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Un problema invisibile sta uccidendo gli uccelli marini

Durante le attività di pesca - denuncia la Lipu - molte berte restano intrappolate nelle reti o agganciate agli ami. È il bycatch: una cattura non intenzionale che ogni anno coinvolge migliaia di volatili anche nei nostri mari. Molti non riescono più a tornare in superficie. E quando un genitore non torna al nido, spesso anche il piccolo non sopravvive
 |  Natura e biodiversità

Per non rimanerne soggiogato, Ulisse si fece legare all’albero maestro della sua nave e si tappò le orecchie con la cera. Un canto irresistibile quello delle Sirene, che oggi i marinai associano a quello della berta, un uccello marino che vive tra cielo e acqua. Le berte attraversano il mare aperto per mesi, seguendo il vento e le correnti. Poi, ogni anno, tornano nello stesso nido. Sempre nello stesso luogo. Per deporre un solo uovo. Per crescere un solo piccolo. Questi magnifici uccelli possono vivere fino a 50 anni. Perché stanno scomparendo? Cattura accidentale con attrezzi da pesca, inquinamento da plastica, specie invasive, cambiamenti climatici. La vita delle berte dipende da pochi elementi essenziali: mare, vento e siti sicuri dove nidificare.

È un equilibrio fragile, che oggi rischia di spezzarsi. Durante la pesca molte berte restano intrappolate nelle reti o agganciate agli ami. È il bycatch: una cattura non intenzionale che ogni anno coinvolge migliaia di uccelli marini anche nei nostri mari. Molti non riescono più a tornare in superficie. E quando un genitore non torna al nido, spesso anche il piccolo non sopravvive. Per lungo tempo questo problema è rimasto invisibile. Ora però è documentato scientificamente grazie all’incessante lavoro dei volontari della Lega italiana protezione uccelli. «In questi anni siamo saliti a bordo dei pescherecci, abbiamo raccolto dati, osservato e documentato quello che accade in mare - spiegano - E, soprattutto, abbiamo iniziato a sviluppare soluzioni concrete insieme ai pescatori. Sistemi dissuasori, come boe e fasce colorate applicate alle reti, capaci di ridurre le catture accidentali senza fermare le attività di pesca».

Il bycatch è una delle principali minacce per gli uccelli marini del Mediterraneo. Secondo le stime, in Europa circa 200.000 uccelli marini vengono coinvolti ogni anno nelle catture accidentali legate alla pesca. In Italia, i dati raccolti dalla Lipu, mostrano una situazione preoccupante, senza contare che il bycatch si verifica anche in altre zone non ancora adeguatamente monitorate.

In Sicilia, l’Arcipelago delle Pelagie ospita la seconda colonia più importante di berta maggiore, circa 10.000 coppie nidificanti. Stima annuale: tra 423 e 961 uccelli marini catturati dalla sola pesca con palangaro derivante. Il palangaro è un sistema di lenze con centinaia/migliaia di ami. Le berte vengono attirate dalle esche, ingoiano gli ami e restano agganciate sott’acqua.

In Lazio e Campania, nel Tirreno centrale, sono oltre 400 berte minori morte in soli 50 giorni lungo le coste nella primavera del 2025. Le reti da posta sono reti calate in mare in cui gli uccelli si impigliano. Le berte, mentre si immergono per nutrirsi, restano intrappolate e non riescono a riemergere.

In alcuni casi, durante i monitoraggi, la Lipu riesce anche a intervenire in tempo, liberando gli uccelli rimasti impigliati. Sono momenti preziosi. Ma non bastano. Per affrontare il problema, la Lipu lavora ogni giorno con ricerca scientifica e strumenti di mitigazione testati ed efficaci. «Perché proteggere le berte significa proteggere l’equilibrio del Mediterraneo».

Le berte del Mediterraneo ci ricordano che gli uccelli non appartengono solo al cielo, ma anche al mare: lo sfiorano, lo seguono, lo abitano. Nel loro richiamo, antico e notturno, resta la traccia di un Mediterraneo vivo, che continua a farsi sentire anche quando non si vede.

Berta maggiore (Calonectris diomedea)

Apertura alare: 112–122 cm

Colorazione: dorso bruno, ventre chiaro

Becco: robusto, giallastro

Volo: sfrutta il vento per planare a lungo senza battere le ali, descrivendo ampie traiettorie sopra il mare.

Berta minore (Puffinus yelkouan)

Apertura alare: 70–84 cm

Colorazione: dorso bruno, ventre chiaro

Becco: sottile, scuro

Volo: basso e radente vicino alla superficie del mare, con movimenti rapidi che seguono il profilo delle onde. Spesso si muove in gruppi di decine o centinaia di individui.

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.