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La Francia citata in giudizio per inerzia di fronte al rischio di estinzione degli uccelli marini

ClientEarth , Sea Shepherd France e Défense des Milieux Aquatiques: ridurre la pressione sugli uccelli marini minacciati e aumentare la selettività degli interventi
 |  Natura e biodiversità

Le catture accessorie sono state identificate come una delle principali fonti di pressione – e in alcuni casi, la principale – per la conservazione di diverse specie di uccelli marini. Ogni anno, decine di migliaia di uccelli marini vengono uccisi al largo delle coste francesi dopo essere rimasti impigliati o intrappolati negli attrezzi da pesca, catturati accidentalmente durante le attività di pesca mirate a specie come nasello, spigola e tonno . La Francia registra alcuni dei più alti tassi di cattura accidentale di uccelli marini: secondo lo studio “Seabird bycatch in European waters”, pubblicato su Animal Conservation nel 2024 da un team internazionale di ricercatori guidato da Ivan Ramirez della Convention on Migratory Species (CMS), i 10 paesi con le stime più alte osservate di catture accidentali annuali di uccelli marini sono Francia (34.603), Polonia (21.300), Portogallo (19.775), Islanda (18.996), Spagna (18.311), Svezia (17.743), Germania (17.551), Norvegia (16.413), Regno Unito (8.592) e Danimarca (3.249).

Tutto questo ha un fortissimo impatto su specie come la berta delle Baleari (Puffinus mauretanicus), la sula settentrionale (Morus bassanus) e l'uria comune (Uria aalge ), che la Lista Rossa dell’ICN classifica come pericolo critico, quasi minacciata e in pericolo di estinzione.

Partendo da questi dati, ClientEarth , Sea Shepherd France e Défense des Milieux Aquatiques hanno citato in giudizio al Conseil d'État, il più alto tribunale amministrativo della Francia, perché il governo di Parigi non avrebbe monitorato e protetto adeguatamente gli uccelli marini dalle attività di pesca indiscriminata, in un momento in cui diverse specie sono sull'orlo dell'estinzione.

Questa denuncia integra una procedura di infrazione già avviata nel luglio 2022 dalla Commissione europea contro Francia, Bulgaria e Spagna per le catture accidentali di specie protette da parte dei pescherecci.

Le ONG hanno presentato ricorso chiedendo che «Le leggi Ue vigenti in materia di pesca sostenibile e tutela della biodiversità vengano applicate correttamente» e sostengono che «La Francia non abbia raccolto dati in modo adeguato e non abbia attuato misure per ridurre le catture accessorie, violando le direttive Uccelli e Habitat , il Regolamento sulle misure tecniche e altre leggi europee. Eppure, le soluzioni sono ben note e vengono attuate in molti Paesi, soprattutto nelle regioni meridionali».

In una dichiarazione congiunta, ClientEarth , Sea Shepherd France e Défense des Milieux Aquatiques, evidenziano che «Ogni anno migliaia di uccelli marini muoiono nelle acque francesi: una tragedia che si potrebbe evitare. Eppure le autorità francesi non sono intervenute, nemmeno dopo essere state sollecitate dalla Commissione europea. Non c'è tempo da perdere. La Francia deve intervenire e mettere in atto le misure di protezione che la scienza – e la legge – esigono chiaramente».

Gli attrezzi da pesca come palangari, reti da posta e reti a strascico pelagiche – in particolare quelle destinate alla cattura di nasello, spigola e tonno – possono avere un impatto devastante sulle popolazioni di uccelli marini. Questa catastrofe rimane in gran parte invisibile, poiché la maggior parte degli uccelli marini catturati annega senza mai raggiungere la riva. Sebbene i dati esistenti siano in gran parte insufficienti, le estrapolazioni scientifiche derivanti dal monitoraggio disponibile indicano che la Francia potrebbe avere i livelli più elevati di catture accidentali di uccelli marini in Europa, con l'uria comune come specie più colpita: a causa del basso numero di pulcini – solo un giovane all'anno – la mortalità di 30.000 individui ha un impatto molto maggiore sulla loro popolazione rispetto ad altre specie, come le cinciallegre o i pettirossi, che producono circa 12 piccoli all'anno.

Le ONG chiedono alla Francia, che gestisce la seconda zona economica esclusiva più grande al mondo, di «Mettere urgentemente in atto sistemi di monitoraggio efficaci, solide misure di mitigazione e piani concreti per ridurre la pressione sugli uccelli marini minacciati e aumentare la selettività degli interventi».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.