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Ticino, la battaglia transfrontaliera per salvare il gambero di fiume

Col progetto Eco4Ticino, Italia e Svizzera mettono in campo azioni coordinate per garantire il futuro dell’Austropotamobius italicus, sentinella della salute delle nostre acque
 |  Natura e biodiversità

Il Ticino rappresenta un corridoio ecologico strategico, un asse vitale che attraversa territori diversi ma profondamente connessi, e che oggi è teatro di una silenziosa battaglia biologica che vede protagonista il gambero di fiume autoctono, l’Austropotamobius italicus. Questa specie, simbolo della purezza delle nostre acque, si trova stretta in una morsa causata dall'espansione incontrollata di crostacei alieni introdotti accidentalmente dagli allevamenti o tramite rilasci volontari, come il gambero della Louisiana, il gambero turco e il gambero dal segnale. La sfida è impari poiché queste specie invasive vantano una fecondità esplosiva che permette loro di deporre fino a 600 uova contro le scarse 100 del nostro gambero, mostrano una tolleranza estrema all'inquinamento e ai cambiamenti termici e, soprattutto, agiscono come portatori sani della peste del gambero. Questo fungo, letale per l'autoctono, trasforma la competizione per il territorio in una vera e propria crisi sanitaria ecosistemica.

Per rispondere a questa emergenza, il progetto transfrontaliero Eco4Ticino ha messo in campo una strategia coordinata tra Italia e Svizzera che unisce monitoraggio scientifico e interventi manuali. Sul fronte svizzero l'attenzione è rivolta al gambero dal segnale, riconoscibile per la macchia azzurrina sulle chele, rintracciato nel lago Verbano e nei suoi affluenti. Qui gli esperti operano tra maggio e settembre posizionando nasse e conducendo sessioni notturne di cattura al faro, una tecnica che permette di individuare e prelevare gli esemplari nel momento di massima attività. Contemporaneamente, sul versante italiano, le operazioni si concentrano sul controllo del gambero turco, un crostaceo di grandi dimensioni che ha colonizzato i tributari del Lago Maggiore. In questo contesto la tecnologia gioca un ruolo chiave attraverso l'analisi del Dna ambientale, che permette di scovare la presenza degli invasori anche quando non sono visibili, semplicemente analizzando le tracce genetiche sospese nell'acqua, mentre l'uso di rifugi artificiali aiuta a intercettare i giovani individui.

Queste azioni non mirano solo alla salvaguardia di una singola specie, ma alla tutela dell'intero corridoio ecologico del Ticino. Il gambero di fiume funge infatti da sentinella della qualità ambientale, la sua protezione garantisce il mantenimento di un equilibrio naturale da cui dipende la salute degli ecosistemi acquatici e il benessere delle comunità locali. Grazie alla collaborazione tra enti come la Fondazione Bolle di Magadino, Graia e Istituto Oikos, il Ticino smette di essere una linea di confine per diventare uno spazio condiviso di rigenerazione della biodiversità, dove l'integrazione tra tecniche tradizionali e innovazione scientifica rappresenta l'ultima speranza per evitare che l'identità biologica del fiume venga definitivamente cancellata dagli invasori alloctoni.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.