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Protezione dei ghiacciai addio: l’Argentina di Milei apre a trivelle ed estrazioni minerarie

Nonostante i rischi riguardanti gli ecosistemi e la disponibilità idrica per le popolazioni andine, il Parlamento di Buonos Aires ha approvato la riforma voluta dal presidente ultraliberista che riduce i vincoli ambientali per favorire le attività economiche
 |  Natura e biodiversità

La politica della motosega ha colpito ancora nell’Argentina guidata da Javier Milei. In questo caso, si chiama «ley Ómnibus», che tradotto significa «legge Omnibus» e che in particolare contiene una norma che modifica la «ley de Glaciares». Modifica si è detto ma, appunto, sarebbe meglio dire che la amputa con un bel colpo di motosega: quella legge risale al 2010 e fino ad oggi ha protetto i ghiacciai e le zone intorno ad essi, che contengono ghiaccio sotterraneo e sono fondamentali per le riserve idriche di cui possono usufruire milioni di persone. Ma ora queste norme di protezione sono state tagliate via: il Parlamento dell’Argentina ha votato definitivamente la loro decadenza dopo un primo via libera arrivato nei mesi scorsi.

La riforma - o controriforma, come la definiscono gli ambientalisti che hanno raccolto firme e manifestato a Buones Aires e in diverse città andine finché hanno potuto - l’ha fortemente voluta fin dai primi giorni del suo insediamento il presidente Milei, arrivato nel dicembre 2023 alla guida dell’Argentina sventolando nei suoi comizi motoseghe e slogan per il taglio del debito pubblico e la crescita economica ad ogni costo, e in sostanza prevede due cose. La prima: restringe la definizione di ghiacciaio protetto finora vigente, che d’ora in poi per essere tutelato dovrà invece soddisfare criteri molto più rigidi in quanto a dimensioni, persistenza e funzione idrologica documentata, mentre le aree circostanti direttamente non rientreranno più tra le zone soggetto o meno a vincolo. La seconda: il ruolo dell’Inventario nazionale dei ghiacciai e degli altri istituti scientifici viene fortemente depotenziato e le nuove norme concedono alle province maggiore autonomia nella definizione delle aree da considerare protette e nell’autorizzazione o nel divieto di attività economiche e minerarie al loro interno.

Come spiegano associazioni ambientaliste e istituti di ricerca che in questi mesi si sono battuti contro la nuova legge, a far decidere se dare libero accesso alle trivelle per cercare nuovi giacimenti di oro, argento, litio e rame non saranno più i pareri scientifici degli esperti ma le necessità economiche delle autorità locali. Decisioni, viene aggiunto, che tra l’altro impatteranno non solo sulla biodiversità di quel singolo territorio in cui vengono prese, ma anche sui destini di popolazioni anche distanti da quei luoghi.

Dai ghiacciai andini e dalle zone periglaciali dipendono infatti le riserve d’acqua e gli approvvigionamenti idrici di milioni di persone. Le attività estrattive mettono a rischio la disponibilità di acqua dolce soprattutto nelle zone aride e semiaride del Paese e il problema è tanto più centrale con l’aggravarsi della crisi climatica e il sempre più frequente presentarsi di lunghi periodi di siccità.

Stando ai dati dell’Inventario nazionale, in Argentina ci sono poco meno di 17 mila ghiacciai che si estendono lungo la cordigliera delle Ande e su una superficie complessiva di oltre 8.400 chilometri quadrati. Gli scienziati segnalano che già in tutti questi anni in cui è stato in vigore lo status di zone protette, i ghiacciai andini hanno subito un progressivo arretramento a causa dell’innalzamento delle temperature, con effetti sull’equilibrio degli ecosistemi e sulla disponibilità di acqua per la popolazione. Dare ora il via libera a operazioni di trivellazione che richiedono ingenti quantitativi di acqua e che presentano un altissimo rischio di inquinare con sostanze tossiche i bacini idrici non farà che aggravare pesantemente il problema, denunciano esperti, ambientalisti e opposizione parlamentare (la legge è stata approvata definitivamente con 137 voti favorevoli, 111 contrari e 3 astensioni).

Il presidente ultraliberista Milei fa spallucce e difende le nuove norme, affermando che consentiranno di sfruttare risorse dove «non vi era nulla da proteggere» e accusando gli oppositori di voler solo ostacolare la crescita economica dell’Argentina.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.