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L’ecocidio che si ripete nello Xingu

Per il quarto anno consecutivo, milioni di uova di pesce muoiono in secca a causa della diga idroelettrica di Belo Monte
 |  Natura e biodiversità

Il 21 febbraio, indigeni e abitanti delle rive del fiume Xingu hanno assistito, ancora una volta, a un ecocidio nella Volta Grande do Xingu: hanno trovato milioni di uova di pesce morenti in un luogo che avrebbe dovuto essere una nursery: la Piracema do Odilio. Si tratta della quarta volta di fila che si verifica una moria di massa di piccoli pesci: è successo nel 2023 , 2024, 2025 e di nuovo nel 2026.

La scoperta è stata possibile solo grazie alla presenza costante e vigile sul territorio del Monitoramento Ambiental Territorial Independente (MATI-VGX), un'alleanza politica e scientifica tra indigeni, comunità rivierasche e acienziati che dal 2014 utilizza ricerca scientifica e conoscenze ancestrali per controllare da vicino gli impatti della diga di Belo Monte. E’ stata questa iniziativa di monitoraggio, nata nel villaggio di Muratu (nella Terra Indígena Paquiçamba) e che poi si è diffusa in tutta la regione della Volta Grande do Xingu, a consentire la documentazione tecnica precisa della trasformazione della nursery dei pesci in trappole letali, facendo così in modo che questo crimine di ecocidio non passasse inosservato sotto le acque del fiume Xingu.

L’Instituto Socioambiental (ISA), che coordina il MATI-VGX, evidenzia che «Prima di Belo Monte, la deposizione delle uova del pesce curimatá era sincronizzata con le piene naturali del fiume. Ma la diga, deviando fino all'80% del flusso d'acqua del fiume Xingu, ha creato un meccanismo letale che causa la perdita dell'effetto di ristagno, per cui il basso livello del fiume principale non riesce più a contenere le acque dei corsi d'acqua, causando il brusco prosciugamento delle aree di deposizione delle uova dopo le piogge locali e condannando milioni di uova a morire fuori dall'acqua».

Nello stato brasiliano del Pará, il periodo riproduttivo dei pesci è stato legalmente protetto con l'istituzione del "“defeso”, un periodo di chiusura della pesca tra il 15 novembre e il 15 marzo. Ma nella regione del Volta do Xingu, questa protezione non si estende alle migrazioni riproduttive.

Il MATI-VGX ha inviato una durissima lettera ufficiale alle autorità del Pará e brasiliane nella quale denuncia l’ultimo caso di uova morte e ripercorre la lunga storia di questo ecocidio.
il MATI-VGX denuncia che «La morte delle uova è estremamente grave perché impedisce la nascita di nuove generazioni di pesci che potrebbero nutrire le comunità indigene e rivierasche della regione. Il susseguirsi di disastri riproduttivi per i pesci dello Xingu minaccia direttamente gli stili di vita indigeni e rivieraschi che si sono sviluppati per secoli nella Volta Grande do Xingu. Senza riproduzione, i pesci scarseggiano e gli abitanti non hanno più nulla da mangiare».

Già nel 2016, la Fundação Nacional dos Povos Indígenas (Funai) aveva lanciato l'allarme: «Senza una garanzia di riproduzione per le specie acquatiche, le comunità potrebbero essere costrette ad abbandonare la regione del Volta Grande do Xingu».

L’Isa accusa: «Le attuali soluzioni ingegneristiche della diga di Belo Monte sono incompatibili con la continuità della vita. Per questo motivo, Belo Monte registra il numero più alto di multe tra gli impianti idroelettrici ad acqua fluente operativi in Amazzonia (ben più degli altri due, Jirau e Santo Antônio). Le multe non risolvono il problema. L'azienda presenta ricorso, non paga e il meccanismo letale si ripete. La sanzione pecuniaria non frena le tendenze ecocide di Norte Energia: la concessionaria responsabile della costruzione, gestione e manutenzione di Belo Monte».

Nel 2025 l'Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis (Ibama) ha ordinato alla Norte Energia di proporre un nuovo accordo di condivisione delle risorse idriche che garantisse il mantenimento della vita nel Volta Grande do Xingu, ma l’impresa energetica si è semplicemente rifiutata di ottemperare ai suoi obblighi e Luisa Molina dell’ISA conclude sconsolata: «Non è successo nulla all'azienda, concessionaria dell'acqua e del flusso del fiume, beni pubblici. Le multe accumulate non hanno impedito che i danni si ripetessero. Difendere lo Xingu significa difendere la vita e il diritto delle comunità a rimanere nel proprio territorio».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.