Skip to main content

Dalla COP15 della Convention on Migratory Species iniziative coordinate per la loro conservazione

Nuove o maggiori tutele per 40 specie di animali migratorie

Il 49% delle popolazioni di specie migratorie è in declino (+5% in soli due anni), il 24% rischia l'estinzione (+ 2%)
 |  Natura e biodiversità

Di fronte a nuove e inequivocabili prove che molte specie migratorie si stanno avvicinando all'estinzione, i 132 Paesi più l’Unione europea che hanno partecipato alla 15esima Conferenza delle parti della Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals (COP15CMS) conclusasi a Campo Grande, in Brasile, hanno concordato di «Ampliare gli sforzi di tutela, includendo nuove o rafforzate protezioni previste dai trattati per 40 specie e popolazioni di uccelli, fauna acquatica e animali terrestri».

La COP 15 CMS ha infatti adottato diverse misure per rafforzare gli sforzi di conservazione a livello globale e regionale di specie iconiche come il ghepardo, la iena striata, il gufo delle nevi, la lontra gigante, lo squalo martello maggiore e diverse specie di uccelli costieri che stanno subendo un forte declino demografico. Le Parti hanno concordato di inserire le 40 specie o popolazioni di specie aggiuntive negli Allegati I (specie in pericolo di estinzione) o II (specie che necessitano di un'azione internazionale coordinata) della CMS, che ora comprendono oltre 1.200 singole specie u nell'ambito della Convenzione, in vigore da 47 anni. Hanno inoltre approvato piani di conservazione multispecie in regioni chiave come l'Amazzonia.

La segretaria esecutiva della CMS, Amy Fraenkel, ha detto: «Siamo venuti a Campo Grande consapevoli che le popolazioni di metà delle specie protette da questo trattato sono in declino. Ce ne andiamo con protezioni più forti e piani più ambiziosi, ma le specie stesse non aspettano il nostro prossimo incontro. L'attuazione deve iniziare domani. L'estensione delle protezioni per la iena striata, il gufo delle nevi, la lontra gigante, lo squalo martello maggiore e molte altre specie, dimostra che, quando la scienza è chiara, le nazioni possono agire. Il nostro dovere ora è quello di colmare il gap tra quel che abbiamo concordato e ciò che accade concretamente per questi animali».

La COP15 CMS si è aperta con la presentazione del rapporto intermedio “State of the World’s Migratory Species Report - Interim Report (2026)” dell’United Nations Environment Programme World Conservation Monitoring Centre (UNEP-WCMC) - che aggiorna il fondamentale State of the World’s Migratory Species del 2024 – che avverte che il 49% delle popolazioni di specie migratorie tutelate dal trattato globale delle Nazioni Unite è in declino (un aumento del 5% in soli due anni) e il 24% delle specie rischia l'estinzione (un aumento del 2%). Tutti gli indicatori chiave per molte specie protette da trattati continuano a mostrare una trend al calo, dimostrando drammaticamente che «La perdita di habitat, il sovrasfruttamento e le barriere infrastrutturali stanno accelerando il declino delle specie che attraversano i confini nazionali».

La conferenza di Campo Grande ha anche evidenziato la crescente necessità di affrontare minacce come l'estrazione mineraria in acque profonde, i cambiamenti climatici, l'inquinamento da plastica, il rumore sottomarino, l'uccisione illegale di animali selvatici, le catture accidentali nella pesca e l'inquinamento marino.

Alla COP15 CMS sono state approvate 15 nuove azioni concertate per: Diversità comportamentale e culture degli scimpanzé (Pan troglodytes), Pipistrello della frutta color paglia (Eidolon helvum), Lince eurasiatica (Lynx lynx), Iena striata (Hyaena hyaena), Capodoglio (Physeter macrocephalus) del Pacifico tropicale orientale, pontoporia (Pontoporia blainvillei), tursiope di Lahille (Tursiops truncatus gephyreus), Albatro delle Antipodi (Diomedea antipodensis), Berta piedicarnicini (Ardenna carneipes), Pellicano peruviano o pellicano di Humboldt (Pelecanus thagus), Piviere di Magellano (Pluvianellus socialis), Squalo tigre della sabbia (Carcharias taurus), Squalo elefante (Cetorhinus maximus), Verdesca (Prionace glauca), Tutte le specie di Mobule e Mante (Mobulidae).

Le azioni concertate precedentemente dalla COP15 CMS riguardano:
Il rapporto Giraffe Conservation Foundation on the Concerted Action che ha evidenziato che il numero complessivo delle quattro specie di giraffe è aumentato di circa il 20%, passando da circa 113.000 a circa 140.000 esemplari tra il 2020 e il 2025.

10 nuovi piani d'azione o piani d'azione aggiornati incentrati su specifiche specie: Piano d'azione regionale per la conservazione del giaguaro. Piano d'azione monospecifico per la sottopopolazione dell'Atlantico nord-orientale e del Mediterraneo dello squalo palombo. Piano d'azione multispecie per il pesce gatto migratore amazzonico. Piano d'azione monospecifico per l'anguilla europea. Piano di gestione per la conservazione delle megattere del Mar Arabico. Piano d'azione multispecie per le otarde. Piano d'azione globale per l'aquila delle steppe. Piano d'azione per gli uccelli terrestri migratori nella regione afro-eurasiatica. Piani d'azione per gli uccelli. Conservazione degli avvoltoi afro-eurasiani.

Global Initiative on the Taking of Migratory Species (GTI) per affrontare le crescenti pressioni derivanti dalla cattura illegale e insostenibile di specie migratorie
Sono stati presentati nuovi studi e strumenti scientifici rivoluzionari, tra i quali il “Global Assessment of Migratory Freshwater Fishes” e l’”Americas Flyways Atlas”.
Alla COP15 CMS sono stati premiati 9 nuovi Champions of migratory species della CMS. 

Nel comunicato finale della COP15 CMS si legge che la conferenza è stata caratterizzata da fortissime preoccupazioni politiche e scientifiche: «Lle specie migratorie sono in rapido declino e per una risposta efficace è necessaria la cooperazione internazionale. Lo State of the World’s Migratory Species Report - Interim Report (2026)” ha sottolineato che i principali indicatori di biodiversità mostrano un andamento negativo, con un crescente rischio di estinzione e un declino delle popolazioni. Leader scientifici e politici, tra cui i presidenti Luiz Inácio Lula da Silva del Brasile e Santiago Peña del Paraguay, hanno sottolineato minacce quali la frammentazione degli habitat, le catture accidentali, l'uccisione illegale e le barriere infrastrutturali. Le parti hanno sottolineato l'importanza della connettività ecologica, della cooperazione internazionale e dell'ampliamento delle partnership con la CITES, l'IPBES e altri accordi multilaterali. C’è stata una forte spinta a integrare le conoscenze indigene e locali nelle considerazioni scientifiche, con un dibattito parallelo su come bilanciare il rigore scientifico con la molteplicità dei sistemi di conoscenza State of the World’s Migratory Species Report - Interim Report (2026)».

Il Presidente della COP15 e segretario esecutivo del ministero dell'ambiente e dei cambiamenti climatici del Brasile, João Paulo Capobianco, ha concluso: «Proteggiamo specie che potrebbero non rimanere mai più entro i nostri confini. Investiamo in un patrimonio naturale che non ci appartiene, ma di cui siamo tutti responsabili. Così facendo, diamo un significato concreto alla solidarietà globale, riconoscendo che le specie migratorie trascendono nazioni, giurisdizioni e generazioni. Dal Pantanal all'Artico, dagli oceani alle savane, le specie migratorie connettono il nostro pianeta in modi che nessuna mappa politica potrebbe mai fare. Ci ricordano che l'integrità ecologica dipende dalla continuità di flussi che devono rimanere vivi, ininterrotti e resilienti. Con la conclusione della COP15, il Governo del Brasile assume ora la Presidenza della COP della CMS e porterà avanti lo slancio di questo incontro nei prossimi tre anni, non solo in Sud America ma anche in tutte le regioni del mondo, per la conservazione delle specie migratorie e dei loro habitat».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.