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Italia a rischio estinzione: l’ecoregione adriatica

È la più piccola del Paese, con 13 ecosistemi su 14 già minacciati e uno a rischio futuro. Ma la diffusione degli impianti rinnovabili come l’eolico offshore può aiutare (anche) la biodiversità
 |  Natura e biodiversità
© Margherita Tramutoli (aka La Tram) per greenreport.it

L’ecoregione adriatica è la più piccola delle cinque in cui è suddivisa l’Italia nella Lista rossa degli ecosistemi elaborata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), eppure al contempo è una delle più minacciate. Rappresenta appena il 10% del Paese, anche se comprende ben 14 ecosistemi caratteristici – concentrati nel 12,4% della superficie ecoregionale –, di cui la quasi totalità (13) è già oggi a rischio.

Più nel dettaglio, nell’ecoregione adriatica la Iucn conta 2 ecosistemi in pericolo critico (CR) – si tratta degli ecosistemi forestali e arbustivi ripariali e quelli psammofili a Cakile maritima –, 5 in pericolo (EN) e 6 vulnerabili (VU); le prospettive non sono incoraggianti neanche per l’ultimo ecosistema rimasto, dato che viene classificato a possibile rischio futuro (NT).

«Tentativi di classificare la salute dell’ecosistema marino su larga scala sono scarsi, a causa della carenza di dati, ma – aggiunge nel merito il Wwf – secondo un’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), il 92,4% del Mediterraneo è considerato area problematica, di cui il 30% è considerato “area problematica con scarse o cattive condizioni ecosistemiche”. Il 100% dei mari italiani sono considerati area problematica, la maggior parte della quale con uno scarso stato di salute degli ecosistemi marini, e un cattivo stato di salute per quasi tutta la fascia costiera adriatica, il mar di Sardegna e buona parte del Mar Tirreno».

Ad esempio, ogni anno nell’Adriatico più di 5400 tartarughe marine – soprattutto durante il periodo estivo – sono vittime di bycatch (catture accidentali) nelle attività di pesca. La diffusione delle energie rinnovabili offre però nuove prospettive (pure) per la tutela della biodiversità: anche se ad oggi non ci sono ancora impianti eolici offshore attivi nell’Adriatico, lo studio presentato la scorsa estate dalla Goletta verde di Legambiente sull’unico parco eolico presente in Italia, davanti al porto di Taranto, documenta che le pale piacciono anche alla fauna marina. Su 1200 avvistamenti tra delfini, grampi e capodogli nell’area tra il 2018 e il 2024, 641 di questi sono avvenuti dall'entrata in funzione dell'impianto eolico nel 2022.

Senza dimenticare che l’energia del vento è una fonte rinnovabile in grado di mitigare la crisi climatica in corso, primaria minaccia per la biodiversità a livello globale, sostituendosi all’uso di combustibili fossili: l’elettricità che può essere potenzialmente prodotta in un solo anno dall’eolico offshore galleggiate italiano è maggiore rispetto a quella generabile bruciando tutte le riserve certe totali di gas fossile di cui è dotato il Paese, comprese quelle estratte dalla piattaforme che punteggiano l’Adriatico, trivellandone i fondali per estrarle.

Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.

Margherita Tramutoli

Margherita Tramutoli, alter ego de La Tram, nasce a Potenza e vive a Livorno. Si laurea in Relazioni Internazionali e lavora nella cooperazione alcuni anni, poi si piega alla sua vera passione: il racconto a fumetti. Collabora, tra gli altri, con Jacobin, l’Espresso, Feltrinelli, La Revue Dessinèe, EMERGENCY, Open Arms. Oltre al graphic journalism ha la passione per la storia del colore, le bandiere e gli autogrill.