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I lupi uccidono e i corvi ricordano dove

I corvi non volano sopra i lupi in caccia, ma vanno alla loro ricerca nelle migliori zone di caccia
 |  Natura e biodiversità

La leggenda narrava che i corvi seguissero i lupi mentre cacciavano prede fresche. Per decenni, i biologi hanno ipotizzato che fosse vero perché spesso i corvi vengono visti volare insieme ai lupi, seguirne le tracce o radunarsi rapidamente attorno alle carcasse fresche.

Lo studio "Ravens anticipate wolf kill sites across broad scales", pubblicato su Science da un team di ricercatori austriaci, tedeschi e statunitensi guidato da Matthias-Claudio Loretto della Veterinärmedizinische dell’Universität Wien (Vetmeduni) e del Max-Planck-Institut für Verhaltensbiologie, ha tracciato le due specie e ha scoperto una strategia di ricerca del cibo molto più interessante: i corvi non si limitano a seguire i lupi, ma ricordano i loro territori di caccia abituali e vi ritornano regolarmente in cerca di carne fresca.

Alla Vetmeduni spiegano che «Quando un branco di lupi insegue la sua preda, il primo ad arrivare sulla scena è spesso il corvo. Ancor prima che i predatori abbiano avuto il tempo di iniziare a sbranare, i corvi sono già in fila, in attesa di approfittare degli stracci di carne che si liberano. La velocità con cui questi rapaci giungono sulle carcasse dei lupi è sorprendente, e la gente aveva una spiegazione: i corvi devono seguire i lupi».

IL nuovo studio che per due anni e mezzo ha monitorato corvi e lupi nello Yellowstone National Park negli Usa, dimostra che questi volatili spazzini utilizzano una strategia ben più sofisticata: «I corvi riescono a ricordare dove è più probabile che i lupi uccidano le loro prede e ritornano in quelle zone anche da lontano – dice Loretto - Possono volare per sei ore di fila, direttamente sul luogo della preda. I risultati suggeriscono che i corvi utilizzano la memoria spaziale e l'orientamento per trovare il cibo sparso sul territorio. I corvi possono coprire grandi distanze volando e sembrano avere una buona memoria, quindi non hanno bisogno di seguire costantemente i lupi per trarre vantaggio dai predatori».

Lo studio, al quale hanno collaborato anche ricercatori del Senckenberg Biodiversität und Klima Forschungszentrum, dell’University of Washington e del Yellowstone National Park, si è concentrato sul Parco Nazionale di Yellowstone, dove i lupi sono stati reintrodotti a metà degli anni '90 dopo un'assenza di 70 anni. I lupi del parco vengono monitorati con collari di localizzazione, applicati ogni anno a un quarto della popolazione di lupi.

Dan Stahler, un biologo di Yellowstone che monitora i lupi del parco sin dalla loro reintroduzione, dice che «I corvi sembrano cercare la compagnia dei lupi. Li si vede volare direttamente sopra i branchi in movimento o saltellare vicino ai lupi mentre abbattono le prede. Per i corvi, si tratta di una strategia di foraggiamento redditizia, poiché i lupi producono invariabilmente cibo di cui gli uccelli possono nutrirsi. Dicevamo tutti che gli uccelli seguivano una regola molto semplice: stare sempre vicino ai lupi. Ma questa ipotesi non era stata verificata. Non sapevamo di cosa fossero capaci i corvi perché nessuno li aveva mai messi al centro dell'attenzione; nessuno aveva mai adottato il punto di vista di un animale spazzino».

Per ottenere un quadro completo del comportamento dei corvi, il team ha applicato minuscoli dispositivi di localizzazione GPS a 69 esemplari, «Un numero davvero incredibile – fa notare Loretto - I corvi sono così attenti all'ambiente circostante che non cadono facilmente nelle trappole».

Per catturare gli uccelli e applicare loro i dispositivi di localizzazione, i ricercatori hanno meticolosamente adattato la posizione delle trappole all'ambiente circostante. Loretto spiega ancora: «Ad esempio, le trappole posizionate vicino ai campeggi dovevano essere camuffate con rifiuti e esche di fast food, altrimenti i corvi avrebbero sospettato qualcosa di strano e non si sarebbero avvicinati».

Oltre a monitorare i corvi, i ricercatori hanno monitorato gli spostamenti di 20 lupi di Yellowstone muniti di collare durante l'inverno, periodo in cui i corvi si associano più spesso ai lupi, registrando le posizioni GPS a intervalli fino a 30 minuti per i corvi e fino a un'ora per i lupi. Inoltre, hanno inoltre incluso nello studio dati su dove e quando i lupi hanno ucciso le prede, principalmente alci, bisonti e cervi. Ne è venuto fuori qualcosa di sorprendente: in oltre due anni e mezzo di monitoraggio, i ricercatori hanno trovato un solo caso concreto di un corvo che ha seguito un lupo per più di un chilometro o per più di un'ora.

Loretto racconta che «All'inizio eravamo perplessi. Una volta capito che i corvi non seguono i lupi per lunghe distanze, non riuscivamo a spiegarci perché questi uccelli arrivassero comunque così velocemente sui luoghi delle prede uccise dai lupi».

Dopo un'analisi dettagliata dei dati degli spostamenti delle due specie, lo schema è diventato chiaro: «Invece di seguire direttamente i predatori su lunghe distanze, i corvi tornavano ripetutamente in aree specifiche dove le uccisioni da parte dei lupi erano frequenti – spiegano ancora alla Vetmeduni - Alcuni individui volavano fino a 155 chilometri in un solo giorno, spostandosi lungo traiettorie ben definite verso luoghi in cui era probabile trovare una carcassa, anche se il momento esatto di una uccisione è imprevedibile.Per quanto riguarda la localizzazione, le uccisioni da parte dei lupi si concentrano in particolari aree del territorio, come i fondovalle pianeggianti, dove i lupi cacciano con maggiore successo. I corvi erano molto più propensi a visitare aree con una storia di frequenti uccisioni da parte dei lupi rispetto ad aree in cui le uccisioni erano rare, il che suggerisce che apprendono e ricordano il "paesaggio delle risorse" creato dai lupi nel lungo periodo».

Loretto sottolinea: «Sapevamo già che i corvi sono in grado di ricordare fonti di cibo stabili, come le discariche. Quel che ci ha sorpreso è che sembrano anche imparare in quali aree le uccisioni da parte dei lupi sono più frequenti. Una singola uccisione è imprevedibile, ma nel tempo alcune zone del territorio si rivelano più produttive di altre, e i corvi sembrano sfruttare questo schema a proprio vantaggio».

Gli autori dello studio non escludono che i corvi seguano ancora i lupi su brevi distanze: «Per trovare le prede uccise dai lupi a livello locale, i corvi probabilmente utilizzano indizi a corto raggio, come monitorare il comportamento dei lupi o ascoltare i loro ululati. Ma su scala più ampia, lo schema è chiaro: prima la memoria, poi gli indizi. I corvi usano la memoria spaziale e la navigazione per decidere dove cercare, a volte anche su decine o centinaia di chilometri».

L’autore senior dello studio, John Marzluff della School of Environmental and Forest Sciences dell'Università di Washington, conclude: «Il nostro studio dimostra chiaramente che i corvi sono flessibili nella scelta dei luoghi in cui nutrirsi. Non rimangono legati a un particolare branco di lupi. Grazie ai loro sensi acuti e alla memoria dei luoghi di foraggiamento precedenti, possono scegliere tra numerose opportunità di caccia in un'ampia area. Questo cambia il nostro modo di pensare a come gli animali spazzini trovano il cibo e suggerisce che potremmo aver sottovalutato alcune specie per molto tempo».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.