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Dagli anni '90, numerosi delfini comuni vengono trovati spiaggiati ogni inverno, un fenomeno che si è intensificato

La durata della vita dei delfini del Golfo di Biscaglia è diminuita di 7 anni

La bassa fertilità e la mortalità precoce mettono a repentaglio la sopravvivenza della popolazione di delfini comuni
 |  Natura e biodiversità

Dal 2016, nel Golfo di Biscaglia le catture accidentali di delfini sono aumentate drasticamente. Ogni inverno, centinaia, a volte più di mille, delfini comuni (Delphinus delphis) morti si spiaggiano sulla costa atlantica francese. Di fronte a questa preoccupante situazione, il Conseil d’État nel 2023 ha confermato la necessità di misure forti e appropriate: la pesca con attrezzi che rischiano catture accessorie è stata nuovamente vietata nel Golfo di Biscaglia dal 21 gennaio al 20 febbraio 2026, come già avvenuto nel 2024 e nel 2025.

l’Observatoire PELAGIS (La Rochelle Université – CNRS) è stato incaricato di quantificare la vitalità della popolazione di delfini negli ultimi 20 anni. Un compito che è stato reso possibile grazie al Réseau National Echouages (RNE), una vasta rete centralizzata di citizen science, guidata dall'Osservatorio Pelagis e supervisionata da veterinari, che registra ogni anno il numero di delfini spiaggiati. I componenti del RNE Raccolgono anche campioni di tessuti biologici essenziali per la ricerca e il monitoraggio sanitario.

All’Observatoire PELAGIS fanno notare che «Questi spiaggiamenti annuali sono la prova di profondi sconvolgimenti degli ecosistemi marini; sconvolgimenti che colpiscono anche le specie al vertice della catena alimentare, come i delfini. Questa posizione all'interno dell'ecosistema conferisce ai delfini un ruolo di sentinella per la salute degli oceani. Un calo della vitalità della popolazione di delfini è un indicatore di squilibri nell'ambiente marino».

Studiare la demografia del delfino comune resta un compito difficile e importante. I ricercatori francesi spiegano che «Sebbene sia la specie di cetacei più abbondante nell'Atlantico nord-orientale, il delfino comune è estremamente mobile e difficile da seguire individualmente per tutta la sua vita».

Ma i campioni di tessuto prelevati dagli esemplari spiaggiato consentono agli scienziati di determinare l'età degli animali al momento della morte. Questo lavoro meticoloso consente di raccogliere i dati necessari per studiare la vitalità della popolazione; dati che l’Observatoire PELAGIS ha analizzato anche sviluppando un modello innovativo, riconosciuto dalle società scientifiche internazionali.

Ne è venuto fuori lo studio “Longevity Collapse in Dolphins: A Growing Conservation Concern in the Bay of Biscay”, pubblicato recentemente su Conservation Letters da un team di ricercatori dell’Observatoire PELAGIS, che ha rivelato un dato preoccupante: tra il 1997 e il 2019, la durata della vita delle femmine di delfino comune è diminuita di 7 anni, a causa dell'aumento della mortalità legata alle attività umane in mare.

I risultati dello studio dimostrano infatti che «La durata della vita delle femmine di delfino comune (Delphinus delphis) nel Golfo di Biscaglia è scesa da 24 a 17 anni in soli due decenni. Tuttavia, le femmine iniziano a riprodursi intorno ai 7 anni e danno alla luce un solo cucciolo ogni due o tre anni. Questa bassa fertilità, unita alla mortalità sempre più precoce, mette seriamente a repentaglio la sopravvivenza della popolazione».

I ricercatori dell’ All’Observatoire PELAGIS concludono: «Questa situazione demografica, la cui gravità è ora dimostrata da questa ricerca, aveva già indotto la Commissione Europea a inviare una comunicazione formale alla Francia nel 2022 – e da allora anche a Spagna e Portogallo – chiedendo l'attuazione di rigorose misure di protezione. La questione posta da tali misure, che coniughino la conservazione dei delfini con lo sviluppo sostenibile delle attività umane, compresa la pesca, rimane una priorità negli anni a venire».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.