i consumi. La carne di cervo selvatica è un alimento sano e ricco di proteine, ricco di aminoacidi essenziali e con un contenuto di colesterolo e grassi saturi inferiore rispetto a molte altre carni rosse».

Il Country Food Trust è un ente benefico che si occupa di povertà alimentare e che utilizza la carne di cervo abbattuta nelle tenute e nelle fattorie per fornire pasti a 1.500 banche alimentari, rifugi per senzatetto e mense comunitarie in tutto il Regno Unito, e la sua amministratrice, SJ Hunt, ha detto a BBC news che «Stiamo cercando di garantire che i bisognosi traggano beneficio dall'abbattimento dei cervi nella loro regione. Si tratta di una carne a basso contenuto di colesterolo e di una fonte significativa di proteine, ma occorrono maggiori finanziamenti per aiutare progetti come quello del Trust a utilizzare le carcasse di cervi abbattuti».

Il governo britannico sosterrà anche la ricerca per migliorare l'efficacia e l'efficienza della gestione dell'impatto dei cervi, compreso l'utilizzo di droni per identificare le aree prioritarie e indirizzare gli interventi su scala territoriale.

La dichiarazione politica sugli impatti dei cervi segue la dichiarazione politica sugli scoiattoli grigi, pubblicata il 29 gennaio, che stabilisce misure per contrastare i danni agli alberi e ai boschi causati dagli scoiattoli grigi invasivi e sostenere le popolazioni autoctone di scoiattoli rossi. Il governo è convinto che «Una gestione efficace dell'impatto dei cervi selvatici e degli scoiattoli grigi sosterrà gli ambiziosi piani del governo di piantare con successo milioni di nuovi alberi e aumentare la copertura boschiva almeno al 16,5% della superficie totale dell'Inghilterra entro il 2050, comprese tre nuove foreste nazionali».

Il noto presentatore televisivo, fotografo e ambientalista Chris Packham ha sostenuto l’iniziativa: «Viviamo in una delle nazioni più impoverite di risorse naturali del pianeta, composta da paesaggi modificati che necessitano di una gestione progressiva per ripristinare e recuperare la nostra preziosa fauna selvatica. La buona notizia è che sappiamo come farlo e possiamo farlo. Ma per garantire la creazione del più ricco mosaico di habitat, purtroppo dobbiamo fare delle scelte difficili e gestire una popolazione di cervi in crescita è una di queste. E sia chiaro: non si tratta di tiro sportivo o di caccia, si tratta di abbattimento, di gestione. Se vogliamo riforestare, se vogliamo popolazioni sostenibili di uccelli e farfalle dei boschi, al momento non abbiamo altre opzioni. Una politica nazionale coordinata, implementata e supportata dalla scienza, farà la differenza per la biodiversità»."

Ne è convinta anche Rebecca Chaney, responsabile salute degli alberi e specie invasive del Woodland Trust: «Le nostre specie di cervi autoctoni rappresentano una parte preziosa della nostra biodiversità. Purtroppo, in assenza di predatori naturali che mantengano il numero di specie, sia autoctone che non, a livelli sostenibili, stanno causando gravi danni agli habitat boschivi e alla fauna selvatica associata, in tutto il Paese. Questi habitat sono già sottoposti a un'enorme pressione a causa di malattie, frammentazione e cambiamenti climatici. Un approccio strategico e integrato alla gestione sostenibile dei cervi è essenziale. Le misure delineate in questo piano riconoscono la necessità di coordinamento e incentivi per supportare i proprietari terrieri nella gestione dei cervi a livello paesaggistico. Accogliamo con particolare favore l'impegno a favore di piani di gestione dei cervi su terreni pubblici, l'individuazione di aree prioritarie a livello nazionale e la continua erogazione di sovvenzioni».

Ma una portavoce della People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) pensa che l'abbattimento dei cervi non risolverà il problema della sovrappopolazione: «L'eliminazione dei cervi dal territorio non impedisce al loro numero di aumentare e, in molti casi, una riduzione temporanea della popolazione lascia più cibo disponibile per animale, il che può aumentare i tassi di riproduzione nei sopravvissuti». Invece, la PETA chiede che «Vengano adottate soluzioni umane e sostenibili, tra cui la modifica dell'habitat, recinzioni appropriate e la limitazione dell'accesso a fonti alimentari artificiali».

Martin Edwards, responsabile della gestione dei cervi e delle aree boschive per la British Association for Shooting and Conservation (BASC), che con 150.000 iscritti è la più grande organizzazione di caccia del Regno Unito, ha accolto con favore il piano: «La BASC è lieta di vedere la pubblicazione di una politica a lungo termine per la gestione dei cervi e accogliamo con favore gran parte di quanto è stato delineato. Esistono concrete opportunità di consolidare il lavoro dei gestori di cervi, sia volontari che professionisti, per affrontare la crescente popolazione di cervi nel Regno Unito. Con il sostegno del governo allo standard britannico di qualità per la selvaggina selvatica, volto ad aumentare la fiducia dei consumatori, potremmo vedere una maggiore quantità di selvaggina selvatica di provenienza locale e sostenibile diventare un'opzione familiare e accessibile sia per le persone che vivono in città che nelle comunità rurali. Una gestione efficace dei cervi è essenziale anche per ridurre i danni alle colture e ai boschi, garantire la resilienza climatica e raggiungere l'obiettivo giuridicamente vincolante di aumentare la copertura arborea e boschiva dell'Inghilterra ad almeno il 16,5% del territorio entro il 31 dicembre 2050».

La BASC sostiene da tempo standard elevati e una formazione volontaria nella gestione dei cervi ma i cacciatori non vogliono sentir parlare di livelli minimi di competenza per ottenere licenze per armi da fuoco, perché secondo lorio «Questo equivarrebbe a una formazione obbligatoria indiretta e rischierebbe di aggiungere ulteriori ritardi e ostacoli proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di più personale coinvolto nella gestione dei cervi. I ritardi nelle licenze per le armi da fuoco, che in alcune zone possono protrarsi ben oltre i 12 mesi, devono essere affrontati se vogliamo avere un numero sufficiente di gestori di cervi per realizzare gli obiettivi stabiliti nella politica, ora e in futuro».

Anche la British Deer Society (BDS) – un’associazione ambientalista che si occupa proprio di cervi - accoglie con favore il piano ma, a differenza dei cacciatori che chiedono una maggiore deregulation, «Si rasserena per il fatto che non sembra esserci alcuna intenzione di modificare le attuali stagioni legali per la caccia ai cervi in circostanze normali. Accogliamo con particolare favore l'intenzione di sviluppare il mercato della selvaggina come parte fondamentale del ciclo di gestione dei cervi. Pur accogliendo con favore l'intenzione di consentire ad affittuari, proprietari o occupanti di terreni di reagire agli impatti negativi dei cervi, sarebbe stato rassicurante vedere riconosciuto il fatto che la caccia legale fuori stagione è già consentita ai sensi dell'Articolo 7 del Deer Act del 1991».

Per BDS ci sono però elementi del piano che richiedono una spiegazione più dettagliata: «In particolare, osserviamo che vi è scarso o nessun riconoscimento apparente del significativo contributo apportato alla gestione dei cervi da singoli cacciatori non professionisti, e dei considerevoli costi personali che questi ultimi possono sostenere in termini di spese, tempo e infrastrutture. Né vi è riconoscimento del ruolo essenziale svolto dalle ONG nel fornire formazione essenziale e sensibilizzare l'opinione pubblica. L'intenzione di facilitare una più ampia caccia notturna richiederà requisiti attentamente strutturati per la formazione e l'esperienza nell'interesse sia del benessere dei cervi che della sicurezza pubblica. Affinché la strategia per la protezione dei cervi in Inghilterra possa progredire, sarà necessaria la collaborazione tra tutti i principali stakeholder e una comunicazione chiara, pertanto siamo preoccupati che la pubblicazione di questa strategia senza preavviso o discussione non abbia creato il tono appropriato per una collaborazione di successo. Tuttavia, il BDS rimane impegnato a garantire che faremo la nostra parte nell'attuazione delle azioni necessarie per il successo di questa strategia e sollecita il DEFRA a iniziare ora a collaborare strettamente e costantemente con tutti i gruppi coinvolti nell'attuazione di questa strategia».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.