
L’Italia ha «un’occasione storica» per contrastare i crimini di natura, che nel mondo valgono 20 miliardi di euro l’anno

Il traffico di specie selvatiche, la deforestazione illegale, la pesca e il taglio del legname non autorizzati, insieme ad altre forme di prelievo illecito, rappresentano oggi un business criminale globale che prospera grazie a corruzione, impunità e debolezza istituzionale: si tratta dei “crimini di natura” passati oggi in rassegna dal Wwf Italia, a partire dal recente rapporto dell’United Nations Office on Drugs and Crime, per il quale sono oltre 4.000 le specie animali e vegetali vittime del commercio illegale nel mondo. Le stime del Wwf indicano profitti globali che superano i 20 miliardi di dollari l’anno, ma i sequestri rappresentano solo una parte minima del traffico reale.
Un problema che riguarda da vicino anche il nostro Paese. Il report conferma infatti che l’Italia, pur essendo uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, è anche fortemente esposta alle attività illegali contro la natura. La posizione geografica strategica della penisola la rende un punto di transito privilegiato per traffici internazionali, mentre il bracconaggio continua a rappresentare una minaccia concreta per molte specie selvatiche.
Le pratiche illegali comprendono uccisioni, catture e commercio di specie protette, dall’avifauna migratoria ai rapaci, fino ai mammiferi come lupo e cervo, e alla flora protetta, come le orchidee spontanee e le piante officinali. In particolare, il bracconaggio italiano viene descritto nel report come un fenomeno ormai altamente professionalizzato. Tecniche illegali – trappole artigianali, vischio, richiami acustici elettronici, furto di piccoli dai nidi – sono oggi utilizzate in modo sistematico per rifornire mercati illegali nazionali e internazionali; le catture riguardano sia animali destinati al consumo, sia individui rivenduti vivi, come i passeriformi utilizzati come richiami, fino ai rapaci sottratti ai nidi per alimentare la falconeria illegale.
Che fare? «I crimini di natura non rappresentano un problema isolato: compromettono la salute degli ecosistemi, riducono i servizi naturali da cui dipendiamo, aggravano gli impatti climatici e minacciano la nostra sicurezza. Fermarli – risponde Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura Wwf Italia – è possibile se istituzioni, esperti e associazioni collaborano: servono leggi più efficaci, controlli più severi, filiere sostenibili e un forte impegno culturale nel contrastare disinformazione e consumi illegali. L'Italia si trova di fronte ad una occasione storica: entro maggio 2026 dovrà recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che contiene una serie di norme mirate ad aumentare gli strumenti di prevenzione e repressione delle illegalità ambientali, incluse quelle contro la vita selvatica. In questo momento in Parlamento si sta discutendo la bozza di decreto legislativo di recepimento in cui però mancano tutti i riferimenti al bracconaggio. Il Wwf ha già chiesto al Parlamento e al Governo di integrare il decreto e non sprecare questa opportunità che oltre a impedire di dotarci di efficaci mezzi di contrasto, aprirebbe la strada ad una procedura d'infrazione, l'ennesima in campo ambientale aperta a carico dell'Italia».





