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Una questione strategica per le politiche pubbliche. Altri parametri da includere nei modelli

Cambiamenti climatici e biodiversità: le specie migrano fino a 4 volte più velocemente di quanto previsto

Modelli climatici molto utilizzati ma poco studiati, efficaci nel prevedere le direzioni, ma non le velocità di migrazione
 |  Natura e biodiversità

Mentre il cambiamento climatico ridisegna la mappa globale della biodiversità. il team internazionale di ricercatori Bioshifts ha sia a sintetizzato che ampliato gli strumenti concettuali e analitici nella ricerca, promuovendo così la scienza predittiva che punta a migliorare la nostra capacità di prevedere ulteriori perdite di biodiversità e a fornire informazioni utili per processi decisionali più efficaci.

E’ stato questo working group di scienziati guidato da Brunno Oliveira del Centre de synthèse et d’analyse sur la biodiversité della Fondation pour la recherche sur la biodiversité (FRB-Cesab) e dell’Universidade Federal do Rio Grande do Norte e da Jonathan Lenoir vicedirettore del laboratoire EDYSAN (CNRS e Université de Picardie Jules Verne - UPJV) a pubblicare su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) lo studio “Species range shifts often speed ahead of their modeled climatic niches” che rivela «Una significativa discrepanza tra le previsioni scientifiche e la realtà osservata: le specie si spostano lungo il gradiente latitudinale fino a 4 volte più velocemente di quanto previsto dai modelli climatici, che sono tuttavia ampiamente utilizzati per prevedere i cambiamenti nella distribuzione delle specie e guidare le politiche di conservazione in risposta al riscaldamento globale».

Questo studio ha confrontato le previsioni dei modelli di nicchia con le osservazioni sul campo di oltre 9.500 spostamenti di areale che hanno coinvolto più di 3.500 specie marine e terrestri nell'arco di diversi decenni. In totale, grazie alla potenza di calcolo della piattaforma MatriCS dell'UPJV, sono stati analizzati dalla rete internazionale Bioshifts FRB-Cesab oltre 80 terabyte (TB) di dati. Secondo i ricercatori, «Questo lavoro evidenzia i limiti attuali degli strumenti di previsione e fornisce spunti essenziali per migliorarli e quindi anticipare meglio la ridistribuzione della biodiversità su scala globale».

Alla FRB spiegano che «Con il riscaldamento globale, molte specie animali e vegetali stanno migrando verso latitudini e altitudini più elevate alla ricerca di condizioni più favorevoli , sconvolgendo il funzionamento degli ecosistemi e delle società umane e compromettendo le risorse agricole, forestali e della pesca. Per anticipare al meglio questi cambiamenti e valutare soluzioni future, gli scienziati si affidano a modelli computerizzati noti come modelli di nicchia climatica, basati sul clima di una determinata area geografica, per prevedere dove è probabile che si insedino nuove popolazioni di una specie e dove determinate popolazioni rischiano il collasso locale. Questi risultati vengono utilizzati per implementare misure di conservazione della biodiversità, sebbene la capacità predittiva di questi modelli sia stata studiata molto poco».

I risultati dello studio sono inequivocabili: «Sebbene le previsioni catturino con precisione la direzione generale degli spostamenti delle specie, tendono a sottostimare la velocità di migrazione, con velocità previste in media quattro volte inferiori a quelle osservate . Questa discrepanza è particolarmente pronunciata negli ambienti marini, ma si riscontra anche sulla terraferma, con variazioni a seconda della connettività degli habitat o delle capacità migratorie delle specie terrestri verso altitudini più elevate nelle regioni montuose. Questi risultati indicano che i meccanismi effettivi che regolano gli spostamenti delle specie sono quindi molto più complessi di quelli integrati nei modelli attuali».

Le conclusioni alle quali arriva lo studio mettono in una nuova prospettiva l'attuale utilizzo dei modelli climatici nei processi decisionali pubblici, strumenti sui quali si basano in gran parte le decisioni riguardanti le aree protette, le strategie di conservazione e le politiche di adattamento.

Gli scienziati di Bioshifts fanno notare che «Tuttavia, se le specie si spostano più velocemente del previsto, le misure attuali potrebbero risultare insufficienti o inadeguate ad affrontare la portata dei cambiamenti in atto. Questo studio, anziché rappresentare una sfida, evidenzia i limiti dei modelli al fine di migliorarli, in particolare integrando processi più ecologici ed evolutivi, come la dispersione delle specie, le interazioni biologiche o la struttura dei territori».

Un altro studio, “Genetic Diversity Impacts Climate-Induced Species Range Shifts”, appena pubblicato su Ecology Letters dallo stesso team di ricercatori, fornisce ulteriori spunti di riflessione, dimostrando che «La diversità genetica influenza la capacità delle specie di rispondere ai cambiamenti climatici e costituisce una leva essenziale per la resilienza delle popolazioni di fronte al riscaldamento globale».

Alla FRB evidenziano che secondo questo studio, «Le specie con una maggiore diversità genetica sembrano essere più resistenti alle temperature eccessivamente elevate nella parte meridionale del loro areale e colonizzare con maggiore efficacia nuovi territori al margine settentrionale quando il clima diventa favorevole».
I ricercatori concludono: «Questi risultati confermano le conclusioni dello studio pubblicato su PNAS : i modelli di nicchia climatica devono essere migliorati incorporando un maggior numero di parametri noti per influenzare gli spostamenti delle specie. Questo lavoro è essenziale per prevedere al meglio la ridistribuzione degli esseri viventi e garantire la sostenibilità delle risorse naturali».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.