
Giornata mondiale delle api? In Italia il 22% delle specie native è a rischio estinzione

Non sono solo produttrici di miele, né un simbolo gentile della primavera. Api, farfalle, sirfidi e altri insetti impollinatori sono infrastrutture viventi della biodiversità, della sicurezza alimentare e dell’equilibrio degli ecosistemi. In occasione della Giornata mondiale delle api, istituita dalle Nazioni Unite, Greenpeace Italia e Wwf Italia lanciano due petizioni per chiedere interventi più incisivi a tutela degli impollinatori, mentre i dati Ispra mostrano quanto la situazione sia già critica anche nel nostro Paese.
Circa il 90% delle piante selvatiche a fiore nel mondo dipende dal trasporto del polline effettuato dagli insetti per potersi riprodurre. Anche l’agricoltura ne trae un beneficio decisivo: si stima che il 75% delle principali colture agrarie mondiali – tra cui ortaggi, frutta, frutta a guscio e foraggio – dipenda almeno in parte dall’attività degli impollinatori. A questo si aggiunge un ruolo meno immediato ma altrettanto rilevante: sostenendo la salute degli ecosistemi forestali e naturali, gli insetti impollinatori contribuiscono indirettamente anche alla mitigazione della crisi climatica, favorendo sistemi capaci di assorbire CO2.
In Italia, però, il quadro è allarmante. Secondo Ispra, circa il 22% delle 151 specie di api native valutate è minacciato di estinzione. Le cause principali sono la frammentazione degli habitat, l’agricoltura intensiva, l’uso massiccio di pesticidi e la pressione crescente dei cambiamenti climatici. Il tema scelto quest’anno per la Giornata mondiale delle api, “Siate uniti per le persone e per il pianeta”, richiama proprio la necessità di rafforzare pratiche di apicoltura innovative e sostenibili, capaci di sostenere insieme ambiente e comunità.
Greenpeace Italia affianca alla propria petizione una guida pratica, Fiori amici delle api, pensata per trasformare balconi, terrazzi e giardini in piccole oasi urbane per gli impollinatori. Lavanda, rosmarino, calendula, borragine e girasole sono tra le specie consigliate: piante comuni, facili da coltivare e preziose per api, farfalle e altri insetti. Anche scegliere prodotti biologici, evitare pesticidi ed erbicidi chimici nel giardinaggio e negli orti domestici, adottare pratiche di lotta integrata e tecniche agroecologiche sono azioni quotidiane che possono ridurre la pressione sugli impollinatori.
La campagna nasce da un allarme che Greenpeace lega anche alla contaminazione della filiera alimentare: circa la metà degli alimenti sugli scaffali italiani contiene residui di pesticidi, con picchi che possono arrivare fino a due terzi nella frutta. «Le conseguenze sono già visibili: farfalle, bombi, numerose specie di api selvatiche e di altri impollinatori rischiano l'estinzione: un collasso silenzioso, causato in larga parte dall'uso massiccio di pesticidi in agricoltura», spiega Silvia Visca, responsabile del Programma Biodiversità di Greenpeace Italia.
Tra le sostanze sotto accusa figurano neonicotinoidi sistemici come l’acetamiprid, che vengono assorbiti dalle piante e trasferiti in nettare e polline, esponendo gli impollinatori a rischi gravi per orientamento, apprendimento e sistema immunitario. Anche il glifosato, l’erbicida più noto, viene indicato da Greenpeace per effetti cronici e indiretti, dalla pressione sul sistema immunitario e nervoso alla distruzione delle risorse alimentari degli insetti.
La petizione di Greenpeace si rivolge all’Unione europea e al Governo italiano per chiedere il divieto delle sostanze più pericolose per salute ed ecosistemi, lo stop all’indebolimento delle norme sui pesticidi, regole che tengano conto degli effetti combinati dei residui negli alimenti e il sostegno a modelli agricoli capaci di ridurre drasticamente l’uso della chimica.
Il Wwf, con la petizione Difendi gli Impollinatori, chiede invece al Governo un cambio di passo nell’attuazione della Strategia nazionale biodiversità 2030 e nella definizione di un Piano nazionale di ripristino della natura coerente col Regolamento Ue 1991/2024. L’associazione ricorda che in Italia vivono circa 1.040 specie di api e che il valore dell’impollinazione è stimato in oltre 22 miliardi di euro l’anno in Europa e 3 miliardi in Italia.
«Difendere gli impollinatori significa difendere la nostra vita - sottolinea Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia - Questi insetti, infatti, garantiscono anche la riproduzione di circa il 90% delle piante selvatiche da fiore, sostenendo gli ecosistemi da cui dipendiamo».
Per il Wwf è necessario adottare azioni concrete rimaste finora in larga parte sulla carta: dal Piano di azione nazionale per gli impollinatori previsto dalla Strategia nazionale biodiversità 2030 all’attuazione regionale delle Linee guida per la riduzione dell’impatto dei pesticidi, disponibili dal 2015. La transizione agricola è indicata come un nodo centrale: accompagnare gli agricoltori verso pratiche agroecologiche, aumentare la superficie coltivata a biologico fino a superare il 25% entro il 2030, eliminare definitivamente le deroghe per pesticidi vietati dalla Ue e aggiornare il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, scaduto dal 2019.
La difesa degli impollinatori passa anche dalla conoscenza. Per questo il Wwf chiede di rafforzare il monitoraggio di api, lepidotteri e sirfidi, investendo nella formazione di specialisti e tassonomi, perché non si può proteggere ciò che non si conosce. Fino al 9 giugno i cittadini possono inoltre partecipare alla consultazione pubblica del ministero dell’Ambiente sul Piano nazionale di ripristino della natura, chiedendo un impegno concreto per la conservazione degli insetti impollinatori.





